Film

Published on Febbraio 9th, 2016 | by Angelica Milia

Hateful Eight

 

hateful

The Hateful Eight

Regia: Quentin Tarantino

Durata: 3h e 7′

Cast: Kurt Russell, Samuel L. Jackson, Walton Goggins, Tim Roth, Michael Madsen, Jennifer Jason Leigh, Demian Bichir, Bruce Dern, Zoe Bell, Channing Tatum, Michael Madsen

Uscita: 4 febbraio 2016

Trama: Il cacciatore di taglie John Ruth, detto il Boia perché determinato ad accompagnare i suoi prigionieri fino alla forca, raccoglie sulla strada il ‘collega’ di colore ex Maggiore nordista Marquis Warren e lo sceriffo sudista Chris Mannix. A causa di una tormenta di neve, i quattro saranno costretti a fermarsi presso l’emporio di Minnie, ultima tappa prima dell’impiccagione della prigioniera (e unica donna) Daisy Domergue. Qui troveranno altri ospiti, pronti ad animare la convivenza in vari, inaspettati modi.

 

‘Tu morirai su questa montagna’

Di cosa parliamo quando parliamo di Tarantino? Semplice. Di un cinefilo bulimico, un bambinone troppo cresciuto, un uomo intelligente travestito da divulgatore di violenza grafica.

E la sua ultima fatica è l’ennesimo passo avanti in una filmografia numerata in progressione, un affresco fatto di uomini crudeli e donne implacabili e, sopra ogni cosa, un trattato interminabile sulla vendetta e sulla ricerca della giustizia, con relative declinazioni.

A questo giro le danze si aprono con un ouverture prima musicale e poi visiva, facilmente elencabile come uno degli incipit più potenti di tutti i tempi. C’è infatti tutto il film nei primi lunghissimi, lentissimi istanti. Avvertiamo l’irriverenza, la ferocia, l’inevitabilità e anche l’ironia di un racconto che ci sorprenderà per esplosioni e tracciati impensabili, incorniciati con la solita maestria del regista di Knoxville.

Le Iene incontrano Django, un dramma da camera dove otto sconosciuti (o quasi) rimangono intrappolati, prima dividendosi per appartenenza politica e successivamente per intenti morali.

C’è sempre più critica civile nel cinema di Tarantino, ed è sorprendente notare come questo si leghi, senza mostrare debolezze, a una cifra stilistica ormai codificata, sempre fedele a se stessa eppure sempre più imponente, cesellata e personale, tutte definizioni di un grande autore nel senso classico del termine.

Se infatti è facile considerare Tarantino come un fenomeno pop, non è altrettanto immediato il suo apporto al linguaggio cinematografico moderno (anche di scrittura) da un punto di vista meramente tecnico. C’è una capacità insita in ogni sua inquadratura, in ogni movimento di macchina, di richiamare con profonda modernità tutto quello che ha reso grande il cinema classico.

E’ centrale infatti in Hateful Eight una capacità rara, una ferrea necessità di caricare il colpo partendo da lontanissimo, lasciandolo intuire per depistare o anche soddisfare, riuscendo a mettere in fila solo personaggi negativi (e forse riuscendo a rendere amatissimo proprio il più disumano, anche se per le giuste ragioni) nella ricerca di un finale pronto a versare più sangue possibile, senza dare ragione a nessuno se non a quel senso di chiusura che è sempre la vendetta a consentire.

Ma è nella modalità impiegata la bellezza del gesto, e non solo per l’utilizzo del formato 70mm. Tutto, dagli sfondamenti di campo ai panfocus, dalla costruzione architettonica dell’emporio di Minnie (che a un certo punto viene perfino divisa come l’America stessa) arrivando ai punti esterni utilizzati per definire una gerarchia d’importanza dei personaggi (chi sta dentro, chi va fuori, chi rompe, chi aggiusta, chi detta il ritmo e chi lo rompe) è a favore di uno stile prettamente classico ma disegnato secondo la mentalità moderna di Tarantino. La sua grandezza è (ed è sempre stata) proprio questa capacità di porsi a cavallo dei generi, dei linguaggi, creandone uno completamente distintivo e personale. Un bravo allievo che ha saputo diventare maestro e che segna, con i suoi ‘odiosi otto’, una tacca importantissima nella propria scalata personale, verso un posto di diritto nei grandi del cinema.

Obiettivo raggiunto importantissimo, assoldare Morricone per musicare la pellicola con un tema semplice, innestato su declinazioni minime come spina dorsale strisciante e potente di una storia perfettamente rispecchiata attraverso le note messe sul piatto. Richardson, storico collaboratore di Tarantino, qui esplode nell’utilizzo delle luci al limite del bruciato, indicando oggetti e spazi fondamentali e richiamando la natura teatrale della sceneggiatura arrivando a fondere, a tratti, i due linguaggi con una naturalezza da veterano.

Una pellicola per tutti i palati, o quasi (astenersi deboli di stomaco).

Angelica Milia

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Hateful Eight Angelica Milia

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5


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