O cane – intervista a Luigia Bencivenga
‘O cane è il romanzo d’esordio di Luigia Bencivenga, pubblicato da Italo Svevo Edizioni lo scorso maggio e insignito della menzione speciale della Giuria alla XXXVI edizione del Premio Italo Calvino.
Il romanzo è ambientato a Ilias, una città immaginaria situata in Campania dove si verifica un’inquietante moria di cani, che sembra richiamare un’antica profezia. Tra le vittime c’è anche Garryowen, un cane di nobili origini, ucciso con tre colpi di pistola durante un’aggressione a Sauro Consilia, direttore del carcere sperimentale Dostoevskij. Il padrone del cane, Mimì Nasone, soprannominato Figlio delle Stelle per il tatuaggio sull’occhio destro ispirato al trucco di Paul Stanley, frontman dei Kiss, è convinto che la realtà sia diversa da quella che si racconta. La verità si nasconde tra le eleganti ville di via Belvedere, i labirinti decadenti delle Case Rosse e i container fatiscenti di Cala Renella, dove si rifugia un’umanità marginale e ferita. Mimì sarà costretto ad affrontare un doloroso confronto con il suo passato.
‘O cane è stata la mia prima lettura del 2025 che mi ha totalmente rapita grazie alle storie che intreccia Luigia Bencivenga e alla sua scrittura visionaria ma incredibilmente precisa. Ho contattato perciò l’autrice che si è resa subito disponibile per rispondere alle mie curiosità. Buona lettura.

Ciao Luigia e benvenuta su una banda di cefali. Siamo molto felici di ospitarti per la prima volta nel nostro acquario. O cane è il tuo romanzo d’esordio ed è unico nel suo genere. Complimenti davvero. Com’è nato?
Intendevo costruire un mondo verosimile, culturalmente vicino alla provincia di Napoli, che contenesse un’umanità bestiale, alla deriva, dove risultasse netto il contrasto con l’umanità del cane Garryowen.
Il titolo O cane è molto evocativo e richiama immediatamente le tradizioni popolari partenopee. Io stessa, quando ci penso, non riesco a smettere di canticchiare in testa la famosa tarantella della Gatta Cenerentola Oi mamma ca mo vene. Cosa racchiude questo titolo e come mai l’hai scelto?
Piglia ‘o cane acchiappa ‘o cane
‘A capa d”o cane ‘o cane ‘o cane
Avrei voluto che fosse l’esergo del libro! Giuro. L’esperienza della NCCP è immersa sia nella raffinatezza letteraria di Basile, sia nell’humus vesuviano, proprio come ‘O cane. La provincia, più che la città, e le sue tradizioni arcaiche sono state un riferimento fondamentale. Come pure la tradizione colta o popolareggiante, si vedano le villanelle del seicento e le opere buffe in lingua napoletana, come Lo frate ‘nnamorato di Pergolesi. Il titolo ‘O cane fa riferimento a un libro (immaginario) del ‘600 di carattere apocalittico, in lingua napoletana. L’autrice profetizza la venuta di un messia canino nei primi decenni dell’anno 2000.
‘O Cane è ambientato a Ilias, una cittadina immaginaria che ricorda tanti paesini della provincia napoletana. È tratteggiata in modo molto così preciso che anche i lettori imparano a conoscerne le varie zone, tanto che possiamo considerarla come se fosse un altro personaggio della storia. Come l’hai creata e come hai deciso la sua struttura?
È una città che ho disegnato su una parete in modo assolutamente arbitrario. Quando ho completato il disegno – confini, fauna e flora, quartieri e costruzioni – ho pensato a due tre personaggi, canini e umani, e, solo alla fine, alle storie. In fase di editing, per esigenze editoriali, sono stati cancellati centinaia di metri cubi di città. In ogni caso, dalla struttura della città derivano le dinamiche narrative imprevedibili. Avrei scritto all’infinito, perché Ilias ha una vitalità pazzesca.
I personaggi che popolano Ilias si spostano da un capitolo all’altro portando con sé mondi di storie, miserie e segreti. Chi sono e quali caratteristiche distintive li definiscono? Quale visione letteraria e umana emerge attraverso le loro storie e le loro vicende?
L’iliasiano medio crede nel destino, è superstizioso, confida in San Lupone, ha una forte energia sessuale, talvolta in esubero, beve rum come un cubano, galleggia su posizioni ereditate, non partecipa a nessun dinamismo sociale, ha una vocazione teatrale, ha voglia di festeggiare e divertirsi, si droga ma ambisce alla temperanza e pratica la continenza. Emerge un gran pessimismo, sebbene sia un romanzo divertente. Quando le cose stanno prendendo la giusta piega, il destino (o chi per esso) impone un finale diverso.
Ci sono stati dei momenti particolarmente difficili durante la scrittura del libro?
No, è stato un divertimento infinito. La scena della festa del sindaco è stata impegnativa, perché presenta molti piani narrativi di non facile tenuta. Nella scena del carcere, la “confessione” del pedofilo mi ha toccato, è difficile mantenere una distanza senza che emergano opinioni personali. Uno dei problemi che mi sono posta all’inizio è stato: quale sguardo deve avere il narratore? Il più distaccato possibile, con alcune concessioni, come in un diario di un antropologo.
Come scrivevo prima ‘O cane è un romanzo davvero unico nel suo genere. Quali sono stati i feedback che hai ricevuto dai lettori e quali ti hanno maggiormente colpita?
Molti feedback. Non me lo aspettavo, ma ‘O cane – creatura a sé – ringrazia e benedice, vista la sua natura semidivina.
Io ti ringrazio per la disponibilità e ti saluto con una domanda di rito: progetti in cantiere? Quando potremo rileggerti?Ho una raccolta di racconti molto uterini e sto scrivendo un romanzo su una città che si sposta, muore e rinasce. Scrivo, ma per la natura della mia scrittura che germoglia da se stessa, non è facile prevedere una fine.
Intervista a cura di Carla De Felice
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