Missing. New York
L’infanzia, lo sappiamo, è un’età delicata. Basta poco: un evento, Sandra Milo che urla “Ciro!”, il dramma di Julian Ross o una signora che ti taglia il pallone per rappresaglia, per rimanere profondamente segnati, fino al punto di portare le cicatrici per tutta la vita. Traumi che come vere e proprie cellule dormienti stanno lì buoni per poi risvegliarsi all’improvviso. E’ quello che è successo a me quando in libreria ho incrociato con lo sguardo la copertina di Missing. New York, il nuovo libro di Don Winslow. Il titolo mi ricordava qualcosa, poi ho collegato: il nome richiamava la sigla angosciosa di un programma tv (Chi l’ha visto?), che ha traumatizzato in modo irreversibile l’infanzia mia e di mio fratello.
Questo per dire che a volte le strade che ti portano ad acquistare un libro sono infinite, spesso partono da molto lontano.
Come a voler confermare la suggestione del titolo, l’angoscia l’ho ritrovata sin dalla prima pagina, quando il lettore viene subito catapultato nel plot del racconto: Hailey Hansen, una bambina di cinque anni, scompare misteriosamente mentre gioca nel giardino di casa. Le indagini sono affidate a un poliziotto, Frank Decker, ex militare in Iraq, con esperienza in casi di bambini scomparsi. Winslow, sfruttando l’esperienza maturata sul campo come investigatore privato, regala al lettore pagine che sono un vero e proprio manuale d’indagine sui casi di missing.
Il tempo è l’elemento fondamentale e Decker, seguendo il ritmo serrato del macabro conto alla rovescia, per cui ad ogni ora trascorsa corrisponde una percentuale in meno di ritrovare la scomparsa viva, ci conduce fino alla zona di confine, che corrisponde con il passaggio delle prime ventiquattro ore di ricerca. Da questo momento in poi si cercherà ufficialmente un cadavere. Ma a partire da questo medesimo istante, quel gran genio di Don Winslow inizierà a raccontare un’altra storia: quella di un personaggio epico, Frank Decker, un ex poliziotto che abbandonata moglie e carriera per cercare una bambina. Frank, accompagnato dalle sole note di Bruce Springsteen, comincerà sulla sua Corvette un viaggio solitario lungo l’America che gli amanti della beat generation non potranno che apprezzare. Winslow toccherà ogni aspetto legato al fenomeno stereotypical kidnapping, ossia di quei rapimenti compiuti da persone estranee alla cerchia famigliare, per motivi che vanno dalla pedofilia alle adozioni illegali. La ricerca, gli indizi e l’intuito porteranno Decker dal Nebraska fino a New York, dove si imbatterà nell’abisso più profondo che si cela dietro i casi di scomparsi, e in una gigantesca rete criminale di fetenti insospettabili, capace di crudeltà tali da spiazzare anche quei lettori con più sullo stomaco. E qui mi fermo, perché lo spoiler è peccato mortale.
Winslow, grazie a una scrittura cinematografica (non è un caso se Oliver Stone ha già tratto un film da uno dei suoi libri) e ad un ritmo sempre incalzante, trascina il lettore in uno straordinario vortice di sorprese. Il risultato è un bel noir che gli amanti del genere divoreranno nel giro di qualche ora.
Fabio D’Angelo
Summary:




