Libri

Published on Luglio 29th, 2015 | by Fabio D'Angelo

Anime di vetro – falene per il commissario Ricciardi

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Anime di vetro – Falene per il commissario Ricciardi, Maurizio De Giovanni, Einaudi stile libero big.

“Addormentatevi tranquilli, allora. E sognate pure perché non sognerete nulla di quello che vi aspettate, mentre le vostre mani si allungheranno nel sonno a cercare una coperta che vi ripari dal freddo improvviso che entrerà, a tradimento, dallo spiraglio che avete lasciato, esponendo così la vostra anima. La vostra anima di vetro.”

Ogni anno, in estate, c’è l’usanza dell’uscita di alcune tra le saghe di commissari più in voga del momento. I lettori di fede ricciardiana (e cioè quelli che seguono Luigi Alfredo Ricciardi, il personaggio creato dallo scrittore Maurizio De Giovanni) onorano il loro beniamino affollando all’inverosimile la libreria in cui l’autore terrà la prima presentazione. Io, ricciardiano di fede,  ma amante del condizionatore e dei posti poco affollati, ho deciso da tempo di seguire la tradizione a modo mio, facendo coincidere la personale processione per l’acquisto del libro con il giorno di commemorazione della venuta di D10S a Napoli (5 luglio 1984), ma questo è un altro discorso.

Per molti, l’accoglienza da rock star che viene data ogni estate a Maurizio De Giovanni rimane quasi un mistero, soprattutto se fatta rientrare in un contesto di crisi dell’editoria ormai endemico, quindi ai ricciardiani di fede spetta spesso un duro compito a cui non possono sottrarsi: spiegare in modo razionale questo assalto alle librerie senza passare per dei fanatici integralisti religiosi. Quindi, non mi tirerò indietro e cercherò di giustificare nel mio piccolo questo fenomeno letterario.

Iniziamo col dire che Luigi Alfredo Ricciardi è un commissario che non ha niente da invidiare al più gettonato Salvo Montalbano.  Basti pensare alla caratteristica che lo rende unico nel suo genere, quella di essere imprigionato in una personalissima gabbia fatta di malinconia, dolore e solitudine. Il commissario Ricciardi, infatti, ha il dono di una sensibilità potentissima che, come una zavorra, gli impedisce di concedersi pienamente alla vita e quindi all’amore: quello della sobria Enrica o della bellissima ed esuberante Livia. A segnare irrimediabilmente l’esistenza del commissario è quello che lui chiama Il Fatto: quel fenomeno straordinario che consente al povero commissario di vedere gli ultimi istanti di vita delle vittime di morti violenti e di ascoltarne l’ultimo pensiero. Vivere a diretto contatto con la morte, circondato dalle voci di corpi sofferenti, lo rende di fatto diverso, inadatto per sua natura ad instaurare un qualche rapporto con le persone. La distanza che si auto impone nei confronti degli altri diventa così un gesto di protezioni, che volendo seguire la suggestione dell’incipit utilizzato da De Giovanni in questo nuovo capitolo della saga, Anime di vetro – falene per il commissario Ricciardi, può essere spiegata attraverso il significato del testo della canzone Palomma ‘e notte di Salvatore Di Giacomo: essa fa riferimento a un uomo che cerca di respingere una falena per evitare che arrivi a bruciarsi con la fiamma della candela che la sta attirando, ma finisce col bruciarsi lui stesso la mano. Come il commissario, appunto, che si brucia per scacciare l’amore di Livia ed Enrica. Questo è il segreto del suo successo. I lettori, una volta terminato di leggere uno dei libri della saga, finiranno irrimediabilmente per provare sincero affetto per il Ricciardi, appassionandosi così oltre che alla trama gialla del romanzo, anche all’evoluzione delle vicende personali del povero commissario.

Anche in Anime di vetro – falene per il commissario Ricciardi, a distrarre Ricciardi dai suoi demoni sarà il pretesto di una nuova indagine, quello fornito dalla contessa Bianca di Roccaspina, che gli si presenta in ufficio per chiedergli di indagare sull’omicidio dell’avvocato Piro, un usuraio che prestava soldi. Il marito della donna, il conte Romualdo, dopo aver sperperato una fortuna nel gioco ed essere diventato vittima dell’usuraio, si autoaccuserà dell’omicidio dell’avvocato. Caso chiuso. La dignità e la caparbietà della contessa convinceranno il commissario a riaprire l’indagine. La soluzione del caso coinciderà con la risposta ad una domanda, quella fatta al commissario del medico Modo: “la gente ammazza per fame o per amore. Questo omicidio di chi è figlio? Della fame o dell’amore?”.  Ma questo, come sempre, lo scoprirete da soli.

Con Anime di vetro Maurizio de Giovanni spingerà il povero Ricciardi a fare i conti con la sua condizione, fino a portarlo a stretto contatto con la sua anima, di vetro appunto, perché trasparente e fragile.  Nel complesso Anime di vetro (Falene per il commissario Ricciardi) è un romanzo che non delude le aspettative e adesso che fa caldo è proprio un peccato non leggerlo sulla spiaggia. Parola di lettore di fede ricciardiana.

Fabio D’Angelo

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Anime di vetro – falene per il commissario Ricciardi Fabio D'Angelo

Anime di Vetro - Falene per il commissario Ricciardi

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4

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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