Cefalo da 90

Published on Giugno 29th, 2015 | by Carla De Felice

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Cefalo da novanta: Tony Tammaro

Annuntio cephalus: siamo a dir poco onorati di avere come protagonista del cefalo da novanta un personaggio senza tempo, un mito che supera le mode e le tendenze. Lui è l’incipit di ogni pasquetta, escursione o villeggiatura, nonché di tentativi improbabili di postegge in spiaggia. Lui è il verbo, ma anche il predicato verbale e il complemento oggetto della lingua universale che si parla da Scalea a Terracina. Di chi stiamo parlando, se non dell’unico, inimitabile, re dei tamarri di tutto il mondo Vincenzo Sarnelli aka Tony Tammaro?

patrizia

1. La prima domanda, caro Tony, è per spararci la posa e fare gli intellettuali. Nella Metamorfosi di Kafka il protagonista Gregor Samsa è un impiegato che si sveglia una mattina e scopre di essersi trasformato in un insetto. Com’è stata invece la tua metamorfosi in tamarro? Improvvisa o graduale?

Mi viene facile interpretare qualsiasi personaggio che mi sta a tiro. Anche il tamarro. Forse da grande avrei dovuto fare l’imitatore, piuttosto che il cantante. Sono abituato alle metamorfosi. Nella vita si cambia spesso ruolo. Per sopravvivere bisogna essere camaleontici.

2. Quindi secondo te tamarro è chi nasce tale o chi lo diventa? Is tamarro a state of mind?

Tamarri si nasce perché si è nati in un quartiere o in una zona tamarra. La tamarraggine è un modello culturale, un’ideologia e, come tale, a volte fa proseliti anche in posti dove prima non c’era.

3. Oggi la tv è popolata da tanti tamarri – alcuni consapevoli, altri meno. Niente però potrà mai sostituire l’esperienza di Tamarradio nell’immaginario collettivo. Com’era iniziata quell’esperienza? E soprattutto se qualcuno ti proponesse di tornare in TV lo faresti? (o se ti proponebbero lo facessi?)

Tamarradio era per me ed è stata considerata da qualche critico televisivo pura sperimentazione. Nei due anni in cui siamo andati in onda abbiamo provato inquadrature, sottofondi musicali e trovate sceniche assolutamente inediti. Siamo andati oltre la tamarraggine. In realtà, avevo concepito la fogna in cui eravamo come una sorta di rifugio post atomico per tamarri intenzionati a resistere. Tamarradio era la rappresentazione del tamarro post moderno.

Non credo si possa ripetere quella esperienza, anche perché oggi proliferano i canali televisivi. Non varrebbe la pena sforzarsi a creare nuovi linguaggi televisivi, per poi finire sul canale 1040 del digitale terrestre, dove non ti si fila nessuno.

4. La curiosità è donna, ma in questo caso anche cefala, quindi sempre per restare in tema Tamarradio, che fine hanno fatto il chiattillo, dj sacchetto, la signorina assorbente e compagnia bella? E soprattutto Jess Ginori, l’hai mandato finalmente in pensione?

Il chiattillo (per chi non lo sapesse, era il cugino napoletano del Gabibbo), al secolo Carlo Gambardella, continua la sua attività di speaker radiofonico. Il dj sacchetto vive a Brescia, in quanto scappò da Napoli dove tutti in strada lo chiamavano “Sakkett”. La signorina assorbente si è sposata con un suo fan che le mandava i fiori in trasmissione e Jess Ginori finì miseramente in una discarica (giusta fine, comunque, per un cesso motorizzato) poiché dovevo cambiare casa e non sapevo dove metterlo.

5. Il tuo ultimo disco Tokyo, Londra e Scalea sta spopolando. Basti pensare al fatto che al Napoli Comicon hai venduto in tre giorni 2 mila copie tutte originali. Vuoi mandare un saluto al tuo primo grande fan mixed by Erry? 

Erry era uno che negli anni ’90 spacciava dischi e cassette falsi alla luce del sole. Certi napoletani, a volte credono di poter essere più furbi dello Stato. La giustizia in Italia è lenta e farraginosa, ma alla fine vince sempre. Vorrei tanto che Napoli vivesse nella legalità e nel benessere e non ci fossero più deroghe dovute al fatto che siamo in perenne emergenza e “tenimm’ e figlie ‘a rà a campà”.

 

6. Scalea è uno dei tuoi cavalli di battaglia, un successo senza tempo. Ma con quel brano hai inteso muovere una critica sociale come la Fontamara di Ignazio Silone, oppure per te rappresenta un luogo dell’anima, uno spazio mentale in cui proiettare i nostri desideri dell’infanzia nel mondo adulto?

Scalea, come Baia Domizia, del resto, rappresenta una delle tante occasioni mancate di sviluppo economico e sfruttamento delle risorse turistiche che abbiamo. Per me Scalea, rappresenta il rimpianto per le cose che si potevano fare e che non sono state fatte.

7 Quando vai a Baia Domizia nel cofano della 127 blu che ci metti: il Mellone, il supersantos o le felle di cocco?

Bella domanda…l’ultima volta che ci sono andato era di notte e stavo con gli amici. Faceva un gran caldo e decidemmo all’improvviso di fare un bagno notturno. Non avevamo con noi il costume, ma lo facemmo ugualmente, rigorosamente in mutande. 

8. Noi cefali abbiamo aperto da poco anche una rubrica culinaria, Master Cefalo, quindi concedici senza jastemmarci una domanda tecnica fuori contesto: la frittata di maccheroni di Patrizia era fatta con la pasta grossa o con gli spaghetti? 

Con la pasta grossa si sbriciola in mano. Lo spaghetto, per sua natura consente una tenuta (nella mano) più sicura.

9. La stagione dei bagni si avvicina e con essa anche la voglia di essere più tamarri. Approfittiamo allora per domandare direttamente al sommo maestro: quali sono i consigli per superare la prova costume tamarra? E i must tamarri dell’estate 2015?

Panza in dentro e petto in fuori (per mostrare il tatuaggio sulla zizza o sul pettorale). I must tamarri del 2015 sono le riprese cinematografiche dei matrimoni effettuate con il drone e la maglia polo portata col colletto alzato.

Grazie Maestro e massimo rispetto!

Massimo Rispetto ai Cefali!

Intervista a cura di Anna Giordano, Carla De Felice e Fabio D’Angelo e con la collaborazione del maestro Giuseppe D’Alessandro.

Illustrazione di Anna Giordano.

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L'unico vero realista è il visionario.



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    • #Repost @ssimonadirosa with @get_repost・・・"Eravamo tutte esaltate e terrorizzate: si stavano avvicinando i mondiali ISI, la gara più importante dell'anno. Non capivo perché fosse così importante. Una vittoria non qualificava per nessun'altra competizione. Nessuna di noi sarebbe andata alle Olimpiadi. Eravamo solo prigioniere nel ciclo continuo del pattinaggio agonistico di medio livello."La recensione su @unabandadicefali, qui basti dire che questo mattone di 400 pagine si legge super velocemente (forse anche troppo) e racconta una deliziosa storia di formazione. Un primo passo per conoscere il talento di Tillie Walden anche in Italia 💙
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