Diario di una kemionauta
Tutto dipende da quello che cerchi. In ogni direzione. Lo spazio. Il tempo. Il desiderio. Qualche delirio. La saggezza progressiva dell’accettazione. Chi cerca è soprattutto la via della ricerca che va trovando e chi trova non si oppone ad approssimarsi ad un nuovo cercare. Ne sente la necessità, il bisogno; è il tenace attaccamento alla vita che deriva dalla curiosità di sapere cosa accadrà domani a farti comunicare; è la voglia assurda di non tacere che il mondo sta lì a due passi dai palmi delle tue mani a non permetterti di coniugare la paura. Io ho paura, tu hai paura, egli ha paura, noi abbiamo paura ma Maura Messina insegna a non avere paura; non vuole farlo ma insegna. E lo fa senza invadenza, senza prosopopea, senza boria o presunzione, mettendo davanti alle parole il proprio corpo e le proprie commozioni. Mi ha ricordato per levità e dolcezza quella piccola meraviglia che va sotto il nome di Maria e io scritto e disegnato da Miguel Gallardo per la sua bambina pur nella diversità della narrazione. Diario di una kemionauta si racconta come un’avventura su un pianeta sconosciuto; lo fa colorandosi e colorando il mondo; inventandosi, come al principio di un sogno, invadenti limoni e giorni che piovono luce ad ogni missione spaziale. Quando il viaggio comincia senti il sapore dell’ingiustizia più forte della necessità della partenza; quando il viaggio è ormai iniziato ti viene voglia di ordinarle di tornare immediatamente sulla Terra per stringerle la mano, quasi per sollevarla da quella missione che cura ma che debilita, che apertamente stanca; quando il viaggio vede la fine sai che è costretta ad agire sotto copertura e a proteggersi dal Sole; quando è finita, è semplicemente finita e tu sai che per la vita c’è ancora tempo ma soprattutto c’è ancora tanta voglia, c’è tanta di quella voglia che i sogni che riesci a sognare sono troppo pochi e troppo piccoli. La stupefacente capacità di Diario di una kemionauta sta nella sua particolare veste scrittoria. Il tema dovrebbe schiacciarti come un macigno. Dovrebbe farti odiare Giuda. Invece no. Alla fine di ogni paragrafo ti dà la forza di reagire alle montagne che cadono e di perdonare Giuda anche se brucia il cuore. Anche se le dita bruciano.
Mario Visone
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