Pillole Blu
Peeters è una star del fumetto internazionale.
Al Comicon di due anni fa (Napoli, 28 aprile – 1 maggio 2012) una piccola parte dell’enorme esposizione era stata dedicata alla scena fumettistica Svizzera. O meglio, i post-it che ricoprivano una decina di grossi pannelli (uno per autore) provenivano da un’esposizione tenutasi in Svizzera, per il Festival del Fumetto di Losanna. Tra gli artisti, oltre Peeters, anche Fior, Raviscioni, Tirabosco, Wazem (non propriamente svizzeri). Tra i post-it, mi colpirono quelli di un artista che prendeva in giro Peeters: è troppo famoso, ruba sempre la scena.
Ebbene sì, Peeters è una star, ma è da qualche anno che non sforna romanzi fumetti, si è dedicato invece ultimamente alle serie: Koma, RG e l’ultimo lavoro, ancora in uscita, il progetto sci-fi AÂMA,
Svizzero, di Ginevra, ha raggiunto la fama alla fine degli anni ’90. La sua abilità tecnica gli permette di spaziare in un ampio range di stili, da uno più elaborato (che ci mostra nelle ultime opere, una su tutte Pachidermia) a quello più sintetico che si concede in Koma e nel meraviglioso Pillole Blu. Passando, ovviamente, per connubi interessanti, come in Lupus, sintetico nelle linee umane, estremamente elaborato negli scenari fantascientifici.
Anche le storie, e le tematiche da queste affrontate, sono le più diverse, e quasi sempre mirano ad indagare la vita e l’animo umano, delicatamente ma con decisione, interrogandosi sempre e mantenendosi il più lontano possibile da una visione manichea.
Vorrei scrivere di Pillole Blu, un’opera del 2001, perché, nonostante sia un lavoro di più di dieci anni fa, non passa mai di moda e allo stesso tempo, nonostante la giovane età, è a mio avviso un piccolo classico del fumetto contemporaneo.
Una storia intima, d’amore semplice. Il tono autobiografico ci fa riconoscere nel protagonista lo stesso Peeters, un giovane fumettista che vive a Ginevra. Qui conosce Cati, che lo attira dal primo momento e con la quale si incontrerà qualche altra volta, per caso, prima di incontrarla definitivamente.
Cati ha un figlio e un matrimonio alle spalle, è una donna tormentata e affascinante: il nostro protagonista se ne innamora ed è un amore sereno, puro, che scivola naturalmente, fino a quando lei non gli parla della sua malattia: è sieropositiva.
Fine.
E inizio.
Inizio di una nuova vita, nell’amore e nella consapevolezza di ogni gesto. La paura, a tratti sottovalutata, a tratti affrontata con ingenuità, a tentativi, girando attorno al problema senza affrontarlo, li accompagna fino allo spartiacque: il preservativo si rompe e il terrore fa capolino nella coppia.
La minaccia, concreta, della morte.
Il medico curante di Cati e Frederik li salva dal panico e dalla confusione, diventando un mentore e conducendo la coppia in un percorso di consapevolezza e di coscienza, della malattia, dei pregiudizi, dell’amore stesso e della libertà.
Tutto questo in maniera estremamente umana, instabile e partecipativa. Il medico non è un automa o, peggio, un’entità gelida e distante, ma un confidente, una figura paterna. E la malattia non è una creatura senza forma: pur non perdendo di gravità e serietà essa viene gradualmente delimitata nei suoi confini e le regole per tenerla a bada vengono elencate e apprese con disciplina.
Tematiche estremamente delicate come quelle della sieropositività, dell’HIV e dell’AIDS, di cui purtroppo si è smesso di parlare da tempo – dopo un periodo di attenzione mediatica forte, negli anni novanta – ci presentano un mostro spaventoso, ma che è tanto più spaventoso quanto meno se ne sa di lui.
Dicerie, luoghi comuni e mezze verità vengono delicatamente sfatati da questo piccolo grande fumetto. La malattia si insinua nella relazione tra Frederick e Cati senza spaccarla, ma ne diviene forse il collante?
Mentre la voce narrante alterna un grande – e inaspettato – livello di sicurezza e fiducia in se stessa a lunghe pause – anche narrative – di importanti quesiti, Cati ci viene raccontata come una creatura vitale e intensa. Vibrante di vita, anche se piena di rabbia. Una madre attenta, forte e tenace, sospesa tra la voglia di vivere e il senso di colpa per il figlio, che ne ha ereditato la malattia.
Non conosciamo e non conosceremo mai le origini della malattia, ma non importa.
I tasselli di un quotidiano semplice ci stupiscono, scene d’amore, di sesso, si alternano alla prassi della cura, delle crisi e del “trattamento”. Le pillole e le medicine diventano silenti e inseparabili compagne di viaggio.
Nonostante la difficoltà dell’argomento trattato dunque, Peeters non è mai né troppo patetico, né eccessivamente cerebrale nel descrivere questa storia d’amore. Si sofferma, com’è nel naturale corso delle cose, sui dubbi e gli interrogativi di un uomo che s’innamora e che deve affrontare una serie di problemi che non avrebbe mai nemmeno immaginato prima di allora. Ma un’impressione di leggerezza e di spensieratezza pervade, comunque, tutto il racconto, quasi a volerci far capire – senza tentare di convincerci – che solo così le cose potevano essere.
Il bianco e nero, il tratto spesso, gli inchiostri densi, rimpolpano un racconto per il quale Peeters ha scelto la massima sintesi e linearità. Le stesse vignette non sono mai rigidamente geometriche, ma segnate da rigonfiamenti e imperfezioni, come la pelle.
Pillole blu non è un fumetto impegnato, ma è un fumetto importante. È una storia per chi crede nell’amore e che l’amore vada vissuto pienamente e con impegno. Attraverso la propria esperienza l’autore ci invita, senza presunzione, a guardare ogni cosa dalla giusta prospettiva: un dettaglio in apparenza insignificante (uno sguardo di uno sconosciuto, una nuvola di fumo) diviene un’occasione di riflessione su se stessi, una “condanna a morte” diviene un’opportunità di vita. In questo senso ciò che è giusto non è una questione di morale sociale, ma è sempre e soltanto mirato alla felicità più piena e più umana, dell’individuo come parte prima della coppia e poi del tutto.
Non andrà sempre liscio, ma saremo insieme.
Una chicca: sul sito, Peeters mostra le due varianti della copertina del suo fumetto, in Inglese e in Italiano. La seconda, la nostra, pubblicata da Kappa Edizioni, gli piace parecchio di più.
Martina Caschera
Summary:










