Fumetti

Published on Marzo 10th, 2016 | by Giorgia Recchia

Quaderni Giapponesi di Igort

 

Quale disegnatore non ha mai sognato, a un certo punto della sua carriera, di vivere e lavorare per un periodo o, perché no, per tutta la vita, in un luogo magico e intriso di storia come il Giappone? Credo si contino davvero sulle dita di una mano. Capirete bene, dunque, l’entuasiasmo di Igort, al secolo Igor Tuveri, cagliaritano, classe 1958, quando viene invitato nel lontano 1994 a lavorare a Tokyo per una nota casa editrice nipponica, la Kodansha. È da questa avventura che nasce Quaderni giapponesi, edito da Coconico Press, casa editrice fondata dall’autore stesso. Il graphic novel è un vero e proprio memoriale in cui l’artista ci racconta la sua permanenza in questo paese fantastico, vero e proprio Eden per chi, come lui, ha fatto del fumetto non una semplice passione, ma la ragione di una vita.

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Ciò che da subito colpisce il lettore che si accinge alla lettura è come Igort sottolinei l’enorme differenza tra la sua cultura e quella del paese che lo ospita. Un paese che lo affascina, lo attira con tutti i suoi profumi, colori, dettagli, ma che al tempo stesso non riesce completamente a penetrare, come egli stesso ci dice: “Io mi ci sono avvicinato da oltre vent’anni e lo frequento assiduamente, questo luogo dell’anima. Eppure il suo mistero si rinnova continuamente”.

L’interesse per il paese del Sol Levante non si limita al solo campo fumettistico: il disegnatore cagliaritano, infatti, impiega ogni singolo attimo del suo soggiorno per approfondire la conoscenza degli usi e costumi, per leggere di miti e leggende, per avvicinarsi a una mentalità assolutamente opposta a quella del mondo occidentale. Rimane colpito dalla lettura del saggio di Roland Barthes L’impero dei segni, in cui viene descritta la cultura orientale attraverso gli haiku, le usanze e le tradizioni nipponiche e, sul suo esempio, trasforma la cronaca della permanenza in Giappone in una vera e propria perlustrazione di un sistema di vita. Igort mescola alle proprie esperienze personali le storie di personaggi storici, di usanze, di folklore, uniti a osservazioni sulla differenza tra il mondo editoriale occidentale e orientale. Resta profondamente colpito sia dai ritmi massacranti a cui i fumettisti giapponesi sono sottoposti (egli stesso ne resta vittima in quello che definisce “il trattamento”), sia dal fatto che, diversamente dal mondo occidentale, il fumetto in Giappone è sempre stato considerato una forma d’arte e non, semplicemente, un passatempo per i più piccoli.

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Non si riesce a non invidiarlo quando ci descrive la sua emozione nel conoscere autori di fama mondiale come Go Nagai, Hayao Miyazaki, Jiro Taniguchi. Non si riesce a non percepire l’odore degli alberi in fiore quando si perde nel suo girovagare per templi e giardini ikebana.
L’intero graphic novel ha un carattere fortemente autobiografico e intimista, sembra scritto quasi più per imprigionare le immagini e i ricordi nelle pagine che per farle comprendere a noi che leggiamo. Sin dalle prime vignette, Igort ci trasmette il suo senso di smarrimento e di piccolezza in un mondo che non gli appartiene ma che lo attira. Proseguendo nella lettura, però, qualcosa cambia, si trasforma. Igort ci narra le storie che lo hanno colpito, quelle che, a suo parere, rendono il Giappone il luogo magico che è. Sfogliando le pagine ci si addentra sempre di più in un mondo lontano dal nostro, senza mai profanarlo ma, al contrario, manifestando sempre un rispetto e un’ammirazione che sono propri di chi ama una terra, pur non appartenendovi.

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Altra particolarità da segnalare, e che rende Quaderni giapponesi un’opera d’arte, è la presenza, tra le vignette, di fotografie storiche, o ritraenti oggetti, che rendono più comprensibile al lettore la ricchezza della cultura nipponica. Igort ci parla del sumo, dell’uso e del significato del crisantemo, dell’iki. Si dilunga in spiegazioni sulle differenze sociali della popolazione.
La delicatezza del racconto è perfettamente resa anche dalla scelta cromatica. La moltitudine di colori usati, delicati e non chiassosi o squillanti, rende la sua idea dei paesaggi giapponesi.

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L’essenza stessa del romanzo grafico, è, però, a mio parere, perfettamente espressa dalle parole dello stesso autore, nell’incipit del graphic novel: “Questo libro racconta l’inseguimento di un sogno, e la resa davanti all’evidenza che i sogni non li si può afferrare”.

Giorgia Recchia

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Quaderni Giapponesi di Igort Giorgia Recchia

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