POSTURA LIBERA – DOMENICO IMPERATO
“Il respiro di un corpo solo
riempie gli occhi
questa paura
ostinato il tuo abbracciare
ti conosco
mia madre mare”
Un viaggio circolare, a questo mi fa pensare Postura Libera, album di esordio del cantautore Domenico Imperato, nato a Pescara e nomade tra Roma, Lisbona e São Paulo. Circolare perché la partenza è approdo e meta, perché tondo e pulito come un cerchio, forma che di questo viaggio riassume una pienezza intima, costruita sulle impressioni più che sulla materia.
Circolare e orgogliosamente geminiano, Postura Libera è duale e sospeso alle estremità tra due mondi lontani che comunicano solo attraverso il mare. E il mare è unione e sintesi, misura e principio di tutte le storie possibili, rete a maglie che lega suoni e atmosfere di questo lavoro discografico registrato tra l’Italia e il Brasile, paese d’elezione e adozione di Domenico.
Il Brasile è il luogo dove negli anni ‘70 del ‘900 è avvenuta una straordinaria rivoluzione culturale quando la musica borghese delle classi medie si è mischiata con il samba, lo choro e ogni altra espressione proveniente dal basso, dando vita alla bossa nova di Joao Gilberto e Tom Jobim, al Tropicalismo bahiano di Caetano Veloso e Gilbero Gil, e a tutta la Musica Popular Brasileira. Dalla mezcla tra popolazioni native, europei ed etnie africane discende la unicità antropologica e culturale tipica di questo paese che ha saputo costruire la propria bellezza sulle luttuose macerie del colonialismo e successivamente della dittatura.
C’è tanto Brasile nelle 10 tracce di Postura Libera, negli arrangiamenti rigogliosi e accurati, nelle screziature linguistiche e nelle atmosfere, ma soprattutto nella lezione indispensabile che vocalità, cadenza e parole sono esse stesse fraseggio. Lo stretto rapporto tra parlato e cantato, tanto presente nella lingua brasiliana, è riconoscibile negli accenti, nei suoni e nel ritmo che la voce, di volta in volta, sceglie di distribuire nel canto. L’uso musicale della lingua è reso forse più difficile dall’italiano – che si presta meno rispetto alle potenzialità fonetiche del portoghese-, ma funziona e si sente.
Come per la musica brasiliana, anche in Postura Libera la chitarra è lo strumento principe, unità di misura compositiva e “stampella della poesia”, per citare Yamandu Costa. Ma pur muovendosi in una cornice esotica, è un album profondamente legato all’Italia intesa come Sud, terra anch’essa di colonizzazioni e contaminazioni, costa di partenze e sempre di ritorni. Non a caso questo stile di comporre musica, suonare e cantare è stato definito tropicalismo mediterraneo; suona di terra madre e di Brasile, ma con i piedi ben piantati nel cantautorato italiano, come testimoniano i testi, mai casuali e sempre in equilibrio tra nuovi approdi e antichi maestri. Un omaggio a Italo Calvino racconta L’Aquila, città infelice che contiene una città felice, mentre un’intera suite del disco è dedicata al mare (Muscoli ai remi, Madre mare, Sud, Yoruba Nago). Ho amato il ritrattismo di Riposa, raggiante acquerello femminile, ma sceglierei Postura Libera come sintesi di un lavoro luminoso, immediato e di talento come questo: “È verde, è aria, è terra, è umanità, salverà, è imperativo, è acqua, è adesso, è grido, preghiera”.
Roberta Rega
Tracklist:
- Gira
- Frutta Tropicale
- Riposa
- Postura Libera
- Muscoli ai remi
- Madre Mare
- Sud
- Yoruba Nagô
- Lua Nova
- L’Aquila
Voto
Summary:




