Dio esiste e vive a Bruxelles

Dio esiste e vive a Bruxelles
Regia: Jaco Van Dormael
Cast: Pili Groyne, Benoît Poelvoorde, Catherine Deneuve, Yolande Moreau,
Durata: 1h e 53′
Trama: Dio esiste e vive a Bruxelles è un dispotico tiranno annoiato e ubriacone che guarda solo sport in TV e tratta male la moglie, che adora il baseball. Il figlio JC se n’è andato e sua sorella minore, Ea, decide di fuggire e trovare sei nuovi apostoli per il scrivere il Nuovo nuovo testamento.
‘Se un giorno trovi la donna della tua vita, stai pur certo che non passerai la tua vita insieme a lei’
Jaco Van Dormael è ormai un autore riconoscibile in tutto e per tutto. Con il suo stile lirico che sfiora tante modalità registiche già codificate (una su tutte quella di Jeann-Pierre Jeunet), e dopo l’ormai cult Mr.Nobody con Jared Leto, il regista belga torna alla ‘quotidianità’ di Bruxelles, scegliendo però di porvi il luogo di residenza di Dio, un essere gretto e ottuso che trova piacere nel tormento e nel controllo dell’umanità, creazione di enorme splendore di cui non riesce a vedere altro che un diversivo per la noia.
Nel titolo italiano però si depista la spina dorsale del film, ovvero la fuga di sua figlia Ea e la sua ricerca di sei apostoli necessari per creare il Nuovo Nuovo Testamento (Le Tout nouveau testament, appunto, il titolo originale del film) che non racconterà le sue gesta ma quelle degli apostoli stessi, sei sconosciuti presi a caso.

Attraverso le loro vite, le loro menti, il loro modo di approcciarsi alla vita, la sorella minore di Cristo e con lei il regista, ci inseriscono pian piano in un viaggio visivo e tematico che non sembra avere un filo conduttore, ma questo per una scelta precisa. Le storie raccontate sono spicchi di umanità concentrata, spaccati trasversali allucinati e galleggianti in un mare caotico e perverso che, con grande ingegno e un pizzico di malizia, Van Dormael cerca di sfogare nel ritratto di un Creatore inetto, sognando l’ascesa al trono di una Dea leggera, e ponendo come soluzioni dei semplici accordi musicali, che la piccola Ea utilizza come Deus Ex Machina per le vite alla deriva che decide di toccare.
Non mancano scelte fulminanti, come ad esempio la rivelazione iniziale che toglie a Dio il suo potere di manipolatore, costringendolo a confrontarsi con la sua creazione e allo stesso tempo con la sua infantile stupidità (cosa che poi influenzerà il suo stesso destino di uomo in modo quasi karmico, mescolando quindi ulteriormente le carte sul tavolo).

Un esercizio di stile ma anche una divertita, seppur a tratti acida, dissertazione sullo stato delle cose figlie di un capriccio, eppure fondamentalmente mutabili a seconda del soggetto che sceglie di porvi rimedio. Contraddittorio e blasfemo, ottimista e fatalista. Un film che sembra un libro meravigliosamente illustrato, pronto a scivolare via come un suono primaverile.
Angelica Milia
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