Cefali TFF

Published on Novembre 24th, 2012 | by Mariangela

TFF30 – II giorno, 24 novembre 2012

Eccomi qui, di nuovo a correre per Torino come un’invasata contro il tempo e contro le gite lavorative toccata e fuga a Vinovo, dove nel vino al posto della percoca ci mettono l’uovo. O almeno così si dice.

Ormai la nostra piccola adepta Francesca Pavan è istruita a dovere sui posti migliori da scippare alle vecchiette di ogni sala cinematografica del TFF e mi ha conservato un fantastico posto accanto a Michelone con tanto di poggiapiedi, succo all’albicocca, biscotto al cocco e cioccolato e mandarino. Essere una squadra di cinefili incalliti allo sbaraglio ha i suoi vantaggi.

Arrivo quindi trafelata ma in tempo per QUARTET, opera prima alla regia del grande Dustin Hoffman.

 

 

 

Una commedia deliziosa e deliziosamente british dove nessun personaggio e nessuna battuta sono lasciati al caso. Dialoghi perfetti, costruiti con intelligenza e quella sobria ed elegante comicità a cui il cinema moderno, a volte, ci disabitua.

La storia è semplice e scarna, forse proprio per lasciare ai protagonisti e alla loro impeccabile bravura il compito di “decorarla”: anziani musicisti e cantanti lirici in pensione cercano di mettere su uno spettacolo di gala in occasione del compleanno di Giuseppe Verdi nella casa di riposo in cui vivono. Ognuno di loro ha passato il punto degli anni e a volte anche quello della ragione, eppure tutti sono bellissimi e adorabili nella loro vecchiaia, con quella singolare personalità creata dai palcoscenici calcati durante gli anni d’oro della loro carriera, in cui erano giovani stelle applaudite in tutto il mondo (“Mangiati il fegato, Pavarotti!”). E gli attori davvero incarnano in qualche modo se stessi, ognuno di loro con un reale passato teatrale alle spalle. Stupendo il quartetto di protagonisti (Wilf, Rege, Cissy e Jean) perno di tutto il film, grazie al quale Dustin Hoffman riesce a tirare fuori dalla vecchiaia quell’infanzia a cui un po’ si ritorna, facendoci scoprire una senilità di cui davvero non c’è nulla da temere.

10 e lode e 5 minuti di applausi, signori e signore.

 

Finito il film, mi separo dai miei coinquilini, corro a fare il biglietto blu per il giorno dopo e rientro veloce al Reposi cercando di infilarmi nella rush line della sala 1. Ovviamente chi sceglie di socializzare con me se non l’intellettuale polemica di turno che passa la mezz’ora di attesa lamentandosi sulla disorganizzazione del festival? Quasi quasi preferivo il caro Micheal Pitt (il suo fastidiosissimo sosia torinese, non quello vero) e le sue dissertazioni filosofiche sui film in concorso.

Alla fine entro, seminando la ragazza polemica della coda… non sia mai voglia pure sedersi accanto a me!

Prima del film proiettano un corto, BOBBY YEAH di Robert Morgan, di cui dirò ben poco se non che sono stati 23 intensi minuti di surrealismo splatter non-sense in stop motion, che comunque qualche applauso sono riusciti a beccarsi.

 

 

 

Subito dopo ecco che comincia WRONG, di Quentin Dupieux, e il non-sense è di nuovo di scena.

 

 

 

Dolph Springer si sveglia e non trova più il suo cane Paul.

Il resto è un susseguirsi di eventi che dire assurdi è dire poco: telefonate con la centralinista di Jesus Organic Pizza circa l’ambiguità del logo scelto dalla pizzeria, palme che diventano alberi di natale, pizze con messaggi da tempesta ormonale, scambi di persona, uffici in cui continua a piovere, associazioni contro l’abuso sugli animali che rapiscono i suddetti ai loro padroni per risvegliare in questi l’amore per loro, strambi detective con tanto di polaroid capaci di trasformare le feci di Paul in video segnali che proiettano i suoi ricordi e molto, molto altro.

Beh che dire, era un folle delirio ma mi è piaciuto, e molto pure.

Prima di svenire in qualche angolo della città, dato che il mio solo pasto è stato un biscotto, torno a casa. Anche questa giornata di TFF è finita e io mi sono sentita un po’ orfana della mia amata metà.

Carla, please, come back!

 

M.

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