Musica Domino Malika Ayane

Published on novembre 8th, 2018 | by Guest

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Domino – Malika Ayane

 

Domino Malika Ayane

Il progetto grafico del disco è dello studio Le Dictateur – Federico Pepe. Foto di Jacopo Benassi


Come suona il ritorno sulle scene di Malika Ayane dopo tre anni di silenzio? Non è mica facile da riassumere con degli stralci o con dei semplici blurb, ma va compiuto qualche passo indietro giusto per stendere un recap del profilo artistico.
Sanremo 2009: un esordio che è ossigeno per la musica leggera italiana. Una ventenne Malika Ayane si presenta al pubblico con il brano Come foglie. Subito sotto contratto con la Sugar di Caterina Caselli. Oggi con Domino, l’artista milanese ha avuto modo di ritagliarsi una dimensione più cosmopolita, a misura d’uomo, ardita e sperimentale; cantando comunque le vicissitudini e i dubbi che solo i rapporti di coppia – e non solo – sanno insidiare nella vita di ciascuno di noi. Dopo  il trascorso sulla scia della canzone pop italiana, Malika insegue altri lidi artistici giungendovi con un disco registrato a Berlino, ma pensato e scritto tra Londra, Milano e Parigi. Si affida nuovamente alle mani dei produttori Axel Reinemer e Stefan Leisering, in cabina di regia per Naif. 

La traccia che apre il disco è Nodi, una prima diapositiva, come quelle scattate da Jacopo Benassi per il corposo booklet: uno sguardo sui momenti sfuggenti, all’inizio irrinunciabili – ma è sempre meglio sedersi e riflettere sulla propria stabilità emotiva, nel bene e nel male, perché canta: “Pensi anche tu / Non ci sia più / Lo spazio per mettersi dentro / Un cubetto di ghiaccio.”

Tradotto significa che eccitarsi, o abbattersi per poco comporta sempre un rischio, trascurando chi ci tiene veramente. “Se non finisci il trasloco / Ti trovi smarrito come in quella foto” 

Altro esempio di scrittura raffinata e criptica (a tratti) è Questioni di forma: la cantante mette da parte i “me misero me tapino” per dire che niente è perduto; anche quando l’universo sembra essere contro di noi. Perché “quel che serve in sostanza c’è già.”
Per abitudine si mantiene sullo stesso binario, facendosi strada sempre con un ritmo accelerato e dalle venature acustiche da nu jazz.
Il primo singolo è Stracciabudella, dove la cantautrice svela (e si svela, sta a noi scoprirlo) i pezzi che compongono il nostro essere come le tessere di un domino.
Brani come Imprendibile, una placida parentesi in chiave free jazz, e Nobody knows, sorretta da beat elettronici e tastiere, si interrogano sulla sfuggevolezza della vita e di chi passa al nostro fianco ogni giorno.

“E già prima di entrare
Ho una lista di cose
Di cui potermi lamentare
E mi basta una reazione
Che ti incazzi un’altra volta
Sorridimi, è la svolta


In Non usciamo dà prova della sua maturazione artistica tout court, la voce è affilata tanto da raggiungere una grande prestazione con le note più basse. Qui afferma che la volontà è tutto, al di là dell’amore e del resto, il motore che fa muovere le nostre giornate.
Quando dura un’ora si piazza tra le tessere più pregiate dell’album: incalzante e sostenuta da una base synth-pop da club, permeata qua e là da intuizioni elettroniche che danno al brano un tocco cosmopolita. Il testo pone il quesito: quanto può significare per noi veramente il tempo? Ma soprattutto, è sempre utile fare i conti con le lancette dell’orologio?
Con gli ultimi due brani, il disco prende tutt’altra piega. Ci si dimentica presto del brio e delle fughe jazz che hanno avviato a tutti gli effetti il progetto. Sogni tra i capelli, il secondo singolo rilasciato, accede a una dimensione sognante. Un gioco soft fatto di armonie e beat elettronici avvolge la voce soffice, una realtà sfumata e visibile appena, resa grazie alla marimba e a un basso ruggente.

 

Vestito da domenica prende le premesse del brano che lo precede e le estende fino a farlo diventare – con tutta probabilità – il pezzo più bello del quinto disco. L’intro si appoggia su tastiere a loro volta accompagnate dalla batteria, passando a un coro soave e al pianoforte. Si libera dal classico schema della canzone, non c’è ritornello, come non ci sono affatto delle rime, ispirata dal periodo americano di Lucio Battisti, lo stesso che dal 1975 al 1980 si cimentava con una simil jam-session tutta statunitense. Qui, in particolare, ci si trova più con le produzioni di Io tu noi tutti e di Una donna per amico. Un’onda spensierata che si abbatte in chiusura con una lunga coda finale, sempre gli stessi cori flebili a suggerire l’atmosfera tipica domenicale e vacanziera. Come se non bastasse, il compact disc è contenuto in un sontuoso cofanetto, la cui custodia è già un prodotto cartotecnico di pregio.
All’interno del booklet sono presenti gli scatti di Jacopo Benassi in bianco e nero, come le tessere del domino chiamate in causa dal titolo.

Domino è la voglia di prendersi sul serio, giocando con la musica con dieci anni di esperienza alle spalle e l’obiettivo di innovare un linguaggio in continua evoluzione. Sulla scena italiana Malika Ayane è attualmente l’ultima voce della canzone leggera sensibile agli stilemi classici e alla ricerca sonora. Nel disco c’è un manifesto della sua visione: muoversi sospesa e leggiadra con un mezzo espressivo sempre pronto a sorprenderla, come quando nel 2009 stava per salire sul palco dell’Ariston. Per sfruttare pienamente tutte le sonorità disco, verrà eseguito a breve sia nei teatri che nei club (clicca qui per le date).

Simone Tribuzio

 

Tracklist

  1. Nodi
  2. Questioni di forma
  3. Per abitudine
  4. Stracciabudella
  5. Imprendibile
  6. Non usciamo
  7. Quanto dura un’ora
  8. Nobody knows
  9. Sogni tra i capelli
  10. Vestito da domenica
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