Musica

Published on Novembre 14th, 2012 | by Giuseppe D'Alessandro

Indicum – Bobo Stenson Trio

Bobo Stenson Trio, Indicum                                                                                                                                       

ECM (2012)

Bobo Stenson: pianoforte

Jon Falt: batteriaAnders Jormin: contrabbasso

Migliaia di volte si è sentito parlare di effettive (o inesistenti) differenze sostanziali tra il jazz americano e quello europeo. Discorso che esiste da decenni, almeno da quando in Europa (soprattutto in Francia) arrivarono i primi echi della musica sincopata d’oltreoceano, e pionieri come Django Reinhardt dimostrarono che l’Europa poteva dire la sua anche nell’idioma afroamericano. Reinhardt a parte, l’Europa non ha comunque codificato uno stile veramente autonomo fino agli anni ’60, accontentandosi di rifarsi (più o meno bene) ai modelli statunitensi. Ma la storia e la tradizione sono elementi difficili da ignorare: ecco perché un’ondata di jazz “autonomo”, nel vecchio continente, si è sviluppato inizialmente in Mitteleuropa, terra d’adozione di tutta la tradizione classica, prima con le sperimentazioni del polacco Krzysztof Komeda, poi con l’avvento sulle scene discografiche della ECM, casa discografica tedesca che dal 1969 produce un jazz fortemente influenzato dalla cultura classica e contemporanea europea.

Tra gli artisti che la ECM ha promosso fin dagli esordi, figura il grande Bobo Stenson, pianista svedese dalle solide basi jazzistiche, avendo collaborato con mostri sacri come Rollins o Burton, prima di sviluppare un’estetica propria insieme ad artisti europei come Jan Garbarek, Tomasz Stanko, Arild Andersen e altri. Artista schivo e umile, Stenson per la ECM è stato quasi solo un sideman per decenni, prima di inaugurare una serie di meravigliose incisioni a nome proprio, la più stupefacente delle quali è stata, finora, Serenity, in trio con Anders Jormin e Jon Christensen. Dico fino ad ora perché, con questo recentissimo Indicum, ancora prodotto dall’etichetta tedesca, Bobo si è superato e ha generato una delle perle più belle del jazz contemporaneo.

Quest’album, in cui figurano ancora Jormin al contrabbasso e il giovane Jon Falt alla batteria, si collega al precedente Cantando, registrato dello stesso trio nel 2008, per eterogeneità del materiale compositivo, dialogo costante tra gli strumenti, ampi spazi regalati all’improvvisazione collettiva. Ma qualcosa di magico li differenzia. Falt, che a distanza di quattro anni appare molto più maturo, ha ora prosciugato il suo stile, che prima era estremamente virtuosistico e caleidoscopico, per mettersi completamente al servizio del suono del gruppo; Jormin, senza perdere in potenza e acume, eccelle in lirismo; Stenson, già poco avvezzo a trattare il pianoforte come un mezzo per escursioni tecniche estreme, riesce con pochissimo a tirare fuori praticamente qualsiasi cosa dal proprio strumento: colori, idee, luci, ombre, sensazioni.

Con un biglietto da visita del genere, il trio può permettersi di suonare praticamente quello che gli pare. Ecco quindi comparire brani di cantautori socialmente impegnati, composizioni contemporanee, inni popolari svedesi, brani di Bill Evans (la straziante Your Story, omaggio non dichiarato a Paul Motian che amava questo brano), George Russell (compositore statunitense che cercò sempre una via “colta” per il jazz), Ariel Rodriguez, pezzi originali di Jormin e improvvisazioni non programmate in cui i tre musicisti hanno un paritario ruolo compositivo. Tutto suona incredibilmente coeso e coerente: i tre compiono il miracolo di superare il repertorio per suonare se stessi, cosa che fa di questo disco un fenomeno di jazz purissimo. Forse anche a questo si deve il titolo del disco, Indicum, che per i latini voleva dire indiano e quindi diverso. Un titolo che non a caso viene declinato in più lingue tra i titoli dei brani.

La musica di Stenson è ciò che oggi definiremmo post-moderna, attraversa le epoche e le guarda con l’occhio esperto di chi ne ha assorbito l’essenza e tralasciato il vecchiume. Musica universale, che non si lega a nessuna generazione e non somiglia a nessun’altra, e allo stesso tempo rende continuamente omaggio a coordinate storiche e geografiche eterogenee, diverse appunto. Una musica inattuale per la sua carica etica, perché non fa nulla per farsi piacere, non cerca numeri da circo, non contiene repentini sbalzi umorali, non ammicca né all’appassionato di jazz né al profano, e non richiede altro che un cuore aperto; una musica però necessaria, perché il mondo ha un disperato bisogno di opere come Indicum, oggetto di arte purissima e senza sconti, umana, altissima.

Giuseppe D’Alessandro

Bobo Stenson Trio , Ermutigung

 

 

Twitter
Visit Us

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,


About the Author



Back to Top ↑
  • Seguici su facebook

  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni
  • Giustizia per Mario Paciolla

    Mario Paciolla