Recensioni

Published on Dicembre 2nd, 2014 | by Noemi Borghese

Utopia

Ideatore: Dennis Kelly

Genere: drammatico, thriller

Durata: 50-60’ (a episodio)

Lingua originale: inglese

Stagioni: 2

Episodi: 12 puntate

Cast: Fiona O’ Shaughnessy, Oliver Woollford, Neil Maskell, Geraldine James, Paul Higgins

Distribuzione: Channel 4

Prima Tv: Regno Unito, 2013

Non sono tantissime le Serie TV Born in the UK tanto fortunate da arrivare persino al miserable pubblico italiano, privo di Netflix (ancora per poco!) e vincolato per lo più ancora alle scelte di programmazione di RAI, Mediaset e i pochi canali dedicati del gruppo SKY.
Tuttavia Utopia è senza dubbio una serie che, dopo Sherlock, Misfits e Skins, ci allontana con un certo sollievo dal bombardamento costante di “yaknow, actualleeyyy e ‘ssuuuup? ” e ci catapulta nelle atmosfere cupe e pungenti come solo lo stile british può (non ve lo dobbiamo dire noi che le serie si guardano in lingua originale per questo motivo, vero?).

Ecco allora che questa settimana vi parliamo proprio di Utopia, anche per raccogliere l’appello dei fan dello show che “aren’t taking no for an answer” e lanciano un appello affinché Channel 4, che non sembra intenzionato a rinnovarne la produzione, continui con la terza stagione.

La serie svela dalle primissime scene il protagonista indiscusso della serie: una storia disegnata, ovvero un graphic novel, dal titolo Utopia. Il manoscritto non è un graphic novel come gli altri però, è molto più che di nicchia, e conta un numero molto limitato di conoscitori: una manciata per la precisione, ossia i protagonisti che si ritrovano coinvolti in una serie di inquietanti risvolti della storia. All’inizio della serie dunque i cinque fan del romanzo decidono di incontrarsi per condividere informazioni e materiale di Utopia, così difficile da reperire in un classico comic book store.

Utopia

That? That’s just a bunch of drawings done by a crazy man.

Presto però la storia porta lo spettatore a costruire, puntata dopo puntata, la vera natura dell’elemento che accomuna i pochi lettori di Utopia: il romanzo altro non è che una fitta trama di indizi, elementi e tasselli che, uniti, portano alla ricostruzione di un disegno molto più complesso e terrificante del pretesto artistico-narrativo dietro cui il labirinto di informazioni si nasconde.

Un vero e proprio capolavoro alberga in quelle pagine, che tutti gli attori coinvolti cercano, ma pochi sanno decifrare: le storie di più persone si intrecciano e convergono tutte nella ricerca del manoscritto, ma pochi riescono a interpretare, e utilizzarne le informazioni nascoste, il vero disegno dell’autore.

Utopia

When our resources end in 20 years, given everything that we know of our species, do you really think we’re going to…just share?

Il protagonista in carne ed ossa, anch’esso ricercato e indispensabile ai fini dell’inquietante disegno che silenziosamente prende forma, è Jessica Hyde, un personaggio contemporaneamente in fuga e in caccia, in cerca di vendetta e di conoscenza, nel tentativo di liberarsi di un terribile fardello e di sciogliere un enigma che sembra senza capo né coda.

È Jessica che aiuterà i personaggi a difendersi al meglio dalla condizione di fuggiaschi, ed è anche lei che li porterà a non fidarsi l’uno dell’altro e sentirsi pedine di un piano più grande di loro, concentrata com’è a raggiungere il proprio fine, ossia risolvere finalmente una questione personale che la colpisce nel profondo: affrontare suo padre, autore del manoscritto.

È molto difficile parlare di una serie come questa senza spoiler: ogni puntata tiene con il fiato sospeso lo spettatore che non si ritrova mai a dire “non succede niente, la storia non evolve”, perché la storia è troppo più grande dei protagonisti e di tutti i personaggi messi insieme, e il terribile segreto che nasconde Utopia è un meccanismo che è quasi impossibile arrestare e procrastinare alla puntata successiva.

Utopia

Where is Jessica Hyde?


Politica, Scienza  e Complottismi
banchettano con un eccezionalmente poco british indelicato gusto per la violenza brutale, e la forte saturazione dei colori – il sangue in Utopia è davvero Rosso Sangue – unito alla sovraesposizione delle scene alla luce, appiattiscono le scene come in un disegno del manoscritto; il tutto, sempre e costantemente condito dalle taglienti e impietose musiche di Cristobal Tapa de Veer.

Perché guardare Utopia?

Per la colonna sonora, Per Pietre e Grant, Perché i conflitti morali mi fanno sentire vivo, Perché la mattina chiedo allo specchio “Where is Jessica Hyde?”, Perché tra i cinque protagonisti un po’ nerd ci sarei potuto essere anche io.

Perché non guardare Utopia?

Perché non riesco a seguire in lingua originale, Perché ho un irrisolto complesso Edipico, Perché adesso sto cercando una serie senza impegno, Perché sto cercando di smettere col Complottismo, Perché non si vede neanche mezza tetta.

Noemi Borghese

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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