Restless. L’amore che resta
Restless
2011 USA

Regia: Gus Van Sant
Genere: drammatico
Durata: 95 min
Lingua originale: inglese
Cast: Mia Wasikowska, Henry Hopper, Schuyler Fisk, Jane Adams, Lusia Strus, Chin Han, Ryö Kase.
Soggetto: Jason Lew
Sceneggiatura: Jason Lew
Fotografia: Harris Savides
Montaggio: Elliot Graham
Distribuzione: Warner Bros.
Uscita nelle sale: 7 ottobre 2011
Note: È stato presentato nella sezione Un Certain Regard del 64° Festival di Cannes
Non è vero che alcuni film d’amore ingannano. Non è vero che tutto è irreale, e romanzato, e melenso, e sentimentale, e troppo perfetto. L’amore è così, punto. L’amore sporcato dalle mille imperfezioni della vita e delle persone. Quell’amore, nonostante questo, pulito e bianco, come tutti gli amori dovrebbero impegnarsi ad essere. Come tutti i cuori dovrebbero riuscire ad essere.
http://www.youtube.com/watch?v=GG-dT2Q5BO4
Annabel è una cancer kid, l’apertura della sua vita è misurabile e limitata, come l’apertura alare dei suoi amati uccelli acquatici. Imbattersi nell’amore della vita, Enoch, tre mesi prima della fine può essere la più grande beffa o la più grande fortuna, dipende dai propri personali punti di vista. Entrambi sono ragazzi “diversi”, dove diverso è qualcosa di speciale. Enoch, dopo aver perso i genitori in un incidente stradale ed essere stato in coma per tre mesi, e morto per almeno tre minuti, passa le sue giornate a giocare a battaglia navale con Hiroshi, il suo amico fantasma, pilota giapponese kamikaze, e ad imbucarsi ai funerali di perfetti sconosciuti. È a uno di questi che incontra Annabel, ed è come se si ritrovassero. Non bisognerebbe mai tirarsi indietro di fronte a cose del genere, e loro non lo fanno mai, anche quando sembra siano sul punto di mollare perché è tutto troppo difficile e doloroso. Non bisognerebbe mai perdere la propria innocenza e quel modo pulito di guardare alle cose e alle persone, e ciò che mi ha commosso è come Annabel ed Enoch non rinunciano mai a credersi a vicenda, facendo sempre fede ai propri lati più strani, ai propri modi di fare bizzarri, alle proprie felicità sopra le righe, alle proprie tristezze disperate.
Non è vero che questo amore inganna. Non è vero che, se si vuole, non sia possibile regalare a qualcuno le Galapagos o una primavera fuori stagione. L’amore è così, punto. O almeno dovrebbe.
Bella la fotografia e i colori caldi di un autunno mai grigio, di un paio di guanti ogni giorno di un colore diverso.
Bella la sensibilità artistica e personale di Gus Van Sant, di quelle capaci di trasformare piccoli e strambi momenti in una piccola, sappy poesia.
Non c’è un lieto fine e non servirebbe nemmeno.
Non è nella fine che sta il bianco dell’amore e dell’amare, ma nell’imperfezione bellissima nel mezzo e nella fede cieca degli amanti.
Mariangela Napolitano
Summary:



