House of Cards
Ideatore: Beau Willimon
Genere: drammatico, thriller
Durata: 60′ (a episodio)
Lingua originale: inglese
Stagioni: 2
Episodi: 26 puntate
Cast: Kevin Spacey, Robin Wright, Kate Mara, Corey Stoll, Michael Kelly.
Distribuzione: Netflix
Prima Tv: Stati Uniti d’America, 2013
Se persino il personaggio di punta della scena politica nostrana attuale, il “giovane” e ben poco anglofono Matteo Renzi conosce le vicende di Frank Underwood al punto da dichiarare di volersi ispirare alla serie – dimostrando quindi di non conoscere le vicende di Frank Underwood… – allora guardare House of Cards diventa quasi un dovere civico!
Cominciamo per gradi: House of Cards è un prodotto di Netflix, che tra i vari servizi fornisce streaming on demand, quello che da noi fa più o meno SKY (previo abbonamento ai vari pacchetti) con offerta molto più ridotta. Manco a dirlo Netflix per ora in Italia non è ancora sbarcata ma tra Stati Uniti ed Europa sta riscuotendo ampio successo, perché offre film e serie tv al di fuori dei circuiti televisivi a cui solitamente si è abituati; le grandi reti americane continuano ad avere ampio pubblico, ma Netflix ci ha visto lungo e cavalca l’onda della mania per lo streaming selvaggio, sottraendo mercato alla pirateria.
House of Cards in realtà è basato sull’omonima miniserie della BBC del 1990, che a sua volta è un adattamento di un romanzo scritto da Michael Dobbs, ex membro del partito conservatore britannico (Lo stesso Dobbs recentemente si è trovato a dover avvisare Renzi di non prendere così alla lettera House of cards perché non è un tutorial per aspiranti politici modello).
Per fortuna il riadattamento della serie è stato riproposto per Netflix, ed è grazie anche a tutte le libertà di movimento che caratterizzano Netflix che la serie è diventata il quadro crudo e vero della scena politica americana.
La trama di HOC gira intorno al personaggio, alla giornata, alla vita e ai pensieri di Frank Underwood, interpretato da Kevin Spacey, il maniaco di Seven, l’arguto professore di 21 e il languido papà di American Beauty convivono in Frank Underwood, marchiato a fuoco dai personaggi che hanno reso famoso l’attore. (forse l’unica pecca della serie è questa: è impossibile non innamorarsene con un protagonista così!).
Anche per House of Cards proviamo a raccontarvi un po’ la trama senza fare troppi spoiler:
Frank è un membro estremamente influente del Congresso Americano, e sostiene il candidato alla presidenza degli Stati Uniti che nel Pilot festeggia la vittoria alle elezioni. Il nuovo capo di Stato però non ricambia la dedizione e il lavoro del protagonista come questi si era aspettato, facendo un errore che un politico che si rispetti non dovrebbe mai fare: sottovalutare l’Ego e le manie di potere dei propri sottoposti.
E così comincia House of Cards, sin dalle prime scene Frank si rivolge al pubblico, abbattendo la quarta parete e commentando con gli spettatori gli episodi delle sue giornate, quasi come se fossimo dei giovani ed inesperti stagisti alle prese con compiti difficili da portare avanti.
Frank è il Tutor e il Guru dello spettatore, è lui che ci spiega cosa c’è dietro il commento tagliente di un politico, è lui che smaschera il populismo dei giornalisti, l’indifferenza dei cittadini,
ed è lui che ci ricorda ad ogni scena che la politica è davvero una cosa sporca, senza alcuna eccezione, mai.
Attorno a Frank, girano tutti gli altri personaggi: il braccio destro Doug Stamper, ex alcolista, riconoscente, risoluto e fedele a Underwood; Peter Russo, giovane candidato in Pennsylvania, pedina necessaria per l’ascesa al potere di Frank; Zoe Barnes, la giovane giornalista ribelle alla ricerca di libertà di espressione e, a suo modo, di potere;
E infine la cartina tornasole di Frank, la sua nemesi dal caschetto biondo affilato e la sua compagna di vita: Claire Underwood, il cui sguardo invalicabile la rende la moglie che ogni uomo di potere dovrebbe avere. Professionale, cordiale ed elegantissima, Claire è l’asso nella manica di Frank.
A conclusione della seconda stagione, si può dire che, se ce ne sarà una terza (e ci sarà, a Febbraio 2015) le aspettative saranno altissime: perché in due anni Frank ha fatto di tutto per scalare la vetta, e gli ultimi istanti dell’ultima puntata sono una conquista anche per noi, piccoli stagisti inesperti che lo abbiamo seguito nei suoi intrighi e, in generale, nello scorcio della politica americana ben poco democratica e pulita, a dispetto di quanto gli affezionati della bandiera a stelle e strisce amino pensare.
Perché guardare House of Cards?
Per Kevin Spacey, perché Claire è anche Jenny di Forrest Gump, per l’amicizia spezzata tra Frank e Freddy, per Kevin Spacey, per la sigla, perché il Potere è davvero più importante del denaro, perché House of Cards è Game of Thrones senza draghi, per Kevin Spacey.
Perché non guardare House of Cards?
Perché la politica non mi interessa, perché non riesco a seguire in lingua originale, perché le donne forti mi fanno sentire poco virile, perché non mi piace Kevin Spacey, perché mi mette ansia, perché non subisco il fascino degli intrighi politici, perché non si vedono molte tette.
Noemi Borghese






