Acrobati – Daniele Silvestri – RECENSIONE
Daniele Silvestri – Acrobati
Possiamo sin da ora, e senza l’aiuto del supporto statistico fornito da Pagnoncelli, suddividere gli ultratrentacinquenni che ascolteranno per la prima volta Acrobati, il nuovo album di Daniele Silvestri uscito il 26 febbraio, in due gruppi: quelli che accetteranno i cambiamenti con l’entusiasmo di un adolescente in pieno sviluppo ormonale e quelli che, ormai refrattari a ogni forma di modifica dello status quo, messi di fronte al nuovo che avanza si trasformeranno in generatori automatici di frasi fatte del tipo “si stava bene quando si stava peggio”. Per confortare quelli che si troveranno nella seconda categoria va detto che, come nel caso dei grandi cambiamenti climatici, ci vuole tempo per abituarsi, perché l’elemento che con molta probabilità farà scattare un incontrollato “non ci sono più le mezze stagioni” sarà principalmente legato a un fattore, per così dire, di carattere romantico-nostalgico. Per cui, senza i riferimenti espliciti all’attualità politica e versi del tipo “venceremos, adelante, o victoria o muerte”, che senza tanti giri di parole e di accordi fanno sempre tanto concertone del primo maggio, Silvestri non può essere Silvestri. Quindi, se dopo un primo ascolto, vi riconoscerete tra quelli che stanno da questa parte della barricata, non sprecate energie nella ricerca di un tutorial di Aranzulla sull’interruzione del generatore automatico di frasi fatte (manca, ho già controllato), bensì munitevi di pazienza e aspettate che arrivi il momento di un secondo ascolto. Magari casuale, del tipo che state lì a fare altro e contemporaneamente date al disco una seconda possibilità, ma senza tanto impegno visto che, ad esempio, guidate e voi non siete persone da ascolto distratto. E poi sbam: “Mio padre aveva un orologio / Senza nessuna peculiarità / Eppure quando lo guardava mi sembrava che il mondo fosse più sicuro” (L’orologio).
Fregati. Silvestri vi ha impapocchiati pure questa volta con quel vecchio trucco di chi cerca di distrarvi prendendo le cose molto alla lontana e poi, proprio mentre sembra stia lì concentrato a parlare di cose che interessano l’universo intero, descrive a tradimento anche un pezzettino di voi. Ora, rassicurati dal fatto di non essere ancora dei noiosi signori dal “si stava meglio quando si stava peggio” facile, potrete finalmente notare quello che la bellissima copertina disegnata da Paolino De Francesco vi suggeriva sin dall’inizio. E cioè che, ma questo potevate intuirlo già dal titolo se non foste stati distratti da fatti che riguardano vite e fantasmi futuri, la chiave di lettura dell’intero album va ricercata nella title track, cioè la traccia numero tre della playlist su Spotify. Insomma (ci sto arrivando, eh!), Acrobati rappresenta uno stato d’animo, quasi un leitmotiv che ti accompagna per tutto l’ascolto del disco. Per cui, dietro quel “visto dall’oblò di questo aereo il mondo sembra bene organizzato” non si nasconde nessun omaggio a Giagni Togni di Luna, bensì la ricerca di un punto di vista nuovo e distaccato, rispetto a un presente senza paracaduti (non siamo mica la generazione di quelli che avevano pensioni, equocanone, posto fisso eh?) e pieno di scossoni che impone sempre un equilibrio nuovo. (E c’è una strada sottilissima / che non riesco più a vedere / Se continui ad aggrapparti rischiamo di cadere / di cadere oppure fingere un’altra acrobazia / questione di equilibrio, l’equilibrio è una filosofia).
Silvestri, anche in questo disco, riesce a far allegramente convivere (con equilibrio quasi perfetto, direi) tutte le sue sfaccettature: in parte cantautore-impegnato-ispirato e in parte straordinario autore di canzoni pop-leggero-ironico-cazzare. Così, mentre nel singolo Quali alibi spara a raffica su quel vizio ormai esportato in tutto il mondo (di cui in Italia siamo ancora i maestri mondiali indiscussi) di trovare sempre una pezza a colori per giustificare qualunque tipo di emergenza (Su quali alibi calibri la validità / quali ali di colibri libri nell’aria / e quali macabri crimini tragici o comici /mi dici che c’è chi ti recriminerà), in Bio-Boogie (feat. Funky Pushertz) ironizza non poco sulla moda del cibo biologico, senza però trascurare il tema mai troppo trattato dell’ecomafia (cu nu poc e diossina / si chi coltiv a chilometro zero / ra sti part è n’assasin / addevent aggresiv / si ngoppa / a n’etichetta nun aggio letto / senza erbicidi nociv). Nei brani La mia casa (che si candida su facebook a diventare nel breve tempo di un tour un classicone del repertorio danielesilvestriano), L’orologio (feat. Diego Mancino) e Un altro bicchiere (feat. Dellera) fa emergere una straordinaria vena ispirata. Ma che stia in forma lo si intuisce soprattutto dall’ascolto di Monolocale, una vera sciccheria.
Nell’album fioccano le collaborazioni, come quella con Enrico Gabrielli, Roberto Dellera e Rodrigo D’Erasmo, che fanno tanto Afterhours. Senza trascurare il contributo di Caparezza ne La guerra del sale, Diodato, Diego Mancino e Funky Pushertz.
Acrobati è forse l’album della maturità artistica di Silvestri, dentro cui troverete: la voce di uno tra gli autori delle più belle canzoni di Sanremo degli ultimi 20 anni (se la gioca con Gazzè e con qualcun altro); una serie di pezzi che avrebbero vinto a mani basse il premio “Mio Martini” sempre a Sanremo; una descrizione funambolica della realtà che non lascia indifferenti. Insomma, Acrobati, per farla breve, è veramente un disco profondo e bello. Parola di cefalo ultratrentacinquenne ex barboso signore dal “si stava meglio quando si stava peggio” facile.
Fabio D’Angelo
TRACKLIST
- La mia casa
- Quali alibi
- Acrobati
- Pochi giorni (feat. Diodato)
- Un altro bicchiere (feat. Dellera)
- La mia routine
- Così vicina
- La verità
- Pensieri
- Monolocale
- La guerra del sale (feat. Caparezza)
- A dispetto dei pronostici
- Come se
- L’orologio (feat. Diego Mancino)
- Bio-Boogie (feat. Funky Pushertz)
- Tuttosport
- Spengo la luce (feat. Dellera)
- Alla fine (feat. Diodato)
Summary:




