Cinecefali

Published on Novembre 11th, 2014 | by Angelica Milia

Interstellar

Regia: Christopher Nolan

Genere: Fantascienza

Durata: 169′

Lingua: Inglese

Cast: Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine, David Gyasi, Wes Bentley, Casey Affleck, Matt Damon, Topher Grace, Mackenzie Foy, John Lithgow

Sceneggiatura: Jonathan Nolan, Christopher Nolan

Fotografia: Hoyte Van Hoytema

Montaggio: Lee Smith

Distribuzione: Warner Bros

Uscita nelle sale: 6 novembre 2014

La terra è al collasso, l’umanità è ormai decimata da una piaga che riduce l’alimentazione alla coltivazione di cereali basici, rinnega la scienza e si concentra sulla sopravvivenza immediata. In segreto però la Nasa getta le basi per un viaggio interstellare alla ricerca di un nuovo pianeta da cui ripartire da zero. Cooper, ex ingegnere ora agricoltore recalcitrante, e la brillante figlia Murph finiranno in un disegno più grande di loro e tenteranno di dare alla razza umana una seconda possibilità, solo per la speranza di potersi rincontrare ancora una volta.

Ha quell’atmosfera di un film che vorresti non finisse mai” dice una mia amica durante l’intervallo. È una spettatrice smaliziata, capace di guardare tutto senza andarselo a cercare con l’ansia del cinefilo, che giudica i film di pancia ignorando le imperfezioni tecniche (ma quelle plateali le becca sempre) e definisce Nolan “un regista che fa film d’azione… lenti”.
È un modo molto concreto per dire che cosa è veramente il regista inglese, ovvero un ossimoro ambulante. L’uomo degli Studios attualmente più potenti in circolazione che può permettersi di rifiutare la conversione in 3D di un film che avrebbe anche avuto un suo senso in quella veste, che spinge per l’Imax come pochi altri (e finisce col romperne una delle poche cineprese al mondo), che riempie le sale con le proiezioni in 70 mm e che arriva a liberarsi di un franchising ingombrante come quello di Batman emergendo con un nuovo, spiazzante stile di regia come timone per un film che spaccherà in due il pubblico di tutto il mondo.
Così spunta fuori dal nulla uno dei film di fantascienza più puramente di genere, cioè preso nudo e crudo senza contaminarlo o ‘annacquarlo’ per rendere digeribili certi aspetti tipici, dal linguaggio tecnico spinto, spesso svenduto con terminologia intuitiva ma priva di senso, alla normalizzazione del rapporto uomo-macchina, il tutto condito da una colonna sonora contratta, minimale e ferocissima guidata da un Hans Zimmer in stato di grazia (che pare influenzato da Philip Glass come dai Goblin) pronto a ribadire come la concezione e i ritmi visivi di Nolan siano una dimensione ideale per la sua musica.
Capiamoci subito, Interstellar non è un film perfetto perché fondamentalmente non vuole esserlo, e in questo forse cela la sua forza istintiva, la ragione della sua fondamentale inafferrabilità e della sua bellezza epidermica.
Sembra quasi di avere di fronte un film cadutoci addosso tanto dal passato quanto dal futuro, completamente fuori tempo rispetto a quello cui siamo abituati da diversi anni a questa parte. Nolan sembra scartare in avanti in più punti, stordendoci senza farci mai perdere il passo, confermandosi grande alfiere di sintesi della cultura cinematografica della sua generazione. Meno elegante che in passato, più spoglio e concentrato sui primi piani, quando apre l’inquadratura per mozzare il fiato arriva a farlo con una violenza inaudita, investendoci con una consapevolezza immaginifica totale, ingegneristica e umana che ha pochi pari al momento.
Serio e sfrontato, arrogante ma onesto, citazionista complesso ma diretto, accattivante senza prostituirsi, catalizzatore di tanta ammirazione quanto di astio, ogni suo film spinge sempre più in alto l’unione di tutte queste sue contraddizioni, e riesce in una maniera inspiegabile a espandersi sempre più ad ogni visione.
Dipanandosi lungo quasi tre ore di film senza mai sprecare tempo o fiato, e riuscendo a rendere con contraccolpi sorprendenti perfino le parti più intuibili, Interstellar vuole essere un film di rottura ed è questo a premiarlo, ad elevarlo ulteriormente. Il palpito dell’autoriale qui si dilata oltre i confini del minutaggio e della storia, inseguendo lo spettatore, decimandolo lentamente attraverso una tematica che ricorre spesso nella filmografia di Nolan, ovvero l’amore inarrestabile di un padre per la figlia (non a caso perno finale del suo film intoccabile The prestige ma anche forte propulsore del Cobb di Inception) che qua si estende fin oltre i confini dell’umanità tutta.
Ed è così, con secchi stacchi di montaggio, accelerazioni sincopate, un Dylan Thomas sibillino e, finalmente, una visione del futuro e dell’umano positiva e lungimirante, che improvvsamente ci piomba addosso un’opera più semplice e sottile di quanto ci aspettassimo, ma più grande e capace di emozionare di quanti credano.
Non ho mai capito bene chi lo definisce anaffettivo e poco empatico, so solo che con questo film metà della gente che conosco è uscita dalla sala strisciando. Volenti o nolenti, è a questo che i grandi film mirano e se ci riescono, beh, non devono aver sbagliato proprio tutto (come tanti in questi giorni tengono invece a voler evidenziare).

Alla fine si parla del disperato bisogno di rivedersi di un padre e di una figlia, che nel tentativo si tirano dietro le sorti dell’umanità tutta. C’è tutto, basta aprire il cuore e la mente per provarlo.

Nolaniana della Prima Ora

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Interstellar Angelica Milia

Summary:

5

Voto


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Mangio film, faccio film.



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