Cefalo emergente

Published on Settembre 20th, 2014 | by Roberto D'Angelo

Portfolio – Due

portfolio due

Mi sono imbattuto nei Portfolio nel luglio scorso, seduto sui gradini del belvedere dei Camaldoli, sotto la luce-non-luce del crepuscolo. L’occasione era il Bulbart Festival, e il movente era assistere al concerto degli ospiti principali di quella sera, un altro gruppo che non nominerò (ok, erano i Soviet Soviet). Lo stato d’animo era un po’ stanco per il marasma indie che l’attesa mi propinava. Quando all’improvviso, in quel succedersi di chitarrine alle quali non riuscirò mai ad abituarmi, ecco salire sul palco un gruppo che, sia ringraziato San Bowie da Londra, comincia a “suonare”, in senso proprio. Tastiere, wurlitzer, chitarra, basso, fiati, batteria e una vellutata voce femminile. Attaccano un funk delicato e cesellato e mi conquistano. Torno a casa e li riascolto (i Soviet Soviet non li ho più visti, hanno suonato troppo tardi ed io ero già contento così). Due, il loro secondo album ufficiale, diventa il disco caldo del freddo agosto appena trascorso.

Vengono dalla provincia di Reggio Emilia, nascono come trio elettroacustico composto da tromba, chitarra e laptop, e adesso sono un quintetto di polistrumentisti a cui si affiancano diverse voci femminili. Basta ascoltare due canzoni di fila (a volte anche una sola) per rendersi conto che la caratteristica dominante della musica dei Portfolio è l’eclettismo. Un misto di sonorità, ritmi, stili differenti tenuti insieme da una forte unità compositiva che evita che i vari fili si aggroviglino. Funk, trip-hop, swing, qualche incursione nel prog e nell’ambient e talvolta in un pop scoperto. Il suono è morbido e non lezioso, suonato bene, confezionato ancor meglio. Si parte con Beauty, il funk che apriva anche il live di cui parlavo nell’introduzione, sdraiata su un tappeto trip-hop di quelli belli e quasi radiofonici che si ascoltavano negli anni ’90, con la voce calda a fare da padrona di casa. Benvenuti in salotto, adesso uscite e guardate To the right. Siamo in un’altra sala, qui si suona uno strano kraut-rock sui cui si canta alla Talking Heads, un piccolo cervellotico non-sense di tre minuti. Adesso uscite fuori all’area aperta, c’è una perla, la bellissima Riviera. Un ritmo incalzante che a volte inciampa un po’. La parte centrale, su cui campeggia uno struggente assolo di tromba, si apre in un bel intermezzo quasi latino su cui passeggia la ragazza di Ipanema. Si torna all’inizio e l’armonia si fa più complessa per sfociare in un finale lento sorretto dall’organo e dal lamento di una chitarra. Una suite stramba che ti si appiccica addosso. Segue un intermezzo strumentale alla Massive Attack basato su un ostinato di pianoforte, il minuto di respiro di Love Affair. La ballad Chi vince regna (il titolo è italiano ma il testo è in inglese) ripropone in qualche modo la struttura di Riviera, ma qui i passaggi sono più morbidi, l’atmosfera è cupa, la chitarra è acida e la tromba si occupa di chiudere in malinconia il tutto. E poi c’è la cover, quella Criminal World che conoscevo nella versione di David Bowie. Si apre lenta e poi si incattivisce nell’episodio più propriamente rock del disco, irrobustita da un organo insistente e da venature noise. Fin qui ci siamo divertiti, adesso si fa sul serio, arrivano i sedici minuti di Three songs about Lenin, un compendio di quanto già sentito negli altri brani e una chiusura epica sottolineata dagli archi.

Un disco in cui la varietà è il pregio e il limite. In apparenza (ma solo in apparenza) sembra mancare un’idea di insieme che dia all’album un senso di omogeneità. Chissene! Non esistono solo i concept, esistono anche bellissimi dischi che si compongono per accumulo di elementi. Due è uno di quei dischi. Il bello è che ormai ho perso il conto di quante volte l’ho ascoltato, e di quanti spunti nuovi mi ha offerto ad ogni ascolto. Quello che avete letto (se avete letto tutto) è solo un breve riassunto. Consigliatissimo.

Roberto D’Angelo

Tracklist
1. Beauty
2. To the right
3. Riviera
4. Love Affair
5. Chi vince regna
6. Criminal World
7. Three songs about Lenin

Il disco si può ascoltare su Spotify

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    • #Repost @ssimonadirosa with @get_repost・・・"Eravamo tutte esaltate e terrorizzate: si stavano avvicinando i mondiali ISI, la gara più importante dell'anno. Non capivo perché fosse così importante. Una vittoria non qualificava per nessun'altra competizione. Nessuna di noi sarebbe andata alle Olimpiadi. Eravamo solo prigioniere nel ciclo continuo del pattinaggio agonistico di medio livello."La recensione su @unabandadicefali, qui basti dire che questo mattone di 400 pagine si legge super velocemente (forse anche troppo) e racconta una deliziosa storia di formazione. Un primo passo per conoscere il talento di Tillie Walden anche in Italia 💙
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