Il padrone della festa Tour – Napoli – 28 novembre
L’AMORE NON ESISTE, ESISTIAMO NOI TRE!
In questo momento vorrei solo urlare di gioia.
Non so da dove posso iniziare, non so cosa raccontarvi, non so come raccontarvelo. Il guaio è che in questo pasticcio mi ci sono messa da sola, dunque banda di cefali portate un po’ di pazienza e se man mano che continuerete a leggere vi verrà il diabete, o peggio, penserete che dietro allo schermo ci sia una quindicenne impazzita non me ne vogliate. Ieri si è coronato un sogno e non esagero quando lo affermo. Ieri mi sono resa conto che il trio Fabi-Silvestri-Gazzè è entrato nella mia vita nel 1996 e non è mai più uscito. Da quando ho detto a mia madre (avevo dieci anni circa) “Mamma quanto è bravo e bello Niccolò Fabi!” “Chi???” “Mamma, Niccolò Fabi!!!Quello che canta – vivo sempre insieme ai miei capelli uououo- ”. Sono convinta che si sarebbe emozionata con me, molto tempo dopo, ascoltando pezzi come Costruire, Solo un uomo, Fuori o dentro… Oppure, da quando avevo il lettore cd mezzo scassato e chiuso con lo scotch – ve lo ricordate quello che portavamo in giro all’inizio del 2000 con le cuffiette? – con dentro, in loop, l’album Favola di Adamo ed Eva, accompagnata dalle risatine delle mie amiche che si chiedevano chi cazzo fosse sto Gazzè. Iniziai ad amarlo in quel periodo, con la platealità che mi contraddistingue, per non smettere mai più; le mie amiche hanno iniziato ad ascoltarlo molti anni dopo dandomi ragione, il resto del mondo con Mentre dormi, canzone volutamente intonata da Fabi ieri sera, un pezzo che forse avrebbe voluto scrivere anche lui.
E poi Silvestri, compagno di bevute immaginarie e prime manifestazioni politiche o concerti del 1 maggio, che ti inchioda sulla sedia e ti stupisce quando, nella sua discografia, tra una Cohiba e un Testardo ti sfodera Le navi, lasciandoti completamente inebetita; accompagnato sempre dalla sua aria scanzonata, da simpatica canaglia.
Ma veniamo a ieri sera.
Sorvolerei la parte dove vi racconto che (mio caro Max non me ne volere!) ho letteralmente sbavato di fronte ad un Niccolò Fabi in piena forma, cercando di tenere a bada – inutilmente aggiungerei – i miei ormoni. Senza vergognarmene, ammetto spudoratamente di essermi messa anche “in tiro” come se dovessi andare ad una festa particolare, salvo poi ritrovarmi a tratti modalità pesce lesso con bocca aperta, a tratti venditrice di frutta al mercato, giocandomi le corde vocali. La costante, oltre al trucco sbavato e l’ascella pezzata, è stata un’ agitazione strana. Avete presente quando state mangiando qualcosa che vi piace, che sperate non finisca mai ma nello stesso momento volete mangiare altro e non sapete da dove iniziare? Ecco, questa è stata la mia sensazione!
Che mi ha accompagnata anche oggi, il fatidico giorno dopo un concerto, quando ti riascolti e ripassi tutta la discografia dell’artista ascoltato il giorno prima. Oggi sono letteralmente in crisi, ma è tutto molto bello perché posso spaziare. Così come questo fantastico trio, di amici prima di tutto, oltre che di musicisti poliedrici incomparabili e cantautori straordinari, sono riusciti a farci spaziare ieri sera. Non c’è stato un solo pezzo che non avesse accompagnato una fase della mia vita, come immagino le vite di molti.
Lo spettacolo è stato una continua sorpresa, un continuo emozionarsi, ridere, piangere, gioire. Quando ho capito che stava per finire ho pensato: ”Dove credete di andare? Siamo solo all’inizio, dovete farmi ancora quel pezzo lì”. Ed invece erano volate tre ore senza che nessuno di noi se ne fosse accorto e quel pezzo lì non è mai arrivato, ma ne sono arrivati molti altri. Fabi, Gazzè e Silvestri si sono avvicendati sul palco come se avessero suonato insieme da sempre. Cosa in realtà vera, visto che hanno iniziato insieme sul palco de Il locale, ma sfido io a farlo così bene dopo vent’anni di carriere soliste! E invece ci hanno sommerso di tanta bravura, bellezza, umiltà ma soprattutto umanità. Un’umanità disarmante, preziosa, rara. Credetemi, vorrei essere meno melensa e trovare un difetto, artistico e non, a questi tre ma proprio non ci riesco. (Forse, al momento, l’unico difetto che riesco a trovargli è la sbandata di Gazzè per Asia Argento ed il fatto che siano felicemente sposati, due su tre). Sono perfetti proprio perché si compensano! Riescono a farti ridere quando si punzecchiano ironicamente – quante volte li ho immaginati! – come tre vecchi amici al bar, inorgoglire quando ti parlano della loro ultima esperienza in Africa, commuovere quando riescono a sorprenderti quando meno te lo aspetti. E riesci a perdonare tutto: le coppie di napulegni che si baciano al suono di “l’amore non esiste ma esistiamo io e te” che magari fino al giorno prima non sapevano nemmeno chi fossero costoro ma ora grazie a Radiokisskisssolomusicaitaliana sì, i flash delle macchinette e dei cellulari vari ad interromperti la visuale sul più bello e quella insana gelosia – che, ahimè, mi appartiene – che ti pervade come se questi tre fossero “cosa” unicamente tua, come se volessi preservarli dal resto del mondo e tenerteli solo per te.
Concludo dicendo, non mi sopportate più, lo so – anche se sono convinta di avervi detto solo una minima parte del tutto – che Il padrone della festa è un disco bellissimo dove le anime di ciascuno dei tre si sono fuse in maniera eccelsa. Fabi-Gazzè-Silvestri ieri sera ci hanno dato una lezione di vita, dove a vincere non è il singolo ma la collettività. Una collettività di musicisti e cantautori straordinari, oltre che di uomini straordinari. Citando Silvestri “l’amore non esiste ma esistiamo noi tre!”.
Per fortuna.
Rita Alessandra Fusco





