Gilmore Girls – A Year in the Life
Summary:
3
Voto
| Ideatori: Amy Sherman PalladinoGenere: Comedy, drama
Durata: 88-102’ (a episodio) Lingua originale: inglese Stagioni: 8 stagioni, A Year in the Life è la conclusiva Episodi: 4 puntate Cast: Lauren Graham, Alexis Blede, Scott Patterson, Kelly Bishop, Liza Weil, Milo Ventimiglia, Melissa McCarthy Distribuzione: Netflix Prima Tv: 25 Novembre 2016, USA |
La recensione di Gilmore Girls – A Year in the Life che leggerete oggi è diversa dalle altre recensioni cefale per due motivi.
Innanzitutto stavolta non mi preoccuperò di farvi spoiler per un semplice motivo: se in questi anni non avete avuto modo di mettervi in pari su tutto quello che è successo a Starshollow significa che non siete dei veri lovers e qui non avrete sconti neanche sull’ottava stagione appena uscita – sì, la me di 20 anni si sta vendicando perché la serie è stata cancellata troppo presto lasciandomi con un’indelebile voglia di kaffè sul kuore, stacce –
In secondo luogo in questo caso è fondamentale fare una recensione tenendo conto del fatto che questa è una stagione conclusiva girata a nove anni dall’ultima, e scusate se è poco.
Gilmore Girls – A year in the life è uscita il 25 novembre su Netflix in tutto il mondo, accogliendo le interminabili richieste di migliaia di fan orfani delle Gilmore che hanno fantasticato per anni su cosa fosse successo dopo alle due omonime più amate dalla fine degli anni novanta.

Just one note: Drop the ‘The.’ Just ‘Gilmore Girls.’ It’s cleaner.”
Il motivo di tanto successo della serie, e quindi la spiegazione del rumorosissimo hype che ha raccolto il revival negli ultimi mesi, è la natura stessa della storia originaria: un rapporto più unico che raro che evolve nel tempo.
Niente da fare, le aspettative erano alte e la sfida non era facile, anche considerato il fattore tempo che pare avere un’azione benefica soltanto su vino e formaggio.
Eccoci ai primi minuti: la sensazione iniziale di costante parodia non premia l’idea del Revival, questo sequel stanca, non convince, è ricorrente il senso di pena per gli attori che sembrano incespicare in ruoli che hanno dismesso troppo tempo fa. Si vedono gli attori, non si vedono i personaggi, prima tra tutte proprio Lorelai, lei è quella che ci mette più di tutti a tornare nel proprio ruolo. Ma c’è un motivo, e lo scopriamo proseguendo.
Infine ci riesce a tornare tra noi, ci mette un po’, e pian piano tutti gli altri personaggi principali grazie soprattutto a quelli secondari: Kirk non finirò mai di ringraziarti, e neanche Taylor, e Lane e Zach e Michel, sono loro che ci riportano a Starshollow e aiutano le nostre eroine a riprendersi da un evento più che traumatico:
ci rendiamo presto conto che un grosso evento impossibile da ignorare, la morte dell’attore Edward Herrman, diventa il pretesto per torturare i personaggi – la vita è sempre il regista più crudele di tutti, citazione di non ricordo chi, forse è mia, fingiamo di no, fate come vi pare – e contemporaneamente girare un omaggio della durata di più di sei ore a papà/nonno Gilmore.

I haven’t done that for a while
Cosa succede ad un nucleo familiare quando un nonno va via? Tutti noi sappiamo cosa significa, non tutti sappiamo cosa significa perdere un padre però, così come ci risulta estremamente difficile immaginare di perdere il compagno di una vita intera, 50 anni di matrimonio: oltre ai personaggi secondari, infatti, è Emily che ci guida oltre l’immagine che della famiglia Gilmore ricordavamo con infinito affetto e amore, e indica a tutti la necessità di una crescita.
Lorelai è completamente impreparata e ritroverà sé stessa in un anno di terapia e fughe tra i boschi ricordando finalmente un aneddoto felice con il padre, mettendo una toppa a un errore che la madre non le aveva perdonato – a giusta ragione, #teamemily tutta la vita – e arrivando finalmente alla poco prematura decisione di sposare Luke, che buono e protettivo com’è, non ha mai pensato di dirle in nove anni “uè nennè, c’amma fa?” – pardon, quando una trama supera ogni livello di credibilità il cardinale Voiello si impossessa della sottoscritta – ;
Rory, dal canto suo, non ha più 20 anni e non è più la giovane promessa del giornalismo americano. L’ambizione di diventare la nuova Christiane Amanpour sembra un vago ricordo, Rory è diventata la perfetta millennial – a proposito, non perdete la fantastica gang dei thirty-something, i trentenni tornati a casa da mamma che ci faranno sentire tutti meno soli e falliti – ed è incapace di riconoscersi in un percorso professionale che sia uno, non accetta un paio di lavori perché non è in grado di sentirli alla propria altezza, sbatte la testa su un paio di progetti, e alla fine grazie a Jess, l’unico che l’ha sempre capita e spronata, capisce di poter fare solo una cosa anche lei per mettere ordine al caos emotivo che la trattiene dal ricomporre i propri progetti: scrivere un libro sul suo rapporto con sua madre, e più in generale quindi, sulla sua famiglia.
Eccolo il vero motivo per cui Gilmore Girls ha successo, perché è un soggetto da romanzo. Lorelai e Rory sono l’una l’amica geniale dell’altra, stranamente le imbarazzanti traduzioni dei titoli italiani stavolta sono stati curiosamente lungirimiranti infilando quella parola, “amica”, nel titolo nostrano.

Mom. Yeah?
In questo revival i ruoli delle tre girls si rimescolano: Lorelai è in crisi e da brava quarantenne-kaffè non è capace di diventare un’adulta, presa com’è dal rinnegare ogni forma di modello genitoriale da quando ha memoria. Infine, però, ci riesce, e meno male. Emily finalmente si libera delle convenzioni e ci svela che persino i più imbalsamati possono essere ancora rock, in jeans e scegliendo di abbandonare le Figlie della Rivoluzione in un modo fantastico che vi giuro mi sono ritrovata a urlare EMILY TI AMO.
Rory arriva a 32 anni al matrimonio di sua madre, felice e orgogliosa, emozionata per il suo libro e per un’altra creatura che sta arrivando ad arricchire la loro famiglia: a trentadue anni, la stessa età che aveva Lorelai quando per la prima volta abbiamo ascoltato le battutine sagaci con cui pontificava sulla qualunque, rigorosamente con caffè in mano e da Luke’s, a trentadue anni Rory è incinta di Logan, di cui è amante perché lui è promesso sposo di un’ereditiera francese.
E così finalmente scopriamo le famose four words, che per chi non lo sapesse sono le quattro parole con cui Amy ha sempre detto di voler terminare la serie. Ma non ci è riuscita dieci anni fa per abbandono prematuro.
E allora ha rimediato adesso, riportandoci a Starshollow e riprendendo da dove avevamo interrotto, facendo un salto di dieci anni avanti e contemporaneamente di trentadue indietro, poi di nove mesi in avanti e sedici indietro.
Io questa serie la venero come poche cose al mondo. E se bevo tanto caffè e sono polemica e parlo a vanvera è colpa di quella due maledette cagacazzi delle Gilmore.
Grazie.
Perché guardare Gilmore Girls?
Per Starshollow, perché sono #teamjess ma anche #teamlogan, perché IN OMNIA PARATUS, perché Oy già con i barboncini, perché poteva andarmi peggio: potevo essere fan di Grey’s Anatomy
Perché non guardare Gilmore Girls?
Perché ho paura dei finali, perché ho paura delle rughe, perché sono un salutista, perché il Musical e il ritorno della Brigata della vita e della morte sono troppo trash anche per me.
Noemi Borghese



