E’ stato il figlio

Regia: Daniele Ciprì
Genere: drammatico
Durata: 9o minuti
Cast: Toni Servillo, Giselda Volodi, Aurora Quattrocchi, Benedetto Ranelli, Alfredo Castro.
Sceneggiatura: Daniele Ciprì, Massimo Gaudioso
Montaggio: Francesca Calvelli
Distribuzione: Fandango
Uscita nelle sale: venerdí 14 settembre 2012
Trama: La vita della famiglia Ceraulo viene sconvolta dalla morte di Serenella, colpita da un proiettile vagante. L’uccisione della piccola apre uno spiraglio inatteso: il risarcimento economico che lo Stato riserva alle vittime di mafia. Il denaro, però, tarda ad essere erogato e la famiglia è costretta a rivolgersi ai prestiti di un usuraio. Infine arriva una grossa somma che la famiglia Ciraulo decide di investire nell’acquisto di una lussuosa automobile. L’arrivo della Mercedes segnerà la rovina della famiglia. (Fonte Wikipedia)
I fatti e i personaggi di questo film sono immaginari, ogni riferimento a persone o cose è da ritenersi puramente casuale. Il contesto grottesco, no. Quello è reale. È l’Italia degli anni 70. Quella in cui, citando Pasolini, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo.
È in quest’ambiente, tra i palazzoni del quartiere Zen di Palermo, che si sviluppa l’esistenza della famiglia Ceraulo. Il capofamiglia Nicola (interpretato da uno straordinario Toni Servillo) vive rottamando carcasse di navi, accompagnato da Tancredi, un figlio debole e inetto, e dal nipote Masino che invece è già un promettente capobanda. L’evento che cambia la vita alla famiglia è la morte di Serenella, la piccola di casa, uccisa accidentalmente in un regolamento di conti in cui è coinvolto proprio il nipote Masino. In quanto parenti di una vittima di mafia, alla famiglia Ceraulo spetta di diritto un risarcimento milionario. L’idea dei soldi determina una mutazione genetica. Il disfacimento morale è in atto e Ciprì, da gran maestro della fotografia qual è, lo mette in scena attraverso la rappresentazione di un’umanità lercia fatta di volti grotteschi, caricaturali. I soldi arriveranno solo dopo innumerevoli intoppi burocratici, quando ormai i Ceraulo si saranno indebitati con mezzo quartiere e con un bizzarro strozzino. Quello che rimane potrebbe servire alla famiglia per fare una vita più dignitosa e agiata, ma Nicola decide di spendere l’intero gruzzolo nell’acquisto di una Mercedes nera. Una scelta incomprensibile, se non si tiene conto del fatto che con la perdita della singolarità umana, solo uno status symbol può darti agli occhi degli altri una nuova dignità. Quel simbolo diventa ben presto un’ossessione che trascinerà la famiglia verso un finale tragico. Un gran bel film, da consigliare assolutamente.
Fabio D’Angelo
Summary:



