Skippy muore
È tipo, no, dentro ogni camino c’è un fuoco. Oppure, dentro ogni filo d’erba c’è un filo d’erba, che brucia al pensiero di essere un filo d’erba. E dentro ogni albero c’è un albero, e dentro ogni persona c’è una persona, e dentro questo mondo che sembra così noioso e ordinario, se guardi bene, c’è un mondo assolutamente bellissimo e magico. E tutto quello che vuoi sapere, oppure che vuoi che succeda, tutte le risposte sono lì dove ti trovi ora. Nella tua vita.
Skippy muore, muore già dal titolo e continua a farlo per tutte le ottocento pagine del libro. Skippy muore mentre fa a gara con Ruprecht a chi mangia più ciambelle.
“È un venerdì di novembre è da Ed’s il locale è mezzo pieno; se pure Skippy fa rumore accasciandosi sul pavimento, nessuno ci fa caso.”
Skippy muore, tutto si ferma e il nastro del tempo si riavvolge velocemente, catapultandoci nel passato prossimo dei protagonisti, un improbabile gruppo di persone che ruota intorno al Seabrook college di Dublino.
Skippy e le sue partite di Nintendo, Ruprecht e la sua fissa per gli extraterrestri, Carl e i suoi tagli sul braccio, Mario e le sue conquiste inventate si contrappongono al mondo degli adulti: MR Roche e il suo segreto, l’Automa con la moglie segretaria perfetta e Howard il codardo.
Tutto sembra scorrere in una noiosa quotidianità fino alla festa di Halloween, la sera in cui nelle vite di Skippy e Howard arriva, quasi contemporaneamente, l’amore.
“La mamma ama Ruprecht. Lori ama Skippy. Dio ama tutti. A sentire la gente, si direbbe che tutti non fanno altro che amarsi a vicenda. Quando lo vai a cercare, questo amore di cui tutti parlano, non lo trovi da nessuna parte”.
E quando quasi avevi dimenticato il titolo del libro e il motivo di questo racconto a ritroso, nuovamente, Skippy muore. Muore di una morte diversa da quella ipotizzata al principio ed è come se morisse due volte e poi tre e poi tante altre volte per quanti sono i capitoli finali del libro.
Skippy muore ma continua a essere l’unico filo che lega i personaggi alla fine della storia.
Adesso tocca a Ruprecht, il suo compagno di stanza, prendere in mano le sorti del romanzo e farci continuare a ridere e piangere nel giro di poche pagine.
“Pensa se uno potesse tornare indietro nel tempo, prendere tutti i momenti neri e dolorosi e rimpiazzarli con qualcosa di meglio” dice Gretchen in Donnie Darko, un film che torna spesso in mente durante la lettura del libro. Forse perché anche Donnie muore fin dal principio, forse perché anche in quel film tutto il disagio adolescenziale esplode con una morte e con il bisogno di rimettere tutto in ordine come se non fosse possibile morire a quell’età’.
Ruprecht prova a creare varchi con universi paralleli costruendo improbabili macchine del tempo solo per richiamare indietro l’amico e far ritornare tutto come prima, prima della sua morte, prima che un sentimento così complicato come l’amore rompesse l’equilibrio tranquillo della vita nel college. Ma Skippy è morto e nulla potrà riportarlo indietro e morendo ha fatto crollare un intero castello di menzogne costringendo tutti quelli che lo conoscevano a guardarsi dentro.
Skippy muore è un libro che nasconde come uno scrigno altri libri, un insieme di storie che si sviluppano in parallelo creando un’unica realtà “ perché forse invece che di stringhe è di storie che è fatta la nostra realtà, un numero infinito di minuscole storie che vibrano; c’era una volta in cui tutte le storie erano parte di una superstoria gigante, solo che poi questa storia si è frantumata in un fantastilione di pezzi diversi, ed è per questo che nessuna storia ha senso da sola, e così nella vita devi cercare di ricucirle, la mia storia nella tua storia, le nostre storie insieme a tutte le storie delle persone che conosciamo, fino a che non ti rimane qualcosa che Dio o chi per lui possa guardare come si guarda una lettera o una parola intera … “
Il romanzo di Paul Murray è davvero molto bello, capace di far piangere e far ridere con la stessa intensità, peccato per la traduzione piena di refusi e la stampa a caratteri così piccoli da rendere scomoda la lettura.
Skippy muore è stato finalista di molti importantissimi premi, il Time lo considera il terzo libro migliore del 2010 e Neil Jordan ne ha tratto un film ma in Italia resta un libro di nicchia ed è davvero un gran peccato.
Ottocento pagine sono tante ma vi assicuro che scorrono veloci e a fine libro rimpiangerete di dover salutare i ragazzi del Seabrook college.
Flavia Peluso
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