Mozart in the Jungle
| Ideatore: Roman Coppola, Jason Schwartzman, Alex Timbers
Genere: Commedia, drama Durata: 26’-30’ (a episodio) Lingua originale: inglese Stagioni: 1 Episodi: 10 puntate Cast: Gael García Bernal, Lola Kirke, Saffron Burrows, Malcolm McDowell, Bernadette Peters Distribuzione: Amazon Studios Prima Tv: 6 Febbraio 2014, USA |
Se non siete tra quelli che si rifiutano di avere un account Facebook, e se lo avete usato nei giorni scorsi – precisamente dal 22 ottobre – probabilmente vi sarete accorti della pubblicità spalmata su tutti i nostri feed: da un lato SKY e dall’altro Infinity, con una certa insistenza certi messaggi hanno provato a stemperare l’entusiasmo del pubblico italiano per l’attesissimo arrivo di Netflix in Italia.
È in corso una vera e propria battaglia a chi si accaparra le serie più interessanti, e la battaglia non è nata adesso, ma mesi (se non addirittura anni) fa; quando, per dirne una, SKY ha ottenuto i diritti a trasmettere House of Cards – prodotto da Netflix ma in Italia distribuito da SKY – e così per tante altre serie.
Adesso che ci siamo raccontati cosa succede in Italia con le tre principali distribuzioni di intrattenimento per bingewatchers, facciamo un po’ gli hipster e dedichiamoci alla casa di produzione di cui, invece, ancora pochi parlano: Amazon Studios, che avevamo già visto con Transparent l’anno scorso, e ritroviamo quest’anno con Mozart in the Jungle.

Hailey, oboists are a rare commodity these days. Strings, on the other hand, we’re like hyenas fighting over the same dead animal.
La serie di cui vi parliamo oggi è tratta dal libro Mozart in the Jungle: Sex, Drugs, and Classical Music, romanzo autobiografico dell’oboista Blair Tindall, che racconta gli esordi della propria carriera: l’autrice ci parla, tra le altre cose, del periodo in cui ha lavorato per la New York Philarmonic, incontrando diverse personalità del mondo della musica classica, tra cui spicca la figura del direttore d’orchestra Gustavo Dadamel.
La serie ricalca la trama del romanzo e ci presenta la storia attraverso gli occhi di Hailey, oboista 26enne, che si imbatte nel singolare personaggio di Rodrigo – il personaggio di Dadamel – il nuovo eccentrico direttore d’orchestra della Filarmonica di New York, e si ritrova a lavorare a stretto contatto con l’iperattivo genio ribelle, anticonformista e leggermente sociopatico che è il suo nuovo capo.
Insieme a Rodrigo, Hailey conoscerà tutti i personaggi della Filarmonica e, insieme a lei, anche noi veniamo a conoscenza di tutti i retroscena del mondo ancora elitario della musica classica.
Inutile dirvelo, di materiale umano ce n’è da vendere. E d’altronde non potrebbe essere altrimenti: invidie, giochi di potere, sesso, soldi, uptown ladies, ventenni precarissimi, mondo dell’arte che si intreccia inesorabilmente con il mondo del business. Troppo impegnato come punto di vista, dite?
Eppure, quante volte vi siete trovati a giudicare uno spettacolo, una rassegna musicale, un evento culturale in senso esteso senza prendere in considerazione unicamente il cuore pulsante dell’atto culturale in sé – l’opera musicale, la mostra, il film, la piece teatrale, etc. – ma basandovi su fattori esterni che con le opere di Monet, Monicelli, Martone e Mozart non c’entrano apparentemente nulla?
Quanto costa, chi ci va, a che ora è, dov’è, come ci arrivo, con chi ci vado, cosa mangio dopo (o prima), come mi vesto, chi incontro…
Rodrigo lo sa bene, Hailey lo sa bene, e lo sanno anche Gloria e Thomas, la direttrice della Filarmonica e l’ex direttore d’orchestra, come accadono le cose nel mondo della musica classica, e come funziona l’Olimpo delle arti in tutto il mondo occidentale: Soldi, marketing, chiacchiere, eventi, fund raising, sorrisi, champagne, soldi.

The course of conflict isn’t determined by the person who inititated, but by the person who responds.
Adesso respirate profondamente: niente di tutto questo è vero. O meglio, sì, è vero, ma Mozart in the Jungle, nonostante racconti in modo ingenuo e trasparente tutte le dinamiche sovracitate, riesce a farci sorridere, farci divertire, e a farci entrare nella testa del direttore d’orchestra.
E in fondo è esattamente questo quello che ci accade quando ascoltiamo un’orchestra suonare: entriamo nella testa del direttore d’orchestra, attraverso le sue braccia.
Insomma: Mozart in the Jungle fa in modo molto semplice e cristallino una cosa – che dovremmo imparare a fare anche, ad esempio, in Italia – non si erge mai a giudice dello stato in cui verte il sistema culturale americano e mondiale. Ci gioca, e fa bene.
Osservando l’eccitante vita di Hailey mai, neanche una volta, ci sentiamo in dovere di salvare l’arte: l’arte si salva da sé, finché è in grado di funzionare.
E Mozart, evidentemente, funziona benissimo in the Jungle.
Perché guardare Mozart in the Jungle?
Per Rodrigo, perché i deliri di onnipotenza sono il mio pane quotidiano, perché finalmente saprò qual è il suono dell’oboe, perché ogni volta che qualcuno dice “Maestro” si beve, perché la musica classica è viva e lotta insieme a noi.
Perché non guardare Mozart in the Jungle?
Perché mi annoia la musica classica, perché sono più un tipo da Narcos, perché non metterei un capellone a suonare il triangolo figuriamoci a dirigere un’orchestra, perché basta serie di nicchia: passo a RAI, perché scommetto che Mozart avrebbe voluto vedere più tette.
Noemi Borghese
Summary:




