The Counselor

The Counselor
Regia: Ridley Scott
Genere: Thriller
Durata: 117′
Lingua originale: Inglese
Cast: Michael Fassbender, Javier Bardem, Penélope Cruz, Cameron Diaz, Bruno Ganz, Brad Pitt, Rosie Perez, Natalie Dormer
Sceneggiatura: Cormac McCarthy
Soggetto: Cormac McCarthy
Fotografia: Dariusz Wolski
Montaggio: Pietro Scalia
Distribuzione: 20th Century Fox
Uscita nelle sale: 16 gennaio 2014
Trama: Un avvocato avido e innamorato cerca di fare un po’ di soldi, investendone una gran quantità, come sua ultima risorsa, in un giro illegale gestito dall’amico e partner in affari Reiner, associato al Cartello messicano. Le pedine in gioco sono tante e le due reali parti che ne gestiscono le redini muovono le proprie mosse nell’ombra, lasciando in piena vista solo la rovina che portano nelle vite di chi osa sfidare i confini della propria esistenza.
La verità non ha temperatura.
A chi non piace Cormac McCarthy, l’autore che, con uno sposalizio perfetto, ci è esploso davanti grazie al gusto affine con i fratelli Coen? C’è anche chi non lo conosce Cormac McCarthy, ma vedendo il trailer di The Counselor può dire ‘figata!’ e poi magari vede anche il cast e ripete la stessa esclamazione con non poca foga. Poco importa allora chi sia Cormac McCarthy. Vero. E falso.
Perché il bello e il brutto di questo film stanno tutti nel nome dell’autore della sua sceneggiatura, con un Ridley Scott sorprendentemente vicino alla sua vecchia poetica, quella un po’ sospesa e intuitiva, poco fracassona e genuinamente cinefila, parlatissima, incastrata sulle atmosfere e i ritmi decisi dai personaggi più che dagli avvenimenti e dal tiro che la storia narrata pretende di avere.
Non siamo dalle parti di American Gangster, ma neanche di Non è un paese per vecchi. Siamo in una sorta di Terra di Nessuno dove tutti vincono e tutti perdono, anche fuori dallo schermo.
Perché se è strano osservare Fassbender e pensare che non c’entra molto col film, così come si ha l’impressione che il vero protagonista paia essere Brad Pitt, è quasi straniante rimanere incantati da una Cameron Diaz che si mangia vivi tutti i comprimari ed emerge come un diamante in mezzo a un nulla narrativo abbacinante.
I personaggi di questo film, difatti, non esistono. Non causano e non mutano nulla attorno a loro, vengono definiti con violenta invadenza visiva attraverso tratti e vestiario, tatuaggi e cappelli e tutti hanno qualche aneddoto meraviglioso o qualche massima strepitosa da elargire più al pubblico che al personaggio che hanno di fronte. Gli agganci narrativi si contano sulle dita di una mano ma questo non è tanto un difetto finché il senso stesso del film non viene a mancare.
Perché non si può parlare di The Counselor come di un film brutto, quanto di un’occasione mancata. Si esce dalla sala col tentativo di ricordare la mole di scambi strepitosi, per non parlare del monologo dell’avvocato che parla di poesia a un uomo condannato dalla sua stessa stupidità, o della magistrale scena finale del buon Pitt, ma senza riuscire ad afferrare molto di più del ricordo di ciò che si è appena visto.
È più facile allora considerare questo come un non-film, una sorta di dialogo filmato, come un audiobook con le illustrazioni, di alta caratura. Niente di male insomma, a meno che non si arrivi alla considerazione di aver pagato il biglietto per il ‘nulla’ come qualcosa per cui arrabbiarsi.
Non è il mio caso.
Le comparsate di Rosie Perez, Dean Norris e Natalie Dormer mi aiutano a pensare che c’è di peggio in giro.
Angelica Milia
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