L’ultimo dei Nobraino – Nobraino
“Non trascurare le conseguenze dell’amore”, scrive a mo’ di promemoria Titta De Girolamo in una scena memorabile del film di Sorrentino, ma è anche il risultato che sistematicamente ottiene qualunque ricerca svolta sul tema da una delle varie università americane o inglesi. E il perché è semplice: l’amore è una droga.
Ad onor del vero, a questa conclusione e senza scomodare fior fiori di ricercatori, c’era già arrivato il poeta Luigino in Così parlò Bellavista: “A droga mia ‘a teng’ into ‘o core, a cocaina mia se chiamme ammore! E chest’è”.
La droga “amore” e i suoi molteplici effetti sono anche il tema principale del nuovo disco di Kruger e compagni, L’ultimo dei Nobraino. Entrando nello specifico, è risaputo che uno dei primi effetti della dipendenza è l’alterazione delle percezioni con forti ricadute sulla creatività: “Ti scrivo ettolitri di endecasillabi […] e a furia di desiderarti, di descrivere le parti del tuo corpo, m’hai ridotto a uno scrittore”. Ma nonostante la vena poetica, non sempre i risultati sono paragonabili a quelli prodotti dall’oppio sui poeti maledetti, diciamo. Per cui il rischio di finire affogati nell’inchiostro delle rime, dei cliché, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, o di vincere Sanremo, risulta concreto.
Ma ci si può salvare dall’annegamento aggrappandosi all’affetto e al senso d’appartenenza verso la terra d’origine (“ti bacio i colli ti schiaccerò coi piedi le conchiglie/ Romagna bella ti voglio bene/ sei la mia troia sei la mia famiglia”), o alle novità che l’innamoramento, quando arriva, porta sempre con se: “Io troverò un fiore ancora tutto da fiorire, ora che ho imparato ad incontrarti qui in giro”.
Ma a volte, come ci ricorda spesso quel grande esperto della materia che è Manuel Agnelli, l’amore può diventare una patologia o una dipendenza che rende deboli, ansiosi e disperati. E qui tutti converranno con me sul fatto che visualizzare e rispondere è un gesto che può salvare vite umane. Insomma, per farla breve, l’amore a volte può uccidere o in alternativa, può diventare l’alibi perfetto per un omicidio. Forse è quello che è successo a Miché?
A riaprire il caso della ballata di Miché, la cui morte era stata archiviata come suicidio in una famosissima canzone di Fabrizio De André, è proprio Kruger in persona che, più e meglio di Federica Sciarelli, scova un testimone e fornisce un racconto diverso sugli ultimi momenti di vita del presunto suicida per amore. Ma più di questo caso, a generare polemiche sarà sicuramente l’idea contenuta nell’intero lavoro. Per i Nobraino l’amore è una droga leggera e come tale va trattata: “È droga il sesso, l’informazione, i soldi ed il successo anche se non lasciano nessun riflesso nella pipì. Ma più di tutti sono drogati quelli innamorati che si strafanno di carezze e baci come noi due”.
Una teoria che finirà per alimentare ulteriormente il dibattito sulle droghe leggere, per cui per non rimanere tagliati fuori dalla discussione, non ci resta che ascoltare ripetutamente questo bel disco.
Fabio D’Angelo
TRACKLIST:
1. Esca viva
2. Lo scrittore
3. Bigamionista
4. Un’altra ancora
5. Michè
6. Via Zamboni
7. Sotto al letto
8. Luce
9. Il muro di Berlino
10. Endorfine
11. Jacques pérvert
12. Il semaforo
13. Rallentare a Pietracuta
14. Bella polkona
Summary:




