Cinecefali

Published on Febbraio 12th, 2015 | by Roberta Rega

Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)

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Regia: Alejandro Gonzales Iñarritu

Genere: Commedia

Durata: 119′

Lingua: Inglese

Cast: Michael Keaton, Edward Norton, Amy Ryan, Andrea Riseborough, Emma Stone, Naomi Watts

Sceneggiatura: Alejandro Gonzales Inarritu, Nicholas Giacobone

Fotografia: Emmanuel Lubezki

Musiche: Antonio Sanchez

Montaggio: Antonio Sanchez

Distribuzione: 20th Century Fox

Uscita: 5 febbraio 2015

Un piano sequenza di due ore in un teatro di Broadway fitto di maestranze. La forza di queste scelte stilistiche radicali e senza vie di fuga permette già di decidere se amare o odiare Birdman, ultimo film di Alejandro Gonzales Iñarritu, virtuoso regista messicano di notevoli pellicole come Amores Perros, Babel, 21 Grammi. In odore di Oscar con nove nominations e due Golden Globe all’attivo (Miglior attore e migliore sceneggiatura), Birdman si allontana dai racconti drammatici delle vite comuni a cui siamo abituati per imboccare la strada della black comedy di tema hollywoodiano. Il protagonista è appunto una ex star di Hollywood, Riggan Thompson (interpretato da un bravissimo Michael Keaton) in cerca di riscatto per la propria carriera ormai sul viale del tramonto, nel tentativo di compiere finalmente il salto di qualità e scollarsi di dosso l’etichetta troppo ingombrante di Birdman, il supereroe che lo ha reso celebre e miliardario. Ma passati i 50 anni, con un matrimonio fallito alle spalle, la figlia reduce da rehab e una carriera che si regge solo sulla patetica interpretazione di un uccello gigante, sarà difficile per Riggan convincere prima se stesso e poi gli altri di essere in grado di portare in scena un classico di Carver (Di cosa parliamo quando parliamo d’amore), e di essere meglio di quello che le circostanze lo hanno reso. In continuo dialogo e lotta con il proprio alter-ego bockbuster Birdman, Riggan porta avanti con enormi difficoltà il progetto creativo di Carver, tra attrici insicure e in preda a crisi di nervi (Naomi Watts e Andrea Riseborough), e uno straordinario ed ingestibile coprotagonista, talentuoso ed egocentrico, amatissimo dalla critica (un gigantesco Edward Norton).

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Forse il primo e più importante tema posto in essere da Birdman è il rapporto di forza tra ciò che è considerato culturalmente “alto”, e il sottostante brulicare della cultura popolare; dunque tra il mondo del teatro, posto come massimo esempio di qualità culturale, e tutto il restante universo delle rappresentazioni, cinematografiche o televisive che siano. Riggan Thompson si è imbrattato la carriera nell’interpetazione di un supereroe, e per questo viene snobbato dal teatro di Brodway, così altamente autocelebrativo, così ottusamente intellettuale e cinico, in un gioco di etichette dove qualsiasi tetntativo o travaglio esistenziale è ignorato e ridicolizzato.

Un altro tema che entra in scena prepotentemente grazie alla presenza della figlia adolescente di Riggan (Emma Stone) è l’incidenza dei social network nella considerazione di se stessi agli occhi del mondo. L’abusato discorso secondo il quale se non sei in rete non esisti, e ogni azione se non viene condivisa o twittata non è mai accaduta, diventa un’altra intrusione violenta nel conflitto personale di Riggan che sempre più difficilmente riesce a scoprirsi uomo e individuo sotto il costume di Birdman, e poi quello di star, e poi di attore, di padre, marito, e così via.Non è un film su una star di Hollywood in crisi, piuttosto sulla difficoltà di un uomo, e di tutti noi, di trovare la propria voce nella confusione di generi, identità e definizioni, e con la quotidiana e continua intrusione del giudizio nella propria autodeterminazione.

Eppure, ciò che accade di magistrale e ammirevole, più di ogni altra cosa in questo film, è senza dubbio la regia: due ore sospesi in un piano sequenza infinito, che accompagna lo spettatore mano nella mano nei segreti, nelle quinte e nei camerini di uno spettacolo che tiene sospesi ad un filo tutti quelli che vi prendono parte. Una regia difficile, che alterna grandi effetti speciali con intime intrusioni nelle vite degli attori, delle maestranze, di produttori e macchinisti. A momenti sembra quasi un omaggio a tutto il mondo di chi lavora con l’arte per rendere possibili rappresentazioni che magari non vengono nemmeno apprezzate per disabitudine all’osservazione. Una regia a staffetta, dove ogni attore guida il piano sequenza di stanza in stanza, di quinta in quinta, non sarebbe possibile senza un’altissima qualità interpretativa di tutti, nessuno escluso. Spiccano Michael Keaton, che riesce sempre a tenere alta l’attenzione sull’individuo più che sulla star, e Edward Norton, interprete di tutte le tensioni, le manie e la complessità del talento puro.

Roberta Rega

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Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza) Roberta Rega

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