Malacqua – Nicola Pugliese

Malacqua, quattro giorni di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario – Nicola Pugliese – Tullio Pironti Editore
Ogni anno, a ottobre, a Napoli c’è l’usanza del pata pata ‘e l’acqua (tempesta di pioggia, per quelli di fuori Napoli e provincia), che nella classifica delle angosce del povero lavoratore pendolare viene subito dopo il mariuolo, la circumvesuviana e il parcheggiatore abusivo. Paure che tutte le persone che si spostano a Napoli per lavoro cercano di esorcizzare accendendo un cero alla Madonna di Pompei o affidandosi alla protezione di San Gennaro. Mo’, sicuro penserete che uno esagera e allora io vi porto come esempio Via Santa Maria del Pianto, la strada dove lavoro.
Sempre per quelli che abitano fuori Napoli e provincia, via Santa Maria del Pianto è quella strada a tornanti che scende dietro il cimitero e collega Capodichino con la zona di Poggioreale. Qui, quando arriva il pata pata ‘e l’acqua, l’azione combinata delle fogne intasate, dei san pietrini attaccati con l’Attack dei cinesi e, ovviamente, dell’acqua crea un torrente che porta via la strada, i cassonetti della monnezza, le bancarelle di sigarette di contrabbando e una volta, giuro, anche le macchine parcheggiate. Il fiume di acqua e monnezza arriva veloce su via Stadera e qui si tuffa a cufaniello (tuffo a bomba, per quelli fuori Napoli e Provincia) nell’acqua che esce da sotto. Quella del fiume Sebeto che attraversa sotterraneo tutta Napoli Est. E allora vedi le persone imbottigliate da venti minuti nel traffico del Centro Direzionale e di via Stadera, uscire dal finestrino e salire sul tetto delle macchine. E ogni volta non succede il dramma solo perché le strade non collassano. Mo’ lasciatevi andare un attimo in gesti apotropaici e poi pensate al dramma: piove e si apre una strada.
Che può fare in questo caso un povero lavoratore pendolare se non affidarsi direttamente al santo protettore di turno? Come quella volta a Miano quando, proprio durante un pata pata ‘e l’acqua, una voragine inghiottì una macchina con tre persone a bordo. Si salvarono tutti grazie al provvidenziale intervento di un antico crocifisso di bronzo che bloccò, incastrandosi fra le macerie e i detriti, la caduta della vettura. E niente, tutto questo per dire che a Napoli il pata pata ‘e l’acqua è percepito come un terremoto, un maremoto, l’eruzione improvvisa del Vesuvio, la caduta di un meteorite, un fulmine, l’attacco nucleare, Bin Laden o l’arrivo dello sceicco di Parigi che si compra Cavani e Lavezzi. Paura profonda che trasforma la pioggia in Malacqua, come il titolo del libro scritto quaranta anni fa da Nicola Pugliese. Sottotitolo: cronaca di quattro giorni di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario.
L’attesa è il tempo necessario alla “malacqua” per infiltrarsi sotto, spugnare le fondamenta delle case e rendere tutto fragile, friabile.
La “malacqua” si trasforma così in destino avverso, quello delle persone inghiottite dalla voragine di via Aniello Falcone o travolte dal crollo di una palazzina in via Tasso. E infine capo espiatorio, quello che serve a tutti per nascondere l’unica verità: questo tipo di tragedia ha ben poco di “naturale”, sempre che non si voglia considerare tale l’incuria e la malagestione del territorio. Per questo il libro di Nicola Pugliese è un romanzo che conserva intatta una straordinaria attualità. Un libro potente e magico che è proprio un peccato non leggere.
Fabio D’Angelo
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