Hunger

Hunger (Gran Bretagna, Irlanda 2008) di Steve McQueen con Michael Fassbender, Liam Cunningham, Brian Milligan.
“La libertà significa tutto per me. Togliermi la vita non è solo l’unica cosa che posso fare, è anche la sola cosa giusta da fare”. (Bobby Sands)
Hunger è un capolavoro che racconta una storia cruda e dura senza mezzi termini né scappatoie. Spiazza lo spettatore, lo mette a disagio, lo opprime ma al tempo stesso lo rapisce e lo affascina: “una bella mazzata”, come amo definirlo. La storia del rivoluzionario Bobby Sands (un grandioso Michael Fassbender) e del suo sciopero della fame per riconoscere il diritto dei membri dell’IRA di essere trattati come prigionieri politici.
Steve McQueen si è sempre distinto per il suo rapporto estremamente fisico con le immagini, già visibile in tutta la sua forza in questo suo esordio cinematografico. Le parole e i dialoghi si limitano all’essenziale perché le immagini bastano da sole a parlare. Il regista alterna piani fissi a movimenti di camera con grande uso del piano sequenza, indagando in maniera profonda la crudeltà della storia attraverso gli occhi di Bobby Sands.
Vincitore della Caméra d’or per la migliore opera prima al 61 Festival di Cannes, Hunger è rimasto sconosciuto a gran parte del pubblico italiano fino al 2012, anno in cui dopo il successo di Shame i distributori italiani hanno deciso di farlo uscire anche nel nostro Paese. Ed era ora.
Hunger è un film che va assolutamente visto e rivisto. Perché guarda alla storia e trasmette cose che non si possono trovare né nei libri né negli archivi, mostra nel suo senso più profondo cosa significa credere e morire per una causa con un atto estremo di disperazione.
Carla De Felice
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