Musica

Published on Giugno 10th, 2014 | by Roberto D'Angelo

Silkidrangar – Samaris

samaris - silkidrangar

Ode all’incantevole musicalità della lingua poetica islandese. Qualche mese fa vi ho parlato del loro EP omonimo e vi ho lasciato con la promessa del loro primo disco ufficiale. Il 5 maggio Þórður Kári Steinþórsson, Áslaug Rún Magnúsdóttir e Jófríður Ákadóttir, in arte Samaris, hanno dato alla luce Silkidrangar. La materia prima resta inalterata: i beat glitch downtempo e le timbriche calde, gli intrecci fra pad pieni e il suono vellutato del flauto, la voce perturbante che intona versi dell’ottocento poetico islandese. Quello che cambia, nella sostanza è la direzione. Gli elementi che nell’omonimo album erano mescolati con intento quasi esplorativo, adesso vengono organizzati su una trama che è chiaramente trip-hop, e che strizza l’occhio agli episodi più ritmati della Björk di Vespertine.

Premessa importante per onestà intellettuale: non parlo islandese né lo capisco (ma va!). Ho sperato per un mese circa che da qualche anfratto indie-snob della rete sbucassero i testi delle canzoni e (Divino Google) le relative traduzioni. Purtroppo non è accaduto. Quindi questo articolo accantona l’aspetto semantico dei testi ed è il risultato delle suggestioni fonetiche che questa antica e musicale lingua conferisce alle canzoni di Silkidrangar. Figo, eh?

Se in alcuni casi lo stereotipo può avere una valenza estetica, questo è chiaramente uno di quei casi. Il carattere nazionale della musica dei Samaris è piuttosto evidente. Le ritmiche e le timbriche calde ed eteree convivono col distacco algido e cerebrale dell’effetto di insieme, come un letto di ghiaccio che fluttua rassicurante su un oceano di lava. Mi si perdoni l’ennesimo richiamo alla Terra del Ghiaccio e del Fuoco, ma è difficile resistere alla tentazione di questa affascinante quanto abusata associazione mentale. Così come è difficile non pensare a un paesaggio notturno tracciato con geometrica precisione sui toni del blu. Oceano, ghiacciai, lava, prati verdi resi grigi dall’oscurità e presenze, queste ultime evocate soprattutto dal particolare canto di Jófríður, per cui non trovo migliori denotazioni di quelle comprese nell’inglese “haunting”. Bando alle immagini, passiamo alla musica. Nòtt (“Notte”) apre il disco con un loop e una cassa che ci introducono ad una sonorità più “club” rispetto ai lavori precedenti, che poco viene contrastata dal flauto. Aiuto! Da qualche parte mi è sembrato di sentire una chitarra distorta in lontananza. Inversione di rotta già dal secondo brano, Ég Vildi Fegin Verda (“Voglio essere felice”), aperta da un cantato ipnotico che si ripete per tutto il tempo con la metrica dell’antica epica nordica, appoggiandosi su diversi “stop & go” che conferiscono al motivo un movimento suadente. Lífsins Ólgusjór (“Il mare tumultuoso della vita”) è cupa come l’abisso e assieme marcatamente ballabile. Più aperta, ariosa e meno minimale Tíbrá. Tiene fede al titolo Brennur Stjarna (“Stella ardente”), trascinante e pagana: meno suoni, più cassa e timide armonie di voci e fiati, un pugno di bellezza. Máninn Og Bróðir Hans è spaziale, aliena, acquatica, e quanto di impalpabile e perturbante vi possa venire in mente. Þótt Hann Rigni (“Anche se piove”) ha un carattere simile ma struttura più “convenzionale” e tinte più tenui. Antico e perenne, infinito e accogliente, non poteva mancare l’oceano, e non poteva non essere (forse) il pezzo più bello del disco: Hafið, sua maestà l’Oceano, si sviluppa piano, cresce per accumulo di elementi, aumenta la pressione e poi svanisce in Hrafnar (“Corvi”). Una lunga, elettronica suite che sfocia nell’ambient più puro. I suoni ribollono per circa 3 minuti nell’ultimo brano del disco, Vögguljóð, poi l’elettronica scompare e lascia il posto a un raffinato contrappunto fra la voce e due clarinetti.

Silkidrangar (che più o meno significa “Rupi di seta”) è un disco continuamente in bilico fra antico e moderno, fra l’aperto e l’intimo, fra il gelido e il torrido. Notturno, cerebrale e irriducibilmente nordico. Non fa compagnia, piuttosto crea luoghi.

Voto: 7

Tracklist:
1. Nótt
2. Ég Vildi Fegin Verða
3. Lífsins Ólgusjór
4. Tíbrá
5. Brennur Stjarna
6. Máninn Og Bróðir Hans
7. Þótt Hann Rigni
8. Hafið
9. Hrafnar
10. Vögguljóð

Spotify

Twitter
Visit Us

Tags: , , , , , , , , , , , , ,


About the Author



Back to Top ↑
  • Seguici su facebook

  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni
  • Giustizia per Mario Paciolla

    Mario Paciolla