Interviste

Published on Aprile 11th, 2016 | by Carla De Felice

Lo strano Manoscritto… Intervista a Claudia Tarolo

 

agguato all'incrocio

James De Mille, Lo strano Manoscritto trovato in un cilindro di rame. Marcos y Marcos, 2015.

Lo Strano Manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille (edito da Marcos y Marcos lo scorso novembre) è un romanzo di avventura nel vero senso del termine. Prima di tutto, per la sua storia editoriale. Il libro, infatti, è stato pubblicato per la prima volta nel lontano 1888 a New York ed era rimasto inedito nel nostro paese fino allo scorso novembre, quando Marcos y Marcos ha permesso finalmente anche al pubblico italiano di godere della lettura di questo piccolo e sconosciuto gioiellino. Secondo, perché si tratta di un romanzo d’avventura dalla struttura davvero particolare, una sorta di meta-racconto o racconto nel racconto. Mi spiego meglio… Tra le Canarie e Madeira una lunga bonaccia costringe quattro viaggiatori all’immobilità forzata. Per ingannare il tempo giocano con le barchette di carta sull’acqua, quando il destino gli riserva un’attività sicuramente più avvincente: un cilindro di metallo contenente un misterioso manoscritto scritto dal naufrago Adam More. I quattro viaggiatori, allora, non avendo granché da fare, decidono di immergersi nella lettura delle avventure del naufrago sconosciuto appassionandosi alle sue storie diventando, di fatto, i primi critici letterari dell’opera. Nel racconto di Adam More si susseguono numerose peripezie, terre sconosciute, naufragi, fughe, fino all’arrivo su un’isola ignota, dove i suoi strambi abitanti, che vivono esclusivamente al buio, si dimostrano estremamente gentili, cordiali e pronti ad aiutare il prossimo. Ma cosa si cela dietro questa estrema disponibilità?

Ho scoperto Lo Strano Manoscritto trovato in un cilindro di rame grazie al consiglio di Roberta Solari, ufficio stampa di Marcos y Marcos. “Ti piacerà” — ha detto. E aveva ragione. Sono bastati pochi giorni (giusto il tempo di dormire qualche ora… ma proprio il minimo indispensabile) per terminarlo perché, una volta aperto, vi avverto già che sarà difficile interromperlo, proprio come fare binge watching per una serie Tv. Come un romanzo di avventura che si rispetti, è avvincente, appassionante, intenso ma anche divertente, a tratti grottesco e ricco di satira. Non fatevi spaventare dal fatto che sia stato scritto più di un secolo fa, perché questo romanzo di James De Mille si rileverà più attuale di quel che credete, nella critica sociale ma anche nel linguaggio. Quest’ultimo elemento, in particolare, mi aveva interessato perché, non conoscendo il testo originale, ero curiosa di sapere il lavoro che era stato fatto su questo tipo di testo nella fase di traduzione ed editing. A soddisfare le mie curiosità ha pensato la gentilissima Claudia Tarolo, uno dei due editori di Marcos y Marcos nonché editor di questo romanzo, tradotto da Pietro Polidori. È stato un grande onore, per noi, parlare direttamente con lei di questo strepitoso romanzo.

claudia tarolo

Claudia Tarolo

1. “C’è bonaccia tra le Canarie e Madeira, il Falcon non può navigare. Lord Featherstone e i suoi amici, giocando con le barchette di carta sull’acqua trasparente, trovano un misterioso cilindro metallico, incrostato di conchiglie. Misterioso è anche il contenuto: un manoscritto affidato alle onde da Adam More, naufrago in una terra sconosciuta, oltre i confini del mondo. In attesa che il vento torni a gonfiare le vele, i quattro amici, a turno, cullati dal mare, leggono ad alta voce la sua storia.” Com’è capitato invece, Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame tra le sue mani?

È stato un messaggio da un mondo molto bello: il mondo dei lettori e traduttori. Pietro Polidori fa altro nella vita ma è un appassionato cercatore di libri strani, clamorosi e inspiegabilmente trascurati. Ha scovato Lo strano manoscritto di De Mille durante un soggiorno in Sudafrica e me l’ha segnalato. Ne sono stata subito molto incuriosita, l’ho letto e ho deciso di pubblicarlo.

2. Il libro in questione, tra i più famosi nel suo paese di James De Mille, è stato pubblicato in Inghilterra per la prima volta in volume nel 1888 ma era ancora inedito in Italia. Per fortuna ci avete pensato voi di Marcos y Marcos (e vi ringrazio di cuore per questo) a pubblicarlo in Italia, ma soltanto lo scorso anno. La domanda, sorge allora spontanea: quali sono i motivi che vi hanno spinto a pubblicare un libro così “datato” per la prima volta nel nostro paese a distanza di più di un secolo?

Mi sono sempre piaciuti i libri di avventura, quindi fin dalle prime pagine il romanzo mi ha catturato con i suoi scenari di bonaccia, velieri, naufragio, tempeste e ghiacci. Ma il vero colpo di fulmine è scattato quando si approda finalmente nel paese degli adoratori del buio, della morte e della povertà. Mi è parsa una satira sociale così riuscita, piena di intelligenza e leggerezza, da essere perfettamente attuale, applicabile al nostro mondo, come accade sempre con un vero classico. Il finale è addirittura un colpo di genio, secondo me. È bello anche il commento dei lettori-personaggi a bordo del Falcon, l’occasione di fare il punto con le conoscenze dell’epoca. Insomma un piccolo tesoro sepolto in grado di incantarci e di aprirci gli occhi sulla nostra società. Poi ci sono le lotte con i mostri, e quel meraviglioso volo sull’immenso essere alato, la sensazione del decollo, della crociera: una descrizione incredibile da parte di uno scrittore che non poteva mai essere salito su un aeroplano…

3. Il lavoro con un testo di questo tipo dal punto di vista linguistico e strettamente tecnico deve essere stato sicuramente molto complesso ma anche interessante. Quali sono state le sfide più difficili da affrontate durante la fase di traduzione ed editing? Che tipo di approccio avete adottato?

Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame in origine è stato pubblicato a puntate su una rivista, come gli altri libri di De Mille. Non dimentichiamo che De Mille scriveva freneticamente per pagare i debiti di una disastrosa avventura imprenditoriale nel commercio libraio… all’epoca i romanzi a puntate erano molto seguiti, come adesso le serie televisive, e potevano rendere abbastanza denaro. La conseguenza però era che l’autore era costretto a ripetere spesso gli elementi che avrebbero consentito a chiunque di seguire la narrazione, anche a chi non partiva dall’inizio. Il lavoro più complesso, dunque, è stato ripulire il testo da queste ripetizioni, che avrebbero appesantito una lettura continuativa. Con un testo ormai fuori diritti, ho cercato poi di valorizzare le parti più forti, con tagli anche drastici di alcune ridondanze stilistiche. Infine ho lavorato sulla scorrevolezza della scrittura per rafforzare l’immediatezza di questa magnifica avventura.

4. C’è stata sintonia con il traduttore Pietro Polidori? Vi era già capitato di lavorare assieme?

Era la prima volta che lavoravo con Polidori, che a sua volta era alla prima esperienza di traduzione su un testo per giunta molto complesso. È stato necessario un editing radicale, come dicevo, e la collaborazione è stata piacevole e costruttiva.

5. Lei è una traduttrice bravissima e quindi non posso non farle queste due domande: com’è nata la sua passione per la traduzione? E soprattutto, riesce ancora a trovare il tempo di tradurre?

Come altri traduttori della mia generazione, ho cominciato ad amare la traduzione sui banchi del liceo, traducendo ogni giorno dal greco e dal latino, lasciando risuonare testi antichissimi e spesso meravigliosi nelle nostre parole di oggi. Per me è stata un’esperienza formativa fondamentale e mi dispiace vedere che a volte venga sacrificata a vantaggio di attività più pratiche, “più utili”; sacrificare la bellezza e la profondità a un’utilità immediata mi pare un grave impoverimento culturale. Mi sono laureata in legge, ma non ho mai abbandonato la traduzione. Quando stampavo i fogli della tesi in diritto civile, dall’altra parte stampavo la prima traduzione che mi hanno pubblicato; quando lavoravo in una multinazionale americana, la sera mi concedevo questo piacere “clandestino”. Ora, da editore, faccio sempre più fatica a trovare il tempo di tradurre, perché le altre attività editoriali sono frenetiche e appassionanti, ma ogni tanto lo devo fare, almeno una volta l’anno: è il mio esercizio spirituale, un viaggio nella mente di un altro.

6. Da lettrice, sono molto contenta di aver scoperto questo libro (come tanti altri del resto) grazie a voi. Avete in programma per il futuro, altre operazioni del genere?

Sono scoperte felici e sorprendenti, difficili da programmare, ma certamente io tengo occhi e orecchie ben aperti… Posso rivelarle però che ho appena ricevuto un messaggio con una nuova scoperta molto promettente!

Nell’attesa di maggiori informazioni su questa nuova scoperta, non ci resta che ringraziare ancora una volta Claudia Tarolo (e naturalmente Roberta Solari) aspettando la prossima intervista.

Carla De Felice

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