Cefalo emergente

Published on Marzo 15th, 2014 | by Giuseppe D'Alessandro

Head Project Trio – Head Project Trio

Fabio Tommasone: pianoforte

Luca Varavallo: contrabbasso

Raffaele Natale: batteria

Donato Cutolo: synth & sampling

Il jazz è un territorio di espressione complicato per chi, pur in possesso di padronanza del linguaggio e di un buon bagaglio tecnico, si appresta a concepire un lavoro che miri a essere moderno, originale, attuale. Come in tutte le forme di linguaggio, quello di discendenza afroamericana è sempre un campo minato in cui saper cogliere le suggestioni contemporanee e riuscire a cristallizzarle in un discorso coerente ed equilibrato è impresa tanto rischiosa quanto, se pienamente compiuta, assolutamente redditizia.

Il valore del lavoro omonimo di questo giovane trio campano, dal nome Head Project Trio, sta appunto nell’aver maturato una piena padronanza lessicale di alcune delle più moderne tendenze dei protagonisti del jazz europeo, primo fra tutti il trio del compianto Esbjorn Svensson. Una musica che esplora con intelligenza il concetto dello spazio, restringendolo e allargandolo a seconda della situazione così da far risaltare di volta in volta il senso melodico delle composizioni e il valore timbrico dei singoli strumenti. Un’ulteriore prova di sapienza “artigianale” sta nell’uso creativo e discreto dell’effettistica, a cura di Donato Cutolo, che mira non tanto a sconvolgere l’ascoltatore con assordanti escursioni elettroniche, quanto a sottolineare con gusto gli spunti di ciascun tema.

Il pianista Fabio Tommasone, autore di tutti i brani e vera mente creativa del gruppo,  asseconda con precisione il disegno creativo delle sue stesse composizioni, imprimendo una notevole forza dinamica. Luca Varavallo, contrabbassista di solida estrazione classica, è il collante del gruppo, capace sia di sostenere in senso strutturale le architetture musicali che di librarsi in notevoli spunti melodici, affidati a un uso espressivo dell’arco che padroneggia con maestria. Raffaele Natale, batterista, in tandem con Tommasone fa da motore del trio, sia nel reggere l’impianto ritmico, talvolta con grande energia, sia nell’indovinare sempre il giusto timbro.

Insert Coin, brano d’apertura del disco, dipinge senza preamboli una prospettiva ampia e lineare attraverso una nota ribattuta del pianoforte, assecondata dalle spazzole della batteria che la fanno diventare materia di continuità strutturale del brano.

Slow Heart Beat si avventura invece in sonorità più oscure e vuote, in cui gli unisoni tra piano e contrabbasso, interrotti con puntualità da accordi centellinati con grande maestria, generano un’intelligente sensazione di attesa che non si risolve mai del tutto, tranne che durante il breve ma intenso assolo di Varavallo.

Ancora a Varavallo è affidata l’intricata vamp in 7/4 di Luca’s Break, una vitale sferzata di energia che è un’ottima dimostrazione di agilità della sezione ritmica.

My Goddess è invece a mio giudizio la prova migliore del disco, sia in termini di composizione che di esecuzione. Un pedale in 6/4 in tonalità minore, che funge anche da interludio tra gli assoli, prelude a un un tema in 5/4 di intensa cantabilità affidato all’arco del contrabbasso, in cui la melodia parte e si appoggia spesso sugli accenti deboli della battuta, generando così un bellissimo effetto di “inseguimento” tra piano e contrabbasso. Gli assoli seguono il disegno tematico, mentre nel finale la batteria si libera in una trascinante, ma mai volgare, improvvisazione sul pedale iniziale, facendo esplodere la dolenza del brano: una prova davvero eccellente.

Guardando ad E.S.T. è l’esplicito omaggio a Esbjorn Svensson, eppure fa capolino in questa composizione l’ombra di molto del più significativo rock contemporaneo (Radiohead prima di tutti) oltre che quella del pianista svedese, il quale a sua volta aveva tratto direttamente dal rock più di un aspetto della sua musica. L’intricato incastro tra piatti e rullante di Raffaele Natale sottolinea il groove incalzante di questo brano, dove per la prima volta Tommasone si apre in un assolo più libero costruito sul pedale che domina l’intero brano, caratterizzato nelle parti scritte da aperture armoniche di spiccata classicità che conferiscono all’insieme una notevole forza drammatica.

Di bellissima intensità lirica è invece Look Inside, scritto con un notevole talento narrativo, in quanto melodia e armonia si inseguono sapendo sorprendere e commuovere l’ascoltatore; basso e pianoforte improvvisano con ispirazione mentre gli effetti aprono orizzonti spaziali nei punti armonici salienti del brano.

Ha grande ariosità anche On my Head, dinamicamente costruito in una forma più aperta e “jazz” degli altri brani in quanto le parti di improvvisazione, caratterizzate da un ottimo interplay tra i tre musicisti, qui costituiscono il nucleo del brano stesso.

L’ipnotico arpeggio di pianoforte, che sfrutta un curioso effetto ottenuto pizzicando le corde e conferendo allo strumento un suono simile quasi alla kora africana, domina Come l’aria del mattino, brano in cui si fatica a trovare una vera cellula tematica, ma che vive appunto della sua ossessiva ripetitività e staticità melodica.

Il brano finale, Indice Tematico, riprende con creatività i temi dei brani precedenti, di cui grazie all’eccellente lavoro dell’elettronica tornano solo gli echi distanti e distorti, in una dimensione onirica e sognante che chiude degnamente il lavoro.

In definitiva, questo Head Project Trio è un lavoro pienamente compiuto che meriterebbe attenzione nel panorama musicale contemporaneo. Si fa fatica a definirlo un disco di jazz in quanto l’aspetto compositivo sopravanza enormemente quello improvvisativo, cosa che probabilmente ai “puristi” del genere farà storcere il naso: ma anche in questa scelta coraggiosa, quella appunto di sfuggire alle catalogazioni di comodo, sta il valore di questi musicisti, che cercano una propria strada con radicalità e con l’unico intento di fare arte.

Giuseppe D’Alessandro

Twitter
Visit Us
Head Project Trio – Head Project Trio Giuseppe D'Alessandro

Summary:

3

Voto


Tags: , , , , , ,


About the Author



Back to Top ↑
  • Seguici su facebook

  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni
  • Giustizia per Mario Paciolla

    Mario Paciolla