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Published on Aprile 23rd, 2014 | by Roberta Rega

Attori si nasce

Francesco Canessa, Attori si nasce – protagonisti e grandi famiglie del teatro napoletano, Edizioni La Conchiglia 2013

Francesco Canessa, Attori si nasce – protagonisti e grandi famiglie del teatro napoletano, Edizioni La Conchiglia 2013

Quando gli artisti veri spariscono, decade il relativo Teatro” (Benedetto Croce)

Non è passato molto tempo da quando ho dovuto spiegare a tante persone, e con enormi difficoltà, perché non abbia gradito affatto la regia e la recitazione di Toni Servillo ne Le voci di dentro di Eduardo De Filippo. Quello che oggi è acclamato come il più bravo attore italiano, per me era fuori dalla parte, fuori dal testo, e per nulla al servizio dell’autore. Lo stesso disagio l’ho provato altre volte, in quasi tutte le recite delle commedie di Eduardo. Alcune eccezioni ci sono state e i miei ricordi felici, in questo senso, sono legati Luigi e Luca De Filippo: padroni di quanto avveniva sulla scena e fuori, tra le righe del testo, nelle didascalie, nelle intenzioni.

La ragione di queste eccezioni, ho pensato, è evidente: i De Filippo sono perfettamente a proprio agio nel repertorio, lo hanno vissuto e approfondito nel corso di tutta una vita artistica e personale, è un abito di scena congenito. È un repertorio che conoscono meglio di tutti, mi ripetevo. Essi non tradivano quanto Eduardo ha inteso dire o non dire in quelle commedie. Non ci sono ambiguità in questo: abbiamo le registrazioni, conosciamo l’intenzione dell’autore. Abbiamo le prove.

Ma non è tutto. Un altro aspetto li identifica come attori: la scuola di provenienza. Sono figli d’arte, in un senso arcaico, un’arte lontana, artigianale, che si acquisiva con fatica. Attori si nasce, tuona il titolo del saggio. Non c’è nulla di romantico o profetico in questo assunto, è solo la descrizione di un altro mondo, un altro modo di apprendere e concepire l’arte attoriale. Loro sono più bravi perché hanno imparato quel repertorio dai padri, da un retroterra non replicabile, dunque differente. Sono gli eredi di un mondo che finisce con loro, che nessuna scuola è in grado di riprodurre. Quello è il loro terreno, da centinaia di anni.

L’arte che essi hanno imparato si apprendeva in famiglie di attori con padri capocomici, in compagnie “scavalcamontagne”, molto prima che questo mestiere divenisse sinonimo di fama, ricchezza, o peggio di intellettualismo. La prospettiva era una vita modesta, di privazioni e dedizione totale al mestiere. Si nasceva in una compagnia, o ci si univa a una di esse per anni, con le sue gerarchie, le difficoltà, i sacrifici quotidiani. Alla fine, non c’era più differenza tra vita e palcoscenico. Questo è accaduto a Napoli, determinando una certa ricchezza di invenzioni, un’irripetibilità, un’arte spinta dallo spirito di sopravvivenza.

Attori si nasce è un’occasione per guardare dal buco della serratura un mondo perduto, che Canessa ha conosciuto da vicino: ospite fisso dei De Filippo, sposò la figlioccia di Tina Pica. La prosa è composta, completamente al servizio del narrato, che necessiti di chiarezza (nell’esposizione di fatti storici) o di colore (negli aneddoti che puntellano il racconto).

L’autore, sforzandosi di scrivere un saggio, si lascia andare al racconto familiare di un teatro ricco di personalità e risorse, riuscendo a stilare un compendio minimo della storia del teatro del primo novecento.

Roberta Rega

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