Film

Published on Febbraio 25th, 2016 | by Angelica Milia

The Danish Girl

 

thedanish

Regia: Tom Hooper

Cast: Eddie Redmayne, Alicia Vikander, Matthias Schoenaerts, Ben Whishaw, Amber Heard

Uscita: 18 febbraio 2016

Trama: Einar Wegener è uno dei più celebri paesaggisti danesi. Sua moglie Gerda predilige i ritratti e, per gioco, decide di ritrarlo in vesti femminili. Un gesto nato per scherzo porterà Einar e ritrovare un se stesso dimenticato nei luoghi perduti dell’infanzia, facendo riemergere la consapevolezza intima di essere in realtà una donna. Questo lo spingerà ad essere il primo transessuale della storia, con al suo fianco l’amata moglie e un amico di ritorno dal passato.

Dal libro di David Ebershoff, La Danese.

‘Baciarlo per la prima volta è stato come baciare me stessa’

Il momento storico in cui viviamo (da Caitlyn Jenner a Tangerine) è forse la culla perfetta per l’uscita di un film come questo. Non tanto per la tematica, quanto per come essa viene gestita.

È presente, nell’ultima opera di Tom Hooper, una lenta e naturale alternanza tra alterigia e compassione, dove la scelta di due attori frontali dotati di meravigliose sottigliezze, riesce a svicolare tra le paure di un film che si ritrova ad essere studio e spiegazione (iniziali), di un mondo che fino a ieri veniva semplicemente ignorato dalle grandi masse, se si escludono le macchiette in qualche rara occasione mainstream.

La vera bellezza di The Danish Girl echeggia nella stessa fragilità, ora sospesa ora irruenta, su cui vengono imbastite le migliori scene del film: un amplesso a ruoli invertiti, la fuga del protagonista dalle proprie vesti e il suo ritrovarsi ipnotizzato davanti al riflesso del proprio corpo, la dinamica iniziale di gioco con la moglie, la sovrapposizione di un corpo in vendita come sostituto del proprio.

Non c’è superficialità nello sguardo del regista de Les Miserables, ma una necessità chiara di osservazione e analisi, di sorprendente empatia verso un inarrestabile, per quanto impercettibile, capovolgimento.

La trappola più grande in cui un film di questo genere, in una società come la nostra, poteva facilmente cadere, era una semplificazione estrema, un livellamento della verità a favore di un pubblico forse ancora troppo ancorato a preconcetti quali la sovrapposizione di orientamento sessuale e identità di genere, dove la scelta non sta tanto nella forza liberarsi dai legacci pre-imbastiti dalla società, quanto dalla decisione improvvisa (e perversa) di essere diversi, malati addirittura.

Con un’irreprensibile capacità di comprensione, aiutato anche dall’accattivante dinamica di relazione che regge ogni rottura e ricomposizione della coppia protagonista (a tratti la vera protagonista della storia sembra essere l’amore totale della Vikander per il marito), la storia del fu Einar Wegener e di come divenne Lili Eber, arriva a dipanarsi con l’incedere della rivoluzione interiore, lenta, disgregante e inevitabilmente toccante, senza scadere mai nel ruffiano.

Da un punto di vista puramente tecnico il film mostra forse il miglior equilibrio dell’estetica precedentemente mostrata dal regista londinese, in un’alternarsi di primi piani bassi e in movimento, spaccati simmetrici grandangolari e le sue celebri composizioni geometriche tese a schiacciare il personaggio lungo i margini, dando aria all’ambiente descrittivo della sua natura. Quando è però necessario concentrarsi sui corpi o sui volti, il regista trova un equilibrio prima teso quasi esclusivamente all’estetica, ma qui finalmente piegato all’emozione.

Nonostante il rallentare dolente della seconda parte, il finale giunge lieve, quasi inaspettato, coerente nella sua spinta a raccontare l’emersione di un cosmo in implosione, di una palude remissiva, finalmente pronta a ricevere la luce del sole in tutta la sua brillante, dolorosa bellezza.

Un’immagine finale fondamentalmente semplice, quasi quanto la fedeltà potente e rigenerante di un amore che può attraversare l’aria, come un desiderio perso nel tempo.

Angelica Milia

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The Danish Girl Angelica Milia

Summary:

4

Voto


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Mangio film, faccio film.



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