Outlander
Ideatore: Ronald D. Moore
Genere: Fantastico, Drammatico, Storico, Romantico
Durata: 60′ (a episodio)
Lingua originale: Inglese e gaelico scozzese
Stagioni: 1 (in corso)
Episodi: 16
Cast: Caitriona Balfe, Sam Heughan, Tobias Menzies, Graham McTavish, Laura Donnelly, Ian Murray, Gary Lewis, Bill Paterson, Duncan Lacroix
Produzione: Sony Pictures Television
Rete di distribuzione: Starz
Prima Tv: 9 agosto 2014
La Starz lo ha fatto di nuovo, e questa volta ha calato l’asso.
Partendo da una serie di libri della celebre scrittrice Diana Gabaldon, la rete televisiva americana ha permesso a quel genio di Ronald D. Moore (che i migliori tra voi hanno imparato a chiamare genio grazie a quella cosa enorme che fu Battlestar Galactica) di mettere insieme una modella irlandese, la Scozia di metà ‘700 con un pitch apparentemente assurdo.
Come con Spartacus la serie è stata venduta proponendosi direttamente a un target molto preciso, (in questo caso come una sorta di Harmony storico senza troppe pretese), mentre con la serie di Steven S. De Knight il trucco fu quello di fare qualcosa in stile ‘300 con secchiate di testosterone, per poi esplodere in un’opera di impossibile contestualizzazione di genere, capace di creare personaggi unici e scorci narrativi di insperata potenza. Partendo quindi da presupposti di pura fruizione che nulla richiedono se non una serie di regole conclamate e imprescindibili, ci si ritrova lentamente davanti a qualcosa che con estrema disinvoltura è a tratti profondamente rivoluzionario e con intenzioni tutt’altro che leggere.
Il punto di partenza è, come si diceva, quasi ridicolo: nel 1945 l’infermiera di guerra Claire Randall si riunisce al gentile e studioso marito Frank per intraprendere un viaggio nelle Highlands scozzesi dove, per un caso fortuito, assiste a un rito pagano che la trasporta indietro nel tempo di duecento anni. Qui sarà prima prigioniera, poi amica e infine alleata del clan MacKanzie tra le cui fila incontrerà il giovane e coraggioso Jamie Fraser, con cui intreccerà una particolare e controversa storia d’amore.
Fino a qui roba da casalinghe disperate, certo, ma è proprio dal momento in cui le sue semplici premesse vengono esaurite che comincia ad emergere la vera natura di Outlander, molto lentamente e molto intelligentemente, rivelando che perfino in quella apparente banalità si celavano simbolismi e contrappesi di lettura tutt’altro che facile.
Il viaggio di Claire nella Scozia occupata alla vigilia dell’estinzione dei Clan, e della natura primitiva da cui essi provengono, rivela innanzitutto molta attenzione al lato storico della vicenda (la rivolta Giacobita in primis) e non rallenta quando vuole mostrare la violenza quotidiana di cui l’epoca era impregnata.
Uno dei contrasti più forti e affascinanti, che riesce ad innescare con grande fluidità i temi successivi, è quello della mentalità forte e moderna di Claire in un tempo in cui la figura femminile era passiva e di sfondo (o come spiega Jamie in Lallybroch, anche se di potere doveva rimanere nell’ombra dell’uomo senza contraddirlo mai in pubblico) creando un vero e proprio conflitto culturale che crea fin da subito nei riguardi dell’eroina tanta attrazione quanta repulsione da parte dei suoi comprimari.
Il primo vero episodio capolavoro è difatti The Garrison Commander dove temi come la gerarchia militare capitanata da fantocci ignoranti e puerili, l’oscurità che la guerra scatena, o libera, negli uomini e la resistenza degli oppressi vengono dipanati attraverso lunghissimi dialoghi in un solo ambiente chiuso, una stanza da pranzo, dove la tensione viene costruita minuto dopo minuto per permetterci di dare il primo vero sguardo a uno dei più enormi villain televisivi mai visti: Black Jack Randall.

‘The truth carries a weight that no lie can counterfeit.’
Se è vero che un grande cattivo fa già metà del lavoro, si può dire che Tobias Menzies ne abbia fatto uno spropositato nel costruire un sadico privo di coscienza e assetato di sangue come se n’erano raramente visti in precedenza, considerando per di più che l’attore presta il volto al suo discendente Frank, di indole antitetica e ‘conflitto’ iniziale nella prima metà della storia.
Se infatti Outlander riesce in una cosa in maniera esemplare è la contrapposizione non tanto tra il male e il bene, quanto tra l’odio e l’amore concepiti come termini assoluti e descritti con coraggio crudo e netto, senza lasciare spazio a ingenuità semplicistiche.
Laddove cresce il rapporto tra Jamie e Claire, cresce la brama della giubba rossa che vuole distorcerne i confini infiltrandocisi per distruggerli, così come inizialmente l’ombra del marito ‘perduto’ impedisce a Claire l’accettazione del suo nuovo destino e l’abbandono dello stato di straniera (il titolo del primo libro tradotto in italiano, ma anche il modo in cui lei viene definita in gaelico fin dall’inizio ovvero Sassenach).
In una serie di incastri cesellati in ogni più piccolo dettaglio, ci viene restituita quindi una costruzione fedele e affascinante di un mondo lontano ma già alle soglie dell’epoca moderna dove fede, scienza e superstizione si mescolano (come nello strepitoso episodio The Devil’s mark dove viene mostrata la forza che ha la forma data alle parole in un contesto povero e illetterato) e dove ogni scelta ha pesanti conseguenze tanto sull’individuo quanto sulla comunità.
Come dicevo però all’inizio, la Starz non gioca pulito. Chiunque si appresti a guardare Outlander a cuor leggero si prepari a una lenta e inesorabile discesa nelle tenebre dell’animo umano. Se infatti le avventure di Claire sono perlopiù incastonate attorno al rapporto col semplice e affascinante Jamie, prima i suoi tentativi di sfuggirgli e poi di mantenerlo al proprio fianco dipingendo una Scozia selvaggia e unica nel suo genere, verranno pagati a prezzo carissimo ma restituendo allo spettatore un’esperienza televisiva necessaria e bellissima.
Siete avvisati.
Perché guardare Outlander?
Perché è innanzitutto romantico nel senso sano del termine, avventuroso e storicamente ricco di spunti e colpi di scena pronti a stordirvi. Inoltre ci sono un sacco di scene di nudo e Sam Heughan una volta visto a quel modo non ve lo scordate più.
Perché non guardare Outlander?
L’unica scusa possibile è un’eccessiva sensibilità alla violenza grafica e psicologica che in certi episodi è piuttosto sfrenata. O se dovete andarvi a comprare i Walker Shortbread perché li avete finiti. Non si accettano defezioni.
Angelica Milia
Voto
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