Anouar Brahem – Souvenance
ECM 2423/24.
Anouar Brahem, oud
Klaus Gesing, clarinetto basso
Francois Couturier, pianoforte
Bjorn Meyer, basso
Orchestra della Svizzera Italiana diretta da Pietro Mianiti
Composizioni e arrangiamenti di Anouar Brahem
Registrato a Lugano nel maggio 2014
In copertina, un cielo incupito da cenere e sabbia; un ragazzo che corre, forse scappa da un’esplosione; un titolo: Souvenance, in francese ricordo.
Era il 2009 quando Anouar Brahem, tunisino virtuoso dell’oud (l’antico liuto arabo) dava alle stampe il meraviglioso The Astounding Eyes of Rita, un lavoro denso di ritmo, solarità e canto quanto mai mediterranei. Sono passati sei anni, e in questo tempo uno sconvolgimento politico, sociale e culturale ha attraversato la Tunisia e, più in generale, il mondo arabo nella sua interezza: la cosiddetta Primavera Araba.
Come sempre accade quando un radicale cambiamento di carattere sociale irrompe nella vita quotidiana, l’arte ha il privilegio di raccontare e descrivere ciò che accade, magari anche per metafora, indirettamente o involontariamente, per il semplice fatto che fuggire dall’evidenza e dalla crudezza della realtà è puro anacronismo.
Ma non c’è nulla di involontario o metaforico nel riferimento alle rivolte arabe in questo maestoso lavoro di Anouar Brahem, in quanto è lui stesso a spiegarlo nelle brevi note di copertina: “Eventi straordinari hanno improvvisamente scosso le vite di milioni di persone. Siamo spinti verso l’ignoto, con immense paure, gioie e speranze. Ciò che è successo ha superato la nostra immaginazione. E’ dovuto passare molto tempo prima di riuscire a scrivere questa musica.”
Poche righe che spiegano da sole il repentino cambio di registro stilistico del maestro tunisino, che nei precedenti album (tutti pubblicati da ECM) ha via via approfondito la sua visione lirica e malinconicamente soffusa della tradizione musicale araba, declinandola talvolta in toni più spiccatamente europei fino a raggiungere una sintesi magistrale, ma sempre asservendola al suono meraviglioso del suo strumento, quell’oud che sotto le sue dita diventa un potente veicolo per il puro canto.

Con Souvenance invece Brahem, focalizzandosi sull’aspetto compositivo, si mette più in disparte col proprio strumento per costruire un mosaico colossale completato da Klaus Gesing al clarinetto basso, Francois Couturier al pianoforte, Bjorn Meyer al basso e l’Orchestra della Svizzera Italiana diretta da Pietro Mianiti. Ne viene fuori un suono sconvolgente e dolorosissimo, in cui sarebbe vano ricercare quella soave trasparenza cristallina che sembrava il marchio di fabbrica di Anouar. Su tutto domina un altissimo senso della tragedia, la sensazione di un dramma incombente che a tratti esplode con rabbia e con ferocia come in Improbable Day, la tensione insostenibile che infine si placa senza che il canto, che pure fatica ad emergere tra i flutti sonori di un’orchestra impietosa e dissonante, riesca ad alleviarla. E così gli strumenti solisti si rinchiudono spesso in cicli ritmici pressoché infiniti (ipnotico quello del pianoforte che fa capolino in Ashen Sky e January), a tratti emergendo con picchi dinamici lancinanti, come gli strappi violenti del basso di Mayer o il suono quasi graffiato del clarinetto di Gesing che su Deliverance pare un taglio deciso su una tela. Solo a sprazzi (ma che sprazzi) emergono momenti di canto purissimo, dei rari bagliori di luce nelle tinte scure dell’intero disco: si veda ad esempio la commovente, intensissima Tunis at Down, dove Brahem descrive con impareggiabile abilità l’atmosfera di una città al tramonto già devastata dalla paura e dall’angoscia; si veda il tono elegiaco e straziante della title track Souvenance, in cui l’orchestra irrompe e canta il dolore che è proprio solo al ricordo di una cosa che si è perduta; si veda il lento fluire del tempo in Youssef’s Song e Like a Dream, rappresentazione irreale di un mondo irrimediabilmente lasciato alle spalle.
Con la sua ricerca impietosa della verità artistica, col suo sguardo improvvisamente severo e come mai struggente, la musica del maestro tunisino compie il miracolo di spezzare le catene dei generi per approdare alla codificazione di qualcosa di completamente nuovo. Il mosaico di brandelli sonori che si inseguono senza continuità, perfino senza apparente logica, ha qualità di espressione pura; l’intuito timbrico con cui scava negli abissi dell’animo tiene insieme l’esigenza della descrizione e l’altezza della tavolozza sonora.
Ma pur analizzando al vetriolo ogni singola battuta di questo straordinario capolavoro, sarebbe impossibile tentare di definire a parole questa musica che tocca il vertice di una tragicità cui nel mondo artistico attuale non si è affatto abituati. E’ proprio questo coraggioso, folle, assoluto salto nel vuoto, è questo sapersi calare completamente nel senso del dramma senza nessuno sconto, è questo disperato e sublime ritratto della paura, del pianto, della perdita, a fare di Souvenance l’opera di punta di Anouar Brahem e una delle prove artistiche più sconvolgenti del nostro tempo.
Giuseppe D’Alessandro
Tracklist:
Cd 1
Improbable day
Ashen sky
Deliverance
Souvenance
Tunis at dawn
Youssef’s song
Cd 2
January
Like a dream
On the road
Kasserine
Nouvelle vague
Voto
Summary:




