Cefalo emergente

Published on Novembre 21st, 2015 | by Guest

Rob Moir – Places to die

Immaginate un poeta, un cantante, un chitarrista, un viaggiatore, un uomo, tutto in una sola persona, in un unico musicista…. il risultato sarebbe il canadese Rob Moir.

places

Per realizzare il suo disco, Places to die, Rob ci ha messo dentro tutta la sua essenza, fatta di pensieri, desideri, paure, coraggio ma sopratutto gioia e per far ciò ha intrapreso un viaggio per il mondo accompagnato solo dalla sua chitarra. Lo scopo del suo viaggio non era quello di farsi conoscere come artista, bensì scoprire il mondo e ritrovare contemporaneamente anche se stesso.

Proprio come nel grido che lancia in Lost and found like you, un brano dalla melodia allegra e spensierata, che può essere considerato il manifesto musicale di tutta la sua opera (fatta non solo di musica ma anche di azioni, esperienze e amicizia), un viaggio in bicicletta:

I want to dream away my life, ride my bicycle into the night\ Sleep under a bed of pines in the summertime\ I want to fall in love again with the things I do, and not just things I plan\I’d like to be a better man (Voglio sognare la mia vita andare in bicicletta nella notte\Dormire sotto un letto di pini in estate\Voglio innamorarmi di nuovo con le cose che faccio, e non solo cose che ho in programma\Mi piacerebbe essere un uomo migliore)

Il suo canale youtube è ricco di reportage del viaggio, oltre ai video ufficiali.

Tra i singoli del disco di Rob Moir si distinguono:

-Cold, un brano avvolgente,  intimo e tutt’altro che freddo, che racconta maestosamente neve e freddo cittadino sia per musica che visioni.

“I trace highways with my fingers\ As cities shrink from airplanes\ I stare out the window\ And dream of her” (Io traccio autostrade con le dita\Mentre le città si rimpiccioliscono dagli aerei\ Guardo fuori dalla finestra \ E sogno lei)

– Fear, che ritrae giovani donne i cui visi costretti in pose e trucchi si sovrappongono a pose spontanee e liberatorie. Qui l’artista sovrappone i due attimi, le due parti della stessa donna, e l’armonia della sua ballata accompagna l’atto liberatorio dalla  luce e il buio che opprimono allo stesso modo: Donne che si struccano\purificano\scompongono grazie ad una gettata d’acqua liberatoria, che riflettono il suo invito a non aver paura…quindi portami via.

Quello di Rob Moir è un sound intimo e affascinante, le sue sono visioni che incantano e immedesimano l’ascoltatore, e si tengono in bilico tra i contrasti dell’essere. Lui è folk ma un folk noir, come Rob stesso ha specificato accostando la sua produzione al genere noir, proprio per la caratteristica fascinazione che il noir ha sul pubblico, per i sentimenti dai forti contrasti, per il bianco e il nero, la luce e il buio, il bene e il male.

 “In the abyss of night, I can holdmy head up high\In emergencylights, I feellikemyselfagain\I’llroamuntilI’mgone,\untilI’mcrazy in the streets/ With milesbeneathmyfeet\ yellowlines and head lights” (“ Negli abissi della notte, posso tenere la testa alta\Tra le luci di emergenza posso risentire di nuovo me stesso\Vagherò fino a quando non ci sarò più\fino alla follia per le strade\ con le miglia e miglia sotto i miei piedi\ per le linee gialle e i fari” così comincia la miglior ninna nanna Goodnight\Sleep tight per gli animi che fremono di avventura.

I numeri del suo viaggio:

2 anni, più di 500 live, in più di 20 stati, viaggiando in treno, aereo, a piedi, in bici tra Parigi e Berlino, durante festival dai grandi numeri ai piccoli locali o addirittura salotti con poche persone. I suoi live sono intimi, momenti per perdersi nelle storie di un amico nuovo (o da sempre conosciuto) che vuole raccontarti con la potenza delle note, con i suoi versi da poeta raccolti nel suo quaderno degli appunti, condividere il suo diario di avventure, il suo Adventure’s book.

Rob Moir suonerà all’associazione culturale Borderline in Via Anfiteatro a Nola (NA) il 22 novembre e sarà un concerto davvero da non perdere.

Laura Zoè (Cattivi Guagliuni)

L’illustrazione della copertina è di Laura Zoè.

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    • #Repost @ssimonadirosa with @get_repost・・・"Eravamo tutte esaltate e terrorizzate: si stavano avvicinando i mondiali ISI, la gara più importante dell'anno. Non capivo perché fosse così importante. Una vittoria non qualificava per nessun'altra competizione. Nessuna di noi sarebbe andata alle Olimpiadi. Eravamo solo prigioniere nel ciclo continuo del pattinaggio agonistico di medio livello."La recensione su @unabandadicefali, qui basti dire che questo mattone di 400 pagine si legge super velocemente (forse anche troppo) e racconta una deliziosa storia di formazione. Un primo passo per conoscere il talento di Tillie Walden anche in Italia 💙
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