Cefali TFF

Published on Novembre 26th, 2012 | by Mariangela

TFF30 – IV giorno, 26 novembre 2012

CARLA:

Stamattina ho provato a cambiare sveglia, ma neanche l‘intro degli XX è riuscita a farmi alzare prima dal letto. Ma la grande novità è stata la mia voce: non ne avevo neanche un filo. Ho pensato subito: “Oh God, e ora come faccio?” ma sono uscita lo stesso. Ho provato ad ordinare un caffè al bar, ma il barista non mi sentiva e ho dovuto farglielo capire a gesti. Ho pensato che se la voce non fosse tornata avrei potuto girare con un taccuino come Anna, la protagonista dei mio amato Beginners e scrivere là sopra tutto quello che volevo dire. Mentre andavo al Reposi ho pensato tutto il tempo a Paolo Sorrentino, al fatto che è il presidente della giuria e non l’ho ancora incontrato e a tutte le cose che vorrei dirgli… E dopo un po’ è cominciata a tornare la voce…
Sono arrivata al Reposi, mi sono seduta al mio posto preferito vicino la sbarra per poggiare giacca e piedi e dopo poco è cominciato SHELL di Scott Graham.

Trailer: http://www.filmtv.it/film/54527/shell/trailer/7676/trailer-originale/

La sala del Reposi era pienissima e sembrava un Lazzaretto: chi tossiva, chi starnutiva, in perfetta sintonia con l’atmosfera del film (che non parla di malattie però).
È la storia di Shell, una ragazzina di 17 anni, e suo padre, che gestiscono una stazione di servizio tra le Highland scozzesi, dove le macchine che si fermano si possono contare sulle dita di una mano e dove ogni nuovo cliente è una grande novità. Shell e suo padre vivono nel nulla, in un posto freddo dove non c’è mai (o almeno nel film) il sole, e conducono una vita all’insegna della solitudine e della routine. Shell dice che non le pesa questa situazione, ma i suoi occhi trasudano il desiderio di evadere, la curiosità di vedere cosa c’è al di là della stazione di servizio, ma anche la paura di abbandonare suo padre.
Secondo me SHELL ha tutte le carte in regola per essere il film vincitore: ottima regia, fantastica interpretazione degli attori, storia profonda. Non appena finito però sono dovuta uscire fuori per qualche minuto, avevo davvero bisogno di una boccata d’aria fresca.
Sono ritornata nella stessa sala, per vedere IMOGENE di Robert Pulcini e Shari Springer Bergman.

 

Se prima sembrava la sala di aspetto di un ospedale, per questo film sembrava di essere ritornati al liceo: ragazzine isteriche che urlavano, ridevano… All’inizio non avevo capito, poi Mariangela mi ha svelato l’arcano mistero: tra i protagonisti c’era Darren Criss. “E chi è?” ho pensato io, e poi ho scoperto essere uno dei protagonisti di GLEE (scusate l’ignoranza).

Un film brioso che racconta le avventure della protagonista Imogene (Kristen Wiig), scrittrice teatrale, che ritorna per qualche giorno da New York nella provincia del New Jersey da cui era scappata. Un film piacevole, divertente, anche se divertente non era tanto il film, quanto le persone nella sala: ragazzine in preda a crisi convulsive che si tenevano per mano e ansimavano perché stavano vedendo il loro idolo sullo schermo (manco fosse presente in sala), urla spropositate, applausi fuori luogo, risatine… Scene di panico, insomma! E a un certo punto ci siamo lasciati andare anche noi, e abbiamo imitato alla perfezione tutte le ragazzine, ed è stato divertente, lo ammetto!

Finito il film devo tornare a casa per poi andare a lavorare, oggi solo due film purtroppo, e con Mariangela si parla di Sorrentino e del fatto che non l’abbiamo ancora incontrato. Cerchiamo di capire quali sono i posti che frequenta, e Mariangela ipotizza: “Magari lo incontriamo fuori al Massimo”… Ed ecco che i nostri superpoteri di materializzare i nostri pensieri hanno effetto e Mariangela urla: “Carla, c’è Paolo”… Improvvisamente mi sono sentita come le ragazzine di pochi istanti prima al Reposi, con questa lacrimuccia appesa manco davanti a me ci fossero i Take That e i Backstreet Boys assieme.
Io e Mariangela non sappiamo bene che fare, lo guardiamo impalate con gli sguardi a pesce lesso e lui ogni tanto si gira e ci guarda (diciamo che non passiamo inosservate visto che siamo come paralizzate). Io ho questa lacrimuccia penzolante, ma non voglio fare figuracce e cerco di trattenermi.
Dopo vari tentennamenti: “Vado io” “No vai tu” “Vado prima io?” “Dai ti prego chiediglielo tu” ci avviciniamo con i nostri taccuini e prendiamo coraggio…
Io gli ho chiesto qualcosa tipo:
“Mi scusi il disturbo ma potrebbe…?” e gli avvicino il quaderno.  Nel frattempo cominciano a chiamarlo perché sta per cominciare il film. Lui dice solo tipo: “Certo, peccato che sta per cominciare il film”.
Poi guarda me, guarda il foglio e mi chiede: “Cosa devo scriverti?
E io: “Quello che vuoi!”
E lui: “E come ti chiami?”
Scrive il mio nome, firma il foglio, mi guarda e mi dice: “Grazie Carla”… Io sono rimasta qualche secondo bloccata, poi sono riuscita a dirgli: “Ma grazie a te” e ancora tremavo!
Poi è arrivato il turno di Mariangela in estasi, a lei dice: “Ti lascio lo spazio per scrivere le tue impressioni sul film”…
Salutiamo Paolo che sembriamo due cretinette tremanti e commosse, continuiamo a ripeterci “Ma hai capito? Ma hai capito?”…
E io torno a casa così contenta, pensando che non poteva esserci conclusione migliore per questa mia giornata del TFF, dove avevo potuto vedere soltanto due film e mi sentivo un po’ vuota…

Carla

MARIANGELA:

Mi rimangio tutto, la sveglia alle 7.30 non è in sintonia con la mia vita in generale e anche stamattina la faccio suonare un milione di volte prima di tirarmi giù dal letto. Lunedì grigio standard che forse nevica, mi dicono dalla regia.

Seduta sugli scalini del Lux aspettando che il cinema apra i battenti, controllo il programma mentre ascolto Leonard Cohen a palla (azione, quella del programma, non Cohen, che viene ripetuta ormai in maniera maniacale centinaia di volte al giorno, anche quando i film finiscono e ritorno a casa, anche prima di dormire, anche appena sveglia, anche mentre sono in bagno, anche mentre cucino, anche mentre respiro) e un signore mi si piazza davanti, vedo i suoi piedi ma non alzo la testa. Poi sale un gradino, un altro e a quel punto alzo lo sguardo e noto che mi parla o almeno, poveretto, ci prova: “Lei usa proprio un metodo scientifico, eh? Ma che differenza c’è tra quelli segnati in arancione e quelli in giallo?”… eccallà, lo sapevo. La stessa che c’è tra farsi i cazzi suoi e decidere di intromettersi nei miei disturbi ossessivi compulsivi da festival. Ma è un simpatico vecchietto e allora gli spiego il mio metodo di selezione con garbo e reprimo la Lucy Van Pelt che c’è in me.

Il primo film di oggi è TERRA DI MEZZO di Matteo Garrone, del ’96.

 

 

 

A metà tra un documentario e un film, unisce attori a persone reali per raccontare un argomento complesso che è quello dell’immigrazione degli anni ’90 nelle perfierie romane. Garrone divide il suo lavoro in tre episodi: Silhouette, che vede protagoniste delle prostitute nigeriane; Euglen e Gertian, dove a “battere” la strada sono giovanissimi ragazzi dell’Europa dell’est in cerca di lavori da manovalanza; e infine, Self Service, il cui protagonista è Ahmed, o Amedeo come si fa chiamare, benzinaio egiziano di notte a un self service della Erg.

Superfluo spendere parole sulla bravura e la sensibilità di Garrone, nonostante qui sia davvero alle prime armi. Quello che continuo ad apprezzare in lui è la veridicità delle cose e delle persone che racconta e la scelta di tematiche, luoghi, periferie del mondo, storie marginali, estreme e bellissime. Come i volti delle prostitute con la loro parlata romana, o quelli dei ragazzini albanesi che non capiscono una parola d’italiano, e quello di Ahmed segnato dai suoi 20 anni in un Paese che non lo accetterà mai davvero. Tutte persone che svendono il loro corpo in modi diversi, chi per sesso, chi per una giornata di lavoro sottopagata, lo maltrattano o lasciano che gli altri lo facciano, mantenendo una dignità intatta, sorprendente, commovente quasi. E Garrone in questo è bravo, nel giocare molto sul contrasto tra questa loro dignità altissima e la bassezza, l’arroganza e la narcisista stupidità dell’italiano medio borghese.

 

Scappo al vicino Reposi dove la fila per IMOGENE, di Robert Pulcini è già bella lunga, ma per fortuna ho la mia squadra ad attendermi.

Beh, chi l’avrebbe detto che saremmo finiti tra ragazzine groupies impazzite per uno dei protagonisti della nota serie Glee, Darren Criss. All’inizio facciamo fatica a capire cosa avevano tanto da blaterare, ma quando compare sullo schermo l’attore e dalla ciurma di teenager parte questa specie di miagolio da gattine in calore, capiamo tutto. La commedia è ben strutturata e di quelle leggere, leggere, forse anche troppo, ma è stato davvero uno spasso partecipare al delirio collettivo delle nostre vicine di poltrona. Insomma, un’idea ve la sarete fatta, per me e Carla era come dire “pancia mia fatti capanna” davanti a una torta gigante. Se qualcuno ha sentito applausi e urla di troppo, non erano loro, ma noi che le imitavamo egregiamente.

 

 

 

Finito il film torno a casa, concedendomi qualche ora di relax e una degna chiacchierata telematica con gli amici da aggiornare, perché oltre il festival ho anche una vita anche se non sembrerebbe. Ed eccoci lì che passeggiamo tranquille parlando di come non bisogna perdere uno degli obiettivi primari del TFF, cioè incontrare Paolo Sorrentino e braccarlo, che svoltato l’angolo del cinema Massimo e dette le ultime parole famose che erano più o meno “Poi, chi può dirlo magari ora passiamo davanti al Massimo e lo troviamo lì fuori” che… ta-dà! Altro che super power. La scena lascio che sia Carla a raccontarla nel dettaglio, anche perché è lei che ha dato il meglio di sé come sempre. Dico solo che non ci smentiamo mai e come l’anno scorso con Toni Servillo, abbiamo perso la poca dignità che ci resta per un autografo, inscenando alla perfezione la parte che ci viene meglio… quella di due sceme!

 

Le mie due ore a casa volano e sono di nuovo in strada per andare a vedere THE LIABILITY di Creig Viveiros.

 

 

 

Il film si apre con un omicidio sulle note di Una rotonda sul mare, cosa che ho molto apprezzato. Un thriller con qualche pecca sicuramente, che fa calare la tensione lì dove dovrebbe mantenerla alta e svela frettolosamente le sue carte. Ma gli attori sono a dir poco stupendi, primo tra tutti un sempre impeccabile Tim Roth, che sarò anche di parte, ma riesce perfettamente in tutto quello che fa. Bella colonna sonora, belle riprese e adorabile parlata british, di quella stretta e sporca.

Sorrentino, che ormai attiro meglio di una calamita, è in sala con noi a godersi il film e io non posso fare a meno di pensare se gli piaccia o no quell’inquadratura, quell’espressione, quella precisa scelta registica.

All’uscita dalla sala siamo lì che ci incrociamo. Io gli sorrido, lui mi sorride e quel sorriso me lo sono portata addosso fino a casa.

 

Che dire di più. Paolo, la vedi questa faccia sorridente da pseudo maniaca stalker? Non te ne libererai facilmente.

 

M.

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