Fumetti

Published on Marzo 24th, 2016 | by Giorgia Recchia

Gli equinozi di Cyril Pedrosa

La parola “equinozio” viene dal latino æquinoctium, che vuol dire “notte uguale” e si riferisce al fatto che, nei passaggi dalla stagione invernale a quella primaverile e da quella estiva a quella autunnale, la notte e il giorno hanno esattamente la stessa durata. E’, dunque, un periodo di passaggio e, al contempo, di perfetto equilibrio.

Il fatto che il fumetto di cui parliamo oggi si intitoli, per l’appunto,“Gli equinozi ” dovrebbe già fornirci un primo indizio sulla lettura che ci attende.



pedrosa

L’opera, edita dalla Bao Publishing, è l’ultimo capolavoro di Cyril Pedrosa, artista francesce, nato a Poitiers nel 1972, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, tra cui quello del celeberrimo Festival di Angoulême nel 2008 con “Tre ombre”, e del Gran Guinigi come Miglior Disegnatore, nel 2012. Nello stesso anno, durante il  Lucca Comics and Games viene allestita un’intera mostra, incentrata sull’autore francese, all’interno del Palazzo Ducale, nelle cui sale vengono esposte tavole e acquerelli tratti dalle sue opere.

Prima di dedicarsi alla realizzazione dei graphic novel , che lo hanno reso celebre in tutto il mondo, Pedrosa ha avuto modo di arricchire il proprio bagaglio culturale lavorando per la Disney, esperienza che fa si che l’artista faccia proprie un gran numero di tecniche artistiche che lo rendono estremamente poliedrico e versatile.

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Ma cosa ci racconta l’autore ne “Gli equinozi”? Camille, giovane disoccupata, vaga per le strade della sua città, fotografando volti di sconosciuti, tentando di immaginare la loro vita, e cercando di dare un senso alla propria. Christine e Vincent, coppia di divorziati e genitori dell’adolescente Pauline, tentano di crescere la figlia e, contemporaneamente, di gestire le proprie esistenze, che oramai sembrano essere come due rette parallele, destinate a non incontrarsi mai. Anche il fratello di Vincent, Damien, che ha intrapreso la vita sacerdotale, cerca di gestire il rapporto con lo stesso Vincent, provato dalle difficoltà dell’esistenza e lontano dalla fede. Louis, anziano, e con un triste passato alle spalle, non riesce più a farsi coinvolgere come un tempo dalla politica e a condividere gli ideali dei più giovani e impegnati Antoine e Catherine.

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Queste, in breve, le storie dei personaggi, o meglio, delle anime che popolano le pagine di questo racconto. Pedrosa lega fra loro queste vite con il filo di sentimenti contrastanti, primo fra tutti la solitudine. Le storie, che, all’inizio, sembrano non avere alcuna connessione fra loro, cominciano a delinearsi, in un connubio di immagini e parole, paure e speranze, rabbia e frustrazioni creando una miscellanea delicata e poetica. A colpire il lettore non ci sono solo le meravigliose immagini, ma anche i testi, intensi e in alcuni punti addirittura struggenti, che, oltre a fare addentrare il lettore nella psiche dei protagonisti, rivelano la grandissima capacità comunicativa di Pedrosa, che non si limita alle arti figurative e che rende “Gli equinozi” un’opera poliedrica e completa.

Il graphic novel si presenta suddiviso in quattro parti, una per ogni stagione. Ad aprire ciascuna parte c’è una mini storia apparentemente indipendente dal resto del testo, che si rivela, poi, strettamente legata ad esso e che rappresenta un ragazzino appartenente all’epoca preistorica intento a svolgere le sue attività quotidiane.

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La grande esperienza di Cyril Pedrosa come illustratore è evidentissima nell’uso del colore, che è un altro vero e proprio protagonista dell’opera. A seconda della stagione che viene raffigurata, l’artista francese cambia sfumature, intensità e toni: i più scuri e spenti per l’autunno e l’inverno, i più accesi e allegri per la primavera e l’estate. In alcune tavole alcuni dettagli sembrano quasi abbozzati, in altri, al contrario, la matita scompare e il colore diventa corposo e sfuma tutt’intorno ai personaggi, quasi a voler fare dissolvere tutto quel che li circonda per farli diventare il centro assoluto dell’immagine.

L’opera di Pedrosa è di quelle che leggi e rileggi mille volte senza mai stancartene, è una storia che parla di solitudine e di incomprensioni, ma anche di speranza e di voglia di ricominciare da zero, di equilibri che, a volte vengono a mancare, ma che, ogni tanto, proprio come il giorno e la notte durante gli equinozi, diventano perfetti.

Giorgia Recchia

 

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