Suburra (film)
Regia: Stefano Sollima Anno: 2015 Durata: 130′
Cast:Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Elio Germano, Greta Scarano, Giulia Elettra Gorietti, Adamo Dionisi, Antonello Fassari.
Trama: Adattamento cinematografico dell’omonimo libro di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo. Il film racconta gli ultimi sette giorni (dell’apocalisse) che precedono il crollo dei tre poteri sui cui si regge Roma: politico, religioso, criminale.
Un diluvio biblico si abbatte su Roma.
Sullo schermo la pioggia scroscia violenta con lo stesso ritmo di quella che cade fuori dal multisala il giorno dell’uscita nei cinema (14 ottobre), quasi come se il caso volesse sovrapporre il mondo reale con la finzione filmica. Una coincidenza, non l’unica, visto che Suburra, il nuovo film di Stefano Sollima, tratto dall’omonimo romanzo di De Cataldo e Bonini, arriva nelle sale pochi giorni dopo le dimissioni del sindaco di Roma Ignazio Marino e al termine di un anno condizionato dai fatti di “Mafia Capitale“.
Suburra è il racconto della settimana che precede l’apocalisse, quella che va dal 5 novembre al 12 novembre 2011, stesso giorno della caduta del governo Berlusconi. Come in Gomorra – la serie, Sollima decide di suggestionare lo spettatore con una camera fissa piazzata su un mondo feroce e implacabile: nessuno spazio per i buoni e le figure eroiche. E anche questa volta l’obiettivo è pienamente raggiunto, perché alla fine della visione sarà quasi impossibile non rimanere impressionati dalla Suburra raccontata nel film: un posto abitato da ex raddrizzatorti dei boss divenuti capi, prostitute, criminali, uomini insensibili, laidi, sleali e senza amore per il bene e per il buongusto. Un mondo dove vige la legge di Darwin, per cui sopravvive solo il più spietato. Lo sa benissimo Sebastiano, il Pr interpretato dal sempre ottimo Elio Germano, che apprenderà velocemente le regole del nuovo mondo.
Sollima rappresenta l’arrivo dell’apocalisse e la caduta del sistema attraverso due scene: quella di un Papa ripreso di spalle che, sopraffatto da un travaglio interiore, confida ad un suo assistente la volontà di dimettersi. E con l’immagine allegorica dei tombini che esplodono per la troppa pioggia, liberando un fango che si espande prepotentemente.
In questo sistema in disfacimento svetta la figura del “Samurai”, interpretata da un magistrale Claudio Amendola.

Claudio Amendola, Il Samurai
Il Samurai porta con se l’eredità della Banda della Magliana e per questo è il simbolo stesso del potere criminale romano. Dall’apparenza borghese, con modi controllati e nessun lusso negli abiti, si muove per Roma invisibile a bordo di uno scooter.
Questo lo pone lontano mille miglia dall’estetica kitsch rappresentato dagli “zingari” Anacleti e dal “Numero 8”, reggente della famiglie criminali di Ostia. Al Samurai Sollima affidata la battuta del film più spoilerata sulla rete: “Samurai, sei stato tu? No, è stata Roma“.

Alessandro Borghi, Numero 8
E come il boss Massimo Carminati, il cui personaggio forse è ispirato, collega la Suburra con il “Mondo di sopra“, attraverso relazioni inscindibili con ex camerati con cui ha condiviso la militanza nell’estremismo neofascista. Come con il politico corrotto Filippo Malgradi, interpretato da un bravissimo Pierfrancesco Favino.
Malgradi è la figura che ha mandato in crisi gli amanti del gioco “Indovina chi?”, perché mentre è chiara la somiglianza del Samurai con Massimo Carminati e del clan degli Anacleti con la famiglia Casamonica, più difficile è trovare una figura politica che si sovrapponga bene con quella interpretata da Favino. La croce celtica lo posiziona senza dubbio a destra, ma la vicenda che lo vede coinvolto richiama alla mente quella di un certo Cosimo Mele, politico transitato in parlamento nelle fila dell’UDC di Casini. Qualunque sia la soluzione, di lui ricorderemo sicuramente un fermo immagine: l’attimo in cui l’arroganza del potere si trasforma in dramma (del peones) alla notizia della caduta del governo.
Complessivamente Suburra è un bellissimo movie metropolitano che regala allo spettatore una quasi certezza: la realtà supera l’immaginazione perché qualche volta la copia.
Fabio D’Angelo
Summary:





