Figli di un libro minore

Published on Dicembre 13th, 2014 | by Flavia Peluso

La Ferocia

Nicola Lagioia, La ferocia, Einaudi

Nicola Lagioia, La ferocia, Einaudi

“Non c’è bestia che sia tanto feroce da non conoscere almeno un briciolo di pietà.”
Riccardo III – William Shakespeare-

Il primo libro di Nicola Lagioia, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi), lo comprai incuriosita dal titolo.
L’ultimo libro, La ferocia, l’avrei scelto anche solo per la copertina: una foto di Roderick Field che ricorda un quadro di Edward Hopper. Un’immagine quasi metafisica della solitudine umana carica di silenzi taglienti e inquietanti.
Si dice che non bisogna giudicare un libro dalla copertina ma questo libro è ferocemente perfetto fin dal principio.
Il libro comincia con la morte in circostanze sospette di Clara Salvemini, figlia di un ricco imprenditore edile, Vittorio. Clara è il personaggio più bello di tutto il libro, enigmatica, affascinante e soprattutto incompresa:
… Vittorio non solo non capiva dove ma cosa fosse questa figlia la cui essenza si disfaceva lasciando al proprio posto la nuda sistole di un dispiacere, forse persino di un dolore davanti a cui si era costretti a indietreggiare”.
Clara si uccide lentamente con la droga ed il sesso estremo pur conservando una particolare e quasi ingenua purezza.
Nel libro si susseguono scene del presente e del passato che raccontano di una famiglia completamente incapace di volersi bene, tutti vittime di un assurdo istinto di sopravvivenza che sfocia in un’insana quanto naturale ferocia.
La ferocia è un sentimento selvaggio e primitivo che ci accomuna agli animali e nel libro gli insetti, i topi, un fenicottero ed una gatta diventano quasi personaggi secondari del romanzo.
Su tutto e tutti, si erge il rapporto tra Clara e il fratellastro Michele, un legame quasi incestuoso malgrado la lontananza e poi la morte. È come se Clara vivesse attraverso il fratello, come se la sua morte fosse solo il punto di partenza per la loro vendetta.
Michele è l’unico a non credere all’ ipotesi del suicidio e con le sue domande e le sue ricerche farà crollare l’impero economico dei Salvemini.
A far da sfondo a tutta questa serie di eventi, la terra pugliese descritta come una terra di frontiera dove una natura ancora feroce combatte contro l’egoismo e la meschinità dell’uomo.
Il libro di Lagioia è perfetto in modo quasi imbarazzante, la scrittura è limpida, senza sbavature, i personaggi ben delineati, non ci sono pagine che si è tentati di saltare ne’scene superflue in tutto il libro. Sembra quasi un’operazione chirurgica fatta con la penna nel cuore della società moderna. In alcuni momenti mi ha ricordato fortemente De Lillo, per la capacità di descrivere la realtà con frasi brevi, precise e senza fronzoli.
Insomma, il libro è davvero una delle storie più belle che abbia letto nell’ultimo anno e Lagioia si è dimostrato per l’ennesima volta un maestro della scrittura.
Gli auguro un futuro splendido e feroce come la bocca spalancata della tigre di cui, Michele, aveva letto da ragazzo.

 

Flavia Peluso

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5

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