La meravigliosa lampada di Paolo Lunare – Intervista a Cristò Chiapparino
“La letteratura è una menzogna. Ogni storia è una finzione. Niente di ciò che avete appena letto è accaduto fuori da queste pagine. I personaggi non corrispondono a persone viventi o vissute, sono spiriti erranti, esistenze potenziali, funzioni narrative.
Se, quindi, dovesse sorgervi il sospetto di aver riconosciuto in qualche anfratto di questa novella la vostra vita, o quella di qualcun altro, siate certi che si tratta di una coincidenza.”
La meravigliosa lampada di Paolo Lunare è il nuovo romanzo di Cristò Chiapparino pubblicato dalla casa editrice pugliese Terrarossa edizioni.
In occasione dell’anniversario di matrimonio, Paolo vuole stupire sua moglie Petra fabbricando appositamente per lei una lampada che riproduca la luce solare per compensare il buio dell’inverno. Non è un grande esperto di elettronica ma ce la mette tutta e dopo nottate su nottate in solitudine per portare a termine la missione, con grande sorpresa, la lampada non solo si accende, ma si rivela dotata di un potere magico inaspettato. La storia diventa lo spunto per una profonda e intensa riflessione sull’amore, la vita e la morte, la paura e le bugie che raccontiamo per istinto di sopravvivenza o di difesa, il rimorso che ci assale nei momenti più impensabili. Il tutto racchiuso in poco più di 100 pagine, con la poesia, la semplicità e l’ironia che sono tra le caratteristiche principali della penna dello scrittore Cristò Chiapparino. Sono fermamente convinta che Cristò sia uno dei migliori scrittori italiani contemporanei, capace di incantare qualsiasi lettore e dopo aver letto in anteprima questo romanzo, ho deciso di fare quattro chiacchiere con l’autore per scoprirne qualcosa di più.

La meravigliosa lampada di Paolo Lunare, Cristò, Terrarossa edizioni
Ciao Cristò, benvenuto nell’acquario di Una banda di cefali. Parto con una premessa: scrivere una recensione di questo libro o anche fare domande a riguardo senza spoilerare è veramente difficile ma ci provo. Nella Meravigliosa lampada di Paolo Lunare sei riuscito a racchiudere, in poco più di 100 pagine, tutta una serie di riflessioni sulla vita, la morte, le relazioni di coppia, la letteratura, la sincerità. Da dove è nata l’idea alla base di tutto?
L’idea di base nasce dalla lampada e dal suo straordinario potere ma, all’inizio, nella mia testa il libro era completamente diverso. È stato parlando con un mio caro amico, nonché grande lettore e ottimo libraio, che l’idea ha preso forma: gli raccontai della lampada e di cosa volevo scrivere e lui mi rispose che a lui interessava di più conoscere la storia dell’inventore della lampada e come quella invenzione avrebbe stravolto la sua vita. Devo quindi ringraziare il mio amico Arcangelo per aver fatto chiarezza sulla mia storia.
La meravigliosa lampada di Paolo Lunare è un libro che una volta aperto è difficile da chiudere. Io ho dovuto interromperlo a metà e ti assicuro che continuavo a pensarci e non mi sono data pace fin quando non l’ho terminato. Mi chiedevo allora: l’hai scritto di getto oppure è stato frutto di un processo più lungo e ragionato?
È stata una scrittura abbastanza veloce rispetto ai miei standard. Diciamo che ci ho messo poco più di un anno a completare la prima stesura. Ho dovuto fermarmi tre o quattro volte per ragionare su cosa stavo scrivendo e su quale fosse il percorso dei personaggi. Non conosco mai i finali delle storie quando inizio a scriverle.
Cosa puoi dirmi invece sui due protagonisti? I nomi Petra e Paolo non sembrano affatto una scelta casuale. Chi dei due è nato prima e a quale ti senti più vicino?
È nato prima Paolo Lunare, lui è nato prima ancora della sua lampada. Poi Petra, quasi subito, al suo fianco. Non saprei scegliere tra i due, non mi somigliano ma voglio bene a entrambi.
Paolo Lunare inventa questa lampada che ha dei poteri magici (e non diremo quali, naturalmente). Se tu, Cristò Chiapparino, potessi inventare una lampada magica, quale potere vorresti che avesse?
Come dice uno dei più grandi eroi letterari del Novecento, cioè Spiderman, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” e quindi preferirei una bella lampada antica senza poteri da mettere sulla mia scrivania disordinata.
Perdonami la domanda un po’ marzulliana ma uno dei punti focali del tuo romanzo è quello della menzogna. Perché, secondo te, noi mentiamo così spesso?
Perché è inevitabile. Lo facciamo molto spesso in buona fede, per evitare di far male con scomode verità. E poi in fondo il confine tra verità e menzogna è più sfumato di come lo immaginiamo. In fondo mentiamo ogni volta che parliamo o scriviamo perché il linguaggio è una semplificazione della complessità del reale. In definitiva la verità è indicibile.
La tua scrittura ha sempre il grande potere di rendere belle e poetiche anche le immagini più tetre e oscure. Accade qui (ma non lo possiamo dire) allora faccio come altro esempio quello della Carne. Quali sono le tue letture e le tue ispirazioni letterarie?
Per questo libro i riferimenti sono più che altro novecenteschi: su tutti Pirandello, ma anche Landolfi e Buzzati. Diciamo che mi interessa molto la forma letteraria della novella italiana del Novecento; la trovo molto attuale.
Ogni volta che leggo un tuo libro, me lo immagino sempre come un film o una serie TV. La carne, ad esempio, l’ho immaginata come una bellissima miniserie targata HBO o Restiamo così quando ve ne andate come un film di qualche regista esordiente italiano. La meravigliosa lampada di Paolo Lunare, invece, l’ho immaginata ambientata in qualche paese del Nord Europa. Hai mai pensato di scrivere una sceneggiatura per una serie TV o un film o hai mai immaginato che un tuo libro lo diventasse? E hai pensato anche a qualcuno del cast?
Mi piacerebbe molto scrivere una sceneggiatura ma prima dovrei studiare molto. Il romanzo, la serie TV e il film sono il risultato di diversi linguaggi. Sugli attori preferisco non rispondere perché ho grandi difficoltà a ricordarne i nomi. Davvero!
Dopo Marzullo mi sento di scomodare anche Antonio Lubrano per dirti che la prossima domanda sorge spontanea: che ruolo ricopre il mondo del cinema e delle serie TV nella tua scrittura?
In realtà abbastanza marginale, anzi cerco sempre di non mischiare i linguaggi. Credo che nella mia formazione abbia avuto più importanza il teatro. Mio padre era un formidabile attore teatrale e quando ero bambino andavo spesso a vederlo recitare. In più ho avuto la fortuna di vedere grandissimi attori in scena. Assistere da bambino a uno spettacolo di Carmelo Bene, per esempio, non può non lasciare il segno.
Ultima domanda di rito. Progetti in cantiere? (Non per metterti ansia, ma lo chiedo perché già non vedo l’ora di leggere il prossimo.)
Ho qualche idea che mi frulla nella testa, ma non ho ancora cominciato a scrivere un nuovo libro. Vediamo che succede!
Intervista a cura di Carla De Felice



