Inside Out
Regia: Pete Docter
Anno: 2015
Cast: Amy Poehler, Bill hader, Lewis Black, Phyllis Smith, Mindy Kaling, Richard King
Uscita: 16 settembre 2015
‘Eravamo io e Riley, per l’eternità… o almeno per 33 secondi’
La felicità ha gli occhi tristi, il disgusto un foulard di paura che, a sua volta, indossa un papillon di rabbia.
A sentire Docter (l’autore di un certo Up, se l’avete sentito nominare), non sembra proprio che le ‘sue’ emozioni, in azione durante il 15° prodotto Pixar, siano il risultato di cinque anni e più di lavoro intenso e disperatissimo.
Si perché la cosa che tende a spaventare di più, in senso positivo, è la semplicità con cui la casa di produzione d’animazione più importante degli ultimi trent’anni (insieme allo Studio Ghibli, con cui ha infatti un rapporto biunivoco meraviglioso) snoccioli un racconto lineare e diretto sulla parte più complessa della natura umana, usando però come suo centro nevralgico non il cuore ma il cervello.
Se pensiamo che costruendo una classica storia di coming of age non solo della propria protagonista, una bambina che deve cominciare a dire addio alle sensazioni basiche dell’infanzia in favore di una prima pubertà all’orizzonte con, per di più, un drastico cambiamento di ambiente e abitudini, ma anche della sua emozione guida, in questo caso Gioia, riuscendo però a sfiorare tematiche coma la depressione o la malattia mentale, comprendiamo lo sforzo titanico dietro a 94 minuti tanto scorrevoli e potenti come quelli in questione.
Non è difficile cogliere le finezze calate come assi attraverso scambi da lasciare a bocca aperta: Gioia che mescola Fatti e Opinioni e la risposta che si sente dare, l’introduzione al Subconscio più geniale di sempre, per non parlare della modalità con cui vengono ‘prodotti’ i Sogni o cancellati i ricordi, finendo con le emozioni schierate nei genitori affermando in modo sempre sottilissimo quanto elegante, ma comunque conclamato, una sorta di durezza della realtà che riesce sempre a togliere il fiato per l’onestà con cui si pone nei confronti dei propri spettatori.
In definitiva ogni film Pixar è un gioiello di intenti perché forte di un’identità propria che riesce sempre ad espandersi oltre i quattro lati di ciò che è inquadrato, esplodendo lungo tracciati che possono partire dal bambino per colpire l’adulto in mille modi differenti. La stratificazione a più livelli di cui si compone riesce però a ricompattarsi in un unico, leggerissimo racconto fruibile da chiunque e che proprio di chiunque vuole riuscire a parlare.
Un obbiettivo altissimo superato spesso di misura, di quelli che si possono incontrare se si viaggia ad esempio con un amico immaginario, con destinazione la luna.
Angelica Milia

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