Graphic Novel is Dead

Davide Toffolo, Graphic Novel is Dead, Rizzoli-Lizard.
Il 15 gennaio 2014 è uscito per la Rizzoli-Lizard l’ultimo lavoro (a fumetti) di Davide Toffolo, disegnatore/fumettista affermato e frontman della band Tre Allegri Ragazzi Morti.
Per essere un fumetto, Graphic Novel is Dead sta ottenendo una discreta visibilità, in rete e sui social, grazie a una copertina particolarmente accattivante (realizzata, tra l’altro, in 4 diversi colori), che ben sintetizza lo spirito dell’opera, ma soprattutto grazie all’energico lavoro dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che lo stanno portando e performando live in giro per l’Italia.
È molto difficile, se non impossibile, scindere il Toffolo fumettista da El Tofo, l’Allegro Ragazzo Morto, quindi non lo farò.
Oramai da parecchi anni i Tre Allegri Ragazzi Morti narrano, con una lucida sintesi di rabbia e poesia, il quotidiano, delle sue tragedie e delle sue vie di fuga. Il lavoro di Toffolo sulle copertine e sulle illustrazioni legate al gruppo procede nella stessa direzione, accompagnando i TARM nella loro evoluzione estetica e stilistica. La sintesi e la precisione, unite all’intensità e alla sinuosità del tratto, fanno sì che alla musica i TARM riescano ad accompagnare sempre immagini vive e potenti del loro – che è anche il nostro – Mondo Naif.

Tre Allegri Ragazzi Morti, Copertina dell’album “Il sogno del gorilla bianco”, 2004
È lo stesso Toffolo a confessare però, già nelle prime pagine di questo graphic novel atipico, di essere nato nel fumetto e di essersi solo più tardi evoluto nella musica: “I miei genitori dicevano a tutti che il mio era un dono di natura”.
Nei testi di critica Toffolo è infatti definito come un membro di quella generazione di artisti che hanno fatto la differenza nella storia del fumetto contemporaneo e sperimentale, sia dal punto di vista estetico che da quello contenutistico.
Laureato in disegno anatomico a Bologna, e – questa cosa fa sempre molto effetto – allievo di Pazienza, negli ultimi venti anni ha contribuito a formare il fumetto italiano, collaborando in riviste-progetto quali Mondo Naif, Dinamite e Fandango.
Dalla fine degli anni ’90 dunque, oltre ad aver curato illustrazioni, video musicali e animazioni per il suo e altri gruppi, è autore di fumetti in serie (Cinque allegri ragazzi morti), e graphic novel.
Pasolini (2005), Il re bianco (2005) e L’Inverno d’Italia (2010) sono tra i titoli più significativi di quello che è, molto probabilmente, lo strumento espressivo con il quale Toffolo riesce a scavare più a fondo nella propria sensibilità e nella nostra, attingendo ad un vivo e ricco bacino culturale, con un linguaggio immaginifico a dir poco originale.

Pasolini, 2005
Ma se volete notizie autobiografiche più precise, se volete capire davvero cosa Davide Toffolo abbia combinato, purtroppo non vi consiglio di leggere Graphic Novel is Dead: pur essendo presentata dall’autore come “la storia di una rock star, che sono io, e del suo uccello. Tutto vero” (dunque come un’autobiografia), questo romanzo a fumetti non racconta poi molto della sua vita.

L’uccello di cui parla Toffolo, per capirsi, è un pappagallo domestico, un “inseparabile”, quei pappagallini tenerissimi e molto di compagnia. La storia è narrata principalmente da Toffolo stesso ed è “una specie di commedia, con una coppia comica nuova. Io, El Tofo e Pepito, il mio pappagallo”.
E questo non è affatto male perché riprende la sana abitudine di Toffolo di mettere il mondo umano e il mondo animale a confronto, in un raffinato gioco di (ri)specchi(amenti) e di silenzi. L’animale non risponde, ma nemmeno interrompe il flusso di coscienza del protagonista. Svolazzando, scavandogli nei capelli e cagando in giro, Pepito fornisce a Toffolo un contraltare genuino d’affettività e vitalità.
Oltre a Pepito troviamo pochi altri personaggi ad accompagnare l’autore: l’ex Señor Tonto (alias D.J. E. Sist), Pasolini, il padre di Toffolo (molto somigliante a Pasolini) e un gruppo di figure femminili che più che donne sono corpi, linee sinuose, cuscini comprensivi. Le donne, in particolare, colpiscono perché sono tantissime – forse troppe – ma non si tratta solo di una questione sessuale: l’universo femminile lo spinge verso una ricerca più profonda.
Come anticipatoci dal titolo “mortifero”, non ha alcuna intenzione di raccontarci sul serio una storia.
Anzi, ce la smantella, ce la parcellizza, ce la de-costruisce, sia dal punto di vista narrativo, interrompendo i discorsi e riprendendoli quasi a singhiozzo, sia dal punto di vista estetico, con l’utilizzo di vari stili e tecniche grafiche e con l’inserimento di elementi alieni, quali ad esempio la fotografia.
Siamo spiazzati.
Non si comprende, in fin dei conti, se questo lavoro di cesura e cucitura Toffolo senta di poterselo permettere o gli sia semplicemente necessario, arrivato a questo punto della sua vita: non ci racconta forse una storia ma di certo ne tratteggia un protagonista che l’ha vissuta in maniera micidiale dal punto di vista umano. È un viaggio nel mondo interiore dell’autore, dei suoi anni, dei suoi stupori, delle sue debolezze e frustrazioni che, a quasi 50 anni, sembrano essere le stesse di una volta, ma con un pizzico di autoironia in più.
Il rapporto con il mondo esterno – inteso come “pubblico”, ma anche come “sistema” – che è un rapporto di incontro/scontro. Il conflitto generazionale. L’insicurezza che nasce dalla sensibilità. La voglia di fare di più, di fare ancora, di non fermarsi. Il rapporto con il successo e la fama, le sue contraddizioni.
In conclusione, l’unica motivazione realmente oggettiva per consigliare di addentrarsi in Graphic Novel is Dead, è quella estetica. L’autore utilizza tecniche molto diverse, sperimenta con stili e colori (anche grazie all’aiuto del bravo Alessandro Baronciani, il quale ha curato appunto i colori) con il risultato che Graphic Novel is Dead, come tutte le opere di Toffolo, diviene un vero piacere per gli occhi. Purtroppo, non abbastanza per la mente.

Ma non ho concluso. Vorremmo mica solo le ragioni oggettive?
Leggete Graphic Novel is Dead perché:
perché Davide Toffolo non ha voluto, in nessun modo, dare al pubblico ragioni oggettive per leggerlo (credo che quello che volesse fosse darsi in pasto al mondo, essere maestro, essere mangiato);
perché va bene così, perché quest’opera non pretende di essere altro che quello che è, vale a dire un viaggio introspettivo nella vita (vera o immaginata) di un artista;
perché vi farà sorridere dolcemente, stranire e anche un po’ riflettere sul contrasto tra Toffolo uomo e Toffolo personaggio (se lo conoscete un po’);
perché, se non lo conoscete, vi introdurrà a piccoli passi in quello che un uomo dotato di talento e passione ha cercato di fare, col suo lavoro, durante questi ultimi vent’anni.
Martina Caschera

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