Io sono il Libanese
«La vita ricominciava. Perché la vita o è tutto o è niente, Libano».
Anno 1976. Il Libano ha un sogno. Unire le ”batterie” in modo da poter gestire lo spaccio di eroina sulla capitale in modo capillare e scientifico. Il Libano ragiona come un imprenditore e sa che per riuscire ha bisogno dei giusti agganci. E per uno come lui, il carcere diventa uno straordinario luogo di opportunità. D’altronde, le pubbliche relazioni sono un elemento vitale per lo sviluppo di una qualsiasi attività e i margini di successo di chi vuole avviare un’impresa aumentano se stai dentro il giro che conta. E al Libanese l’opportunità si materializza facile, quando nel cortile del carcere, salva da una morte certa il nipote di Pasquale ‘o Miracolo, luogotentente su Roma di Raffaele Cutolo. ‘O Miracolo è il contatto perfetto, che ben presto spalancherà al Libanese la porta per entrare nel giro che conta. Servono però i capitali da investire. Ma le vie del Signore per chi sa sognare sono infinite e così, fuori dal carcere, la fortuna avvicina il Libano ad una ragazza della Roma bene, Giada, che lo introduce nei salotti che contano. E lì scegliere la preda giusta da saccheggiare diventa un gioco da ragazzi. La genesi della Banda della Magliana è compiuta. Con i rapimenti e il reinvestimento dei soldi nel mercato dell’eroina, il sogno del Libanese diventa realtà. Nasce così una Holding politico-criminale capace di condizionare la storia recente del Paese. La banda è presente in tutti gli intrighi e i segreti indicibili che si sviluppati in quegli anni: il caso Moro, l’omicidio Pecorelli, la strage alla stazione di Bologna, il caso Calvi, la Loggia P2, la scomparsa di Emanuela Orlandi e l’attentato al Papa. Quello di De Cataldo è un libro veloce e pieno di ritmo, che come nella miglior tradizione del Noir italiano, mette le radici nella realtà che ci circonda. Chi rilegge la storia nera del Paese non può che imboccare un percorso che porta dritto alla vita romanzata del Libanese, del Dandi e del Freddo.




