Serie TV

Published on Febbraio 11th, 2015 | by Noemi Borghese

Better Call Saul

Lingua originale: inglese

Stagioni: 1

Episodi: 10 puntate

Cast: Bob Odenkirk, Jonathan Banks, Michael McKean, Raymond Cruz

Distribuzione: AMC

Prima Tv: 9 febbraio 2015, Stati Uniti d’America

 

Da quando avete visto tutte le puntate fino agli ultimi secondi di FeLiNa, la vostra vita non ha più senso?
Avete smesso di parlare ai vostri amici che non hanno guardato Breaking Bad, o, peggio, non capiscono le vostre citazioni rovinando un momento quotidiano che potrebbe trasformarsi in momento epicissimo?
[un esempio a caso: “Oh allora ci vediamo stasera, tu ci sei?” – “Say. My. Name” – “Che???”]

Abbiamo due notizie per voi, una buona e una cattiva: la cattiva è che dovete farvi internare perché dall’ossessione per Heinsenberg non si esce.
La buona è che due giorni fa è finalmente uscito lo spin off che tutti voi – noi no eh, lo guardiamo solo per voi – stavate aspettando: Better Call Saul, ossia la vita di uno dei personaggi più azzeccati della serie più bella degli ultimi anni: Saul Goodman.

La serie, di cui si è cominciato a parlare addirittura nel 2012 quando al creatore di B.B. Vince Gilligan era venuta in mente l’idea di una serie su Goodman, si è fatta aspettare un po’ e, pur avendo a disposizione soltanto i primi due episodi, possiamo facilmente farci un’idea dello spin-off più rischioso della storia delle serie tv:
Come si fa a non deludere un innamorato fedele e come si fa a non proporgli una pallida imitazione dei fasti che furono?
Sembra un lavoro titanico, impossibile, una condanna a morte. Ma noi non siamo Gilligan e Gould, e quei due ci sanno fare.

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You are the worst lawyer ever!

La storia fa un salto indietro nel tempo fino al 2002, sempre ad Albuquerque, New Mexico – quei campi infiniti e quei cieli blu, quanto vi sono mancati? – quando Saul non si chiamava Saul ma era un avvocato d’ufficio di nome James McGill. In realtà la storia fa un balzo indietro di undici anni perché i primi istanti raccontano la nuova vita di Saul, quella vita in Nebraska che gli è toccato intraprendere quando le cose con Heisenberg sono andate male malissimo.

***Not-So-Spoiler: Breaking Bad finisce non proprio benissimo quindi se non avete finito di guardarlo non leggete più, ma proprio chiudete tutto e recuperate l’intera serie immediatamente, tipo, ORA***

La vita del presente di Saul è in Nebraska, il nostro lavora in una bakery, in incognito, con il terrore costante di essere riconosciuto. Impossibilitato com’è a tornare ad Albuquerque, l’unico ricordo della vita che ha dovuto lasciare che gli rimane è la serie di video auto promozionali – kitsch, pacchiani e adorabili – che è impossibile dimenticare.

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The only way that entire car is worth 500 bucks is if there’s a $300 hooker sitting in it

Comincia così il ricordo del passato di Saul, che nel 2002 si chiama James, fa l’avvocato d’ufficio delle cause perse e non è esattamente lo stesso Saul che conosciamo noi. Niente spot autocelebrativi, niente Statua della libertà in gommapiuma, niente colonne ai lati della scrivania e niente guardia del corpo Huell.
James ha un fratello, Chuck, legato ad una società che deve abbandonare per motivi di salute, e di cui James segue le vicende con una certa apprensione.

Un giorno, deluso per non esser riuscito ad accaparrarsi una causa da milioni di dollari che gli avrebbe assicurato rispetto e visibilità, Saul cerca di aggirare l’ostacolo incontrato – in questo caso, la reticenza del cliente – e prova a mettere in atto una truffa bella e buona ai danni della persona da convincere: una trappola, insomma, che ha lo scopo di accaparrarsi un pesce bello grosso.  Ma le cose non vanno come previsto e i due soci improvvisati di Saul sbagliano target.

Ironia della sorte, Saul e i due compari si cacciano in un guaio bello grosso, da cui riescono fortunatamente ad uscire quasi illesi: Come?
Grazie a James, che vediamo per la prima volta nei panni del nosto Saul, una volta messo alle strette. La scena in cui – dai, fatevi fare solo questo piccolo spoiler, solo uno, promesso! – James prova disperatamente a convincere Tuco Mijo Salamanca a cambiare strategia punitiva è letteralmente da brividi.

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The way I see it you’re tough but you’re fair. You’re all about justice.

La costante tensione a cui riescono a portarci – e a tenerci appesi lì, incapaci di divincolarci – Gilligan e Gould è proprio quella a cui ci avevano abituati in B.B.
Certo, la storia non è quella di Heisenberg, e non sarà mai la stessa cosa, e non c’è la Blue Meth, e non c’è Jesse e non c’è Gus, ma i due registi ci catapultano nella quotidianità ripetitiva e banale di James e poi ci sbalzano nelle avventure da brividi di Saul: il vero Saul è Saul soltanto quando c’è da tirare fuori gli artigli.

Anche per Walter White è stato così, infondo: una volta intrapresa la strada più tortuosa, il premio che ci aspetta è mille volte più allettante.
Better Call Saul è arrivato soltanto al secondo episodio, e conoscendo i tempi da Diesel dei creatori della serie, aspettiamoci una lenta accelerata in salita verso metà stagione.

Morale della favola: preparatevi ad altre catchy-phrases che i vostri amici non capiranno: è la triste sorte dei Seriofili.

Perché guardare Better Call Saul?

Per Saul Goodman, perché mi manca troppo Albuquerque, per Saul Goodman, perché sono uno studente di legge, perché amo i Simpson e Saul Goodman è una specie di Lionel Hutz.

Perché non guardare Better Call Saul?

Perché finire Breaking Bad è stato un parto e non intendo ripetere l’esperienza, perché per me il bene e il male sono concetti assoluti, perché non riesco a seguire in lingua, perché mi viene l’ansia all’idea di seguire la stessa storia da un altro punto di vista, perché dove sono le tette?

Noemi Borghese

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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