The Lobster
Regia: Yorgos Lanthimos
Anno: 2015
Durata: 119 min.
Cast: Colin Farrell, Rachel Weisz, Lea Seydoux, Jessica Barden, Olivia Colman, John C. Reilly, Ben Whishaw
In un futuro prossimo essere single oltre una certa età è vietato, pena l’arresto e il trasferimento forzato in un grande hotel nel quale si è obbligati a trovare la propria anima gemella in 45 giorni, scaduti i quali si viene trasformati in un animale da scegliere liberamente. Appena fuori dall’hotel c’è un bosco dove si trovano i solitari, individui fuggiti che vivono liberi e single, e a cui al contrario non è concesso di stare con nessuno. David, il protagonista del film, si troverà coinvolto in entrambi gli scenari, cercando di volta in volta la giusta strategia di sopravvivenza.
Alla prima esperienza internazionale, il giovane ma già navigato regista greco Yorgos Lanthimos (classe 1973) raccoglie con questa opera il meritatissimo Premio della Giuria a Cannes. Non abbiamo potuto vedere i suoi film precedenti, tutti di produzione e distribuzione greca, ma non sussiste il benché minimo dubbio sul fatto che The Lobster sia una pellicola sorprendentemente matura e misurata, indice di una già raggiunta maestria.
A sorprendere lo spettatore più attento è soprattutto la capacità straordinaria dell’autore di sintetizzare, attraverso una messa in scena essenziale e geometrica e una sceneggiatura priva di orpelli nella sua pur accentuata forza straniante, una grossa quantità di spunti di carattere sociale, etico, psicologico ed emozionale, approdando a un risultato di rara coerenza stilistica.
L’intero film pare muoversi parallelamente entro due piani interpretativi ben delimitati. Un primo ambito ben distinto è chiaramente quello della critica sociale, condotta attraverso il richiamo e talvolta il capovolgimento di temi letterari abbastanza scoperti (su tutti, si riconoscono 1984 di George Orwell e La Montagna Incantata di Thomas Mann). Facendo esplodere le caratteristiche di una società – la nostra – e proiettandole in quella di un futuro distopico ma formalmente identico a quello presente, Lanthimos analizza la crescente tendenza contemporanea dell’uomo a identificarsi in modelli etici e comportamentali prestabiliti, in cui vi è sempre meno spazio per la libertà individuale di scelta e di pensiero, finendo con il sottostare a regole e modi di vita assurdi, che nel film sono poi il motore centrale della sua incredibile potenza espressiva.

Ma contemporaneamente a questa prospettiva sociale, il regista non lesina anche nell’eseguire un’analisi approfondita e articolata su quello che alla fine è il tema conduttore del film: quello dell’amore e dei rapporti interpersonali. In questo, colpisce il modo commovente con cui David il protagonista esplora la sua umanità in ogni aspetto, fingendo amori e amicizie, nascondendo i suoi sentimenti e poi esprimendoli anche quando possono portare a esiti dolorosi, fino a quando non approda alla sconvolgente scelta che compierà alla fine del tutto. Imprescindibile in questo senso la prova magistrale di Colin Farrell, capace di essere quanto mai “vero” con ogni minima sfumatura del volto e attraverso una sobria ed efficace mimica del corpo.

Yorgos Lanthimos riesce a guardare il mondo contemporaneo in modo allo stesso tempo disilluso e partecipe, con lo sguardo adulto di chi ha compreso fin troppo bene come funziona la vita. Ed è sinceramente geniale nel mescolare il dramma dei suoi protagonisti con uno humour nero che accompagna l’intera pellicola e che finisce per rendere ancora più potente la sua visione estetica.
Giuseppe D’Alessandro
Summary:




