Fumetti

Published on Gennaio 17th, 2014 | by Martina Caschera

Hicksville

 

HICKSVILLE di Dylan Horrocks Black Velvet, pp. 270, 22 euro 

Non è facile recensire un fumetto come Hicksville, sempre ammesso che si possa chiamare fumetto. La casa editrice toscana Black Velvet lo definisce infatti romanzo, accogliendo la definizione del graphic novel come romanzo grafico/a fumetti.

Quest’etichetta – che piace tanto ai critici, un po’ meno ai fumettari – sta però stretta a Hicksville che è forse più un anti-romanzo e un meta-fumetto.

La prima caratteristica dei comics, ovvero la sequenzialità narrativa, in Hicksville pare essere costantemente distrutta con la sapiente introduzione di storie nelle storie e riferimenti inter-testuali.

Un patchwork di immagini, stili, narrazioni addossate l’una all’altra con maestria: l’attenzione del lettore viene sempre stuzzicata e sfidata, ma mai persa.

fumetto 1

Il racconto principale procede a rilento, interrotto da altri racconti, storie che approfondiscono alcune sfumature, o le sfumano ulteriormente. Composizione ricca di luoghi (immaginari e reali) in cui si incastonano vite e discorsi di personaggi d’ogni tipo.

Ma è un mistero, quasi un giallo, quello che si nasconde dietro le sottotrame e mantiene il paziente lettore attaccato al racconto. Cosa c’è dietro il grande successo del famosissimo autore di fumetti contemporaneo Dick Burger? Questo il motore della storia, degli eventi che ci porteranno ad Hicksville, una città immaginaria della Nuova Zelanda.

Per svelare il mistero, il “protagonista” (in realtà il vero protagonista del fumetto è il concetto stesso di arte fumettistica) si muove ai confini del mondo conosciuto, dagli Stati Uniti parte alla volta della Nuova Zelanda, nella città di Hicksville.

fumetto 2

Una città di appassionati, che non sono però sognatori.

Una città sperduta, nel nulla più nulliforme della Nuova Zelanda dove ci si arriva soltanto in autostop, perché l’ultima corriera ti abbandona nel deserto.

A Hicksville qualunque cosa parla di fumetto, anche le insegne e i nomi dei negozi, dei bar. Ciascun abitante è stato nutrito con i fumetti e di fumetti vive: c’è chi li colleziona, chi li stampa e chi difenderebbe la sua opinione e il suo gusto fino ad arrivare alle mani.

Quello geografico, inoltre, è un elemento da non sottovalutare.

L’autore di Hicksville è Dylan Horrocks, fumettista neozelandese di successo. Vincitore di un Eisner Award – gli Oscar del Fumetto, per intenderci – nel 2002, Horrocks ha lavorato anche per la DC Comics, ma ha preferito però di recente l’alternativa web (più informale e rilassante): in attesa di nuovi lavori su carta stampata, Horrocks si diverte a tenere i netizens col fiato sospeso pubblicando tavole originali a scadenze regolari.

Dalla Nuova Zelanda con furore, autori e fumettisti hanno di recente raggiunto la ribalta internazionale, facendosi notare e alimentando una profonda curiosità verso quello che è forse un nuovo modo di fare fumetto.

Appartenere all’”altro” emisfero del mondo, cosa significa per un fumettista che sfonda negli Stati Uniti? Quali elementi di novità e di estraneità vengono aggiunti (e come) a quello che noi già sappiamo del graphic novel? Cosa rappresenta la città di Hicksville per il mondo del fumetto?

Hicksville incarna forse la risposta più esaustiva a questa serie di domande e lo fa con immagini e mappe, il tutto nutrito da una buona dose di ficcante ironia.

Hicksville e la Hicksville reale costruiscono insieme un brandello del dialogo tra l’uomo e la terra, tra la scoperta e l’esplorazione dello sconosciuto, un percorso verso la conoscenza e il desiderio tutto umano di impossessarsi di ciò che non conosce proprio tramite il segno, la descrizione, la mappa.

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Tutto questo, in un solo fumetto? Ebbene sì, alla faccia di quelli che pensano che i fumetti non siano una cosa seria.

Più di una storia, come è già stato accennato, a cui si accompagna più di un registro espressivo (dal comico, al drammatico, al nostalgico, al sentimentale) per dare espressione ai tanti elementi che si accavallano in questo racconto.

Si complica così, il lavoro del lettore, costretto a riflettere su una moltitudine di aspetti del fumetto, del suo mondo, delle sue brutture (i compromessi) e delle sue bellezze (le passioni, l’amore).

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Gli abitanti di Hicksville, gente pratica e diretta, vi accoglieranno con forza, introducendovi pian piano e con malevolenza al loro splendido segreto e a un orribile mistero.

Tutto questo, se vorrete seguire Horrocks e i suoi poliedrici personaggi fino all’ultima pagina.

Martina Caschera 

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