Preso nel vortice – Diaframma
Ad un anno esatto dalla pubblicazione di Niente di serio, i Diaframma tornano con un nuovo lavoro discografico. Preso nel vortice è il titolo dell’ultima creatura firmata Fiumani, ormai unico storico reduce di uno dei gruppi che hanno fatto storia della musica underground italiana.
Ammetto di non seguire da un po’ le evoluzioni del progetto e la prima domanda che viene da farmi un minuto prima di schiacciare play e cominciare l’ascolto del disco è “Cosa sarà rimasto di quel gruppo che insieme ai Litfiba e i CCCP infiammava i club di tutta Europa?”.
Mentre elaboro questo semplice pensiero parte la prima traccia del disco che si presenta con uno strano titolo Atm, ma non è di certo questo a colpirmi. La prima frase recita “Cosa è rimasto?” e resta lì immobile a ripetersi nelle mie orecchie. Incredulo, “riavvolgo il nastro” e la sento ancora, ripetutamente, con quella sua base alquanto malinconica e un po’ stonata, fatta di accordi fin troppo standard e con un assolo di chitarra alquanto incomprensibile.
Vado avanti nell’ascolto con la successiva Claudia mi dice e in pochi secondi mi rendo conto di ascoltare una canzone che si scaglia contro determinta stereotipi, personaggi cool, fan di alcune realtà musicali ma, anche una sorta di invettiva contro i rapporti che si deteriorano. Certo, mi aspetto di meglio, stiamo parlando di un gruppo che ho sempre adorato e fin qui mi domando cosa io stia realmente ascoltando. Dopo un paio di brani mi giunge all’orecchio qualcosa di molto simile ad un’atmosfera “bowieana”, con sassofoni alla Morphine. Si tratta di Ho fondato un gruppo: il giro di accordi forse mi ricorda un po’ Creep dei Radiohead, ma il testo ironico e scanzonato è troppo divertente e il pezzo funziona alla grande, specialmente nella parte recitativa. Di stesso stampo ironico e frizzante è Il suono che non c’è, pezzo che mi fa rendere conto, poco alla volta, che Fiumani forse non ha perso del tutto la sua verve istrionica. Un bel tuffo negli anni 80: Ripenso ancora al suono che ho amato in gioventù, / ma come tante belle cose non c’è più, e tante delle mie domande su questo lavoro e su questo progetto in generale trovano una risposta. Una dedica molto speciale è presente in questo disco, trattasi di Ottovolante, sottotitolo: una canzone per Piero Pelù, segno che, dopo tanti anni, esiste ancora un legame tra questi due grandi artisti che hanno fatto storia in Italia. Una canzone che richiama alla perfezione il titolo, il vortice, e infatti anche nella musica viene evocata l’atmosfera di una giostra e sembra perenne il pensiero di un confronto tra le due carriere artistiche in questione.
In definitiva, un lavoro molto crudo, non esattamente il massimo come produzione musicale o arrangiamenti, ma sentire la voce di Federico Fiumani raccontare storie ha sempre il suo fascino, anche se una più accurata accordata alle chitarre non avrebbe di certo guastato. Cercavo qualcosa di quel fantastico gruppo che ha fatto la storia della New Wave, forse sbagliando, e senza considerare che gli anni passano e in fondo devono passare per tutti, ma tutto sommato ho trovato un Fiumani ancora vispo, presente, che sicuramente può donare ancora molto alla musica italiana.
voto: 6




