Cinecefali

Published on Settembre 8th, 2014 | by Angelica Milia

Wolf children

Regia: Mamoru Hosoda

Anno: 2012

Durata: 117′

“Sono solo cartoni animati”, “E’ roba per bambini”, “Sono una persona adulta e non ho tempo per certe cose”.
Ecco, se c’è un genere cinematografico che subisce il pregiudizio dello spettatore medio, paradossalmente anche quello più smaliziato che magari di film ne vede in gran quantità, è quello dell’animazione. E quando si parla in particolare di quella giapponese, nonostante l’apripista epocale Miyazaki, ci si trova davanti alla ancora più sconfortante risposta: “E’ roba da nerd”.
Ora, se si riuscisse a far trapelare che spesso questa espressione porta con sé il significato nascosto della frase “è qualcosa che incarna e parla dell’emarginazione in maniera talmente empatica da essere quasi impossibile da descrivere in altro modo”, allora forse molti muri che il grande pubblico si costruisce intorno involontariamente, potrebbero se non svanire perlomeno abbassarsi. Sarebbe già stato tanto se a una nutrita fetta di gente fosse venuto spontaneo comprare il biglietto per l’unica proiezione pubblica su suolo nazionale di questo straziante racconto diretto da Mamoru Hosoda (già autore di due titoli mozzafiato come La ragazza che saltava nel tempo e Summer Wars), ma così non è stato. Eppure il solo fatto di essere uscito in sala è un traguardo che sembra spingere verso una direzione ben precisa, cioè quella di un livellamento tra animazione e cinema tradizionale con attori in carne e ossa.
Wolf Children è, in questo caso, una sintesi perfetta di questo discorso. Creato tramite disegni perché improbabile da rendere in altra maniera con la stessa portata visiva (soprattutto nei dettagli e risvolti ‘fisici’ della storia), è una storia intima e possente, dolce e cruda, a tratti insostenibile per i temi toccati eppure necessaria.
La trama, se semplificata, appare assurda: Hana incontra un ragazzo e se ne innamora, lui le rivela di essere l’ultimo uomo lupo sulla terra, hanno due bambini, gli Ame e Yuki del titolo, che dovranno crescere prima isolati e poi mescolati alla fauna puramente umana. Semplice, pulito e diretto, in realtà il film si pone come spettro totale della crescita, non legata tanto alla scoperta esterna della vita e delle sue regole, quanto a quella interiore, rimestando nella natura umana traendone i punti più luminosi e quelli più oscuri, e finendo con l’utilizzare la metafora animale per dimostrare come la diversità e l’evoluzione personale siano percorsi che scegliamo di coltivare e difendere per non uccidere la nostra stessa anima nei confronti di un mondo/natura complice e spettatore allo stesso tempo. Non è dunque tanto quello che accade sullo schermo, ben poco in realtà, a fare la differenza, quanto come viene gestito il dolce avanzare del tempo, i mutamenti dei due fratelli che finiscono col prendere strade antitetiche in ogni fase della loro esistenza, e la splendida tragedia dell’essere genitore di Hana, a tratti commovente e sempre di un realismo pesantissimo e, appunto, empatico.
In poche parole un ottimo primo passo per chi volesse cominciare a espandere i propri confini con questo piccolo, grande capolavoro.

Angelica

Twitter
Visit Us
Wolf children Angelica Milia

Summary:

4,9

Voto


Tags: , , , , , ,


About the Author

Mangio film, faccio film.



Back to Top ↑
  • Seguici su facebook

  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni
  • Giustizia per Mario Paciolla

    Mario Paciolla